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Chiesta condanna a sei anni per Antonello Antinoro, ex Udc

Chiesta condanna a sei anni per Antonello Antinoro, ex Udc

E' accusato di aver incontrato prima delle elezioni del 2008 esponenti di un clan palermitano per stringere un accordo elettorale

Chiesta condanna a sei anni per Antonello Antinoro, ex Udc

 PALERMO - Il pg Nico Gozzo ha chiesto la condanna a sei anni per Antonello Antinoro, ex politico siciliano dell'Udc, accusato di aver incontrato prima delle elezioni del 2008 esponenti di un clan palermitano per stringere un accordo elettorale. In primo grado gli erano stati inflitti due anni e due mesi.

 

In Tribunale cadde, infatti, l'ipotesi che il reato fosse aggravato dall'agevolazione di Cosa nostra. Poi però in appello l'aggravante fu nuovamente contestata e l'ex deputato fu condannato a sei anni, sentenza poi annullata dalla Cassazione dopo l'entrata in vigore della nuova norma sul voto di scambio che ha sì esteso l'ambito di applicazione, prevedendo oltre al denaro anche "altre utilità" come contropartita per il procacciamento di voti, ma ha pure previsto espressamente che i voti vengano procurati con "modalità mafiose", restringendo così la fattispecie, e che ci sia la piena consapevolezza dell'imputato della statura criminale dei mafiosi.

 

  Secondo il pg, ci sarebbero i presupposti per condannare Antinoro per voto di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter codice penale). La ricostruzione dell'accusa si basa su due incontri avvenuti a marzo e aprile del 2008, prima dello svolgimento delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea regionale e del Parlamento, tra Antinoro e alcune persone, all'epoca incensurate, ma sospettate di essere legate a Cosa nostra: Agostino Pizzuto, Antonino Caruso, e Vincenzo Troia.

 

Nel corso di quegli incontri Antinoro avrebbe promesso e poi pagato una somma compresa tra i 3.000 e i 5.000 euro. Un  collaboratore, Michele Visita, ha detto di aver partecipato a quegli incontri elettorali in cui si sarebbe stretto il patto e consegnata la mazzetta. Per Antinoro, il pagamento era un compenso per servizi di attacchinaggio in campagna elettorale.

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