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Sbarcato a Pozzallo e ritenuto pericoloso

Sbarcato a Pozzallo e ritenuto pericoloso Ecco i segreti del siriano col «diploma» Isis

Nel suo cellulare foto, video e messaggi inneggianti la Jihad

Sbarcato a Pozzallo e ritenuto pericoloso Ecco i segreti del siriano col «diploma» Isis

RAGUSA. «Allah è grande, ma Isis di più». È il messaggio Whatsapp in uno dei nove telefonini con i quali Mourad El Ghazzaoui, lo scorso 4 dicembre, sbarcò a Pozzallo. Una frase inneggiante al Califfo, uno dei tanti brandelli di fanatismo raccolti nel porto siciliano che, in tutto il 2015, ha accolto oltre 140mila sbarchi. Ma che il ventunenne siriano non sia uno di quelli che si fa soltanto i selfie imbracciando il kalashnikov, lo si era capito già all’epoca. Quel giorno, gli agenti della Digos iblea, guidata da Vinzy Siracusano, capirono che «non era come gli altri». Dall’analisi dei suoi cellulari è poi venuto fuori tutto il resto.

Secondo la Dda etnea (indagine condotta dal sostituto Carmelo Zuccaro e coordinata dal procuratore Michelangelo Patanè), che ha disposto il fermo di El Ghazzaoui, poi convalidato dal gip di Catania, Daniele Monaco Crea, c’è «l’inequivoca conferma» che l’indagato per terrorismo internazionale appartenga all’«organizzazione con finalità terroristiche».

Anche perché è lo stesso giovane siriano, interrogato, ad ammettere di appartenere ai “Martiri di Daraa”, una «formazione siriana» ritenuta «affiliata, per ideologia e metodi di lotta adottati, alla organizzazione terroristica Isis».

Non è che avesse altra scelta, prima di avvalersi della facoltà di non rispondere. Perché la polizia postale, soprattutto in due dei cellulari sequestrati, ha trovato immagini e video, oltre che di bandiere e simboli, anche di Abu Naden Mofid, «ritenuto il capo dei “Martiri di Daraa” e militante dell’Isis». Che, in ben quattro delle foto rinvenute nella sim di El Ghazzaoui, «posa brandendo armi da guerra e con indumenti connotati dall’organizzazione».

Un altro elemento decisivo sono i file audio di WhatsApp, scambiati dal siriano arrestato con un profilo intestato a tale “Mofid”, che la Digos di Ragusa identifica come «capo di un battaglione armato». E poi quella “carta gialla”, svelata da Repubblica. La Digos di Ragusa, infatti, fra le altre cose sequestrò a questo migrante, che «appariva subito nervoso e sospettoso di chiunque gli chiedesse la sua identità», un “passaporto” dell’Isis. O forse sarebbe più corretto definirlo una sorta di diploma.

Un certificato che prova la fedeltà e la qualità della formazione, utile anche come “carta di credito” nell’interminabile tragitto dalla Siria alla Svezia. Già, perché anche per Mourad la Sicilia era una tappa intermedia. Da affrontare portando in tasca delle referenze di un certo tipo.

«Vi informiamo che il nominato fratello Mourad El Ghazzaoui degli abitanti del reame di Svezia ha partecipato al corso di redenzione e lo ha superato con livello buono. Pertanto - si legge nel foglio - abbiamo rilasciato questo titolo che dimostra che non è credente e vieta la sua lapidazione, crocifissione o sodomia».

In calce un timbro con il simbolo dello Stato del Califfo. E la validità del documento - tre mesi - che potrebbe far ipotizzare due diversi scenari: una scadenza per coprire un viaggio comunque lungo e pieno di imprevisti, o magari un periodo di presenza più breve per poter incontrare, con la patente di miliziano in tasca, gli «abitanti dello stato/reame al Sawed», ovvero la comunità jiahdista del Nord Europa.

Con una precisa avvertenza per il fortunato possessore: «Sono previste punizioni per il soldato del Califfato nel caso in cui è dimostrato che sia tornato a essere peccatore e richiedente la libertà». Il presunto terrorista siriano è stato intercettato dalla rete di sicurezza delle nostre coste. Un sistema ben collaudato, che vede in prima linea la Questura di Ragusa, la Digos e la Mobile, il cui lavoro è riconosciuto a livello nazionale per efficacia e qualità. Le stesse caratteristiche, a monte, garantite dalla Dda di Catania, ormai “specialista” - dal punto di vista delle indagini e della gestione in punta di diritto dei reati - in materia di immigrazione.

Nelle sim dei telefonini anche «le immagini di passaporti e permessi di soggiorno rilasciati da Nazioni europee, in corso di validità e relativi a numerosi soggetti» tra cui lo stesso giovane siriano. Tutti elementi, che per i pm catanesi «corroborano la conclusione circa l’attualità della partecipazione dell’indagato ad organizzazione con finalità terroristica».

Ci sono fotografie e video di lui che addestra piccoli aspiranti jihadisti (talvolta picchiandoli o addirittura mutilandoli), ma anche scene di persone decapitate e di esplosioni. Altri elementi che gli investigatori ritengono «significativi» sono le immagini di ticket emessi dal Ministero dei Viveri e del commercio interno, sedicente istituzione del Califfato sconosciuta in quasi tutti gli Stati musulmani “veri”, invece istituita nella capitale, Raqqa.

Insomma, ce n’é abbastanza per considerare il migrante sbarcato a Pozzallo a bordo della “Burbon Argos” un jihadista a tutti gli effetti. Tant’è che il gip ha convalidato il fermo. El Ghazzaoui si trova nel carcere di Reggio Calabria. Le indagini, però, non si fermano. E toccano (anche) più parti della Sicilia. twitter: @MarioBarresi

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