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Nessun inchino ma processione deviata e la Procura di Caltagirone apre un'inchiesta

Nessun inchino ma processione deviata e la Procura di Caltagirone apre un'inchiesta

Nessun inchino ma processione deviata e la Procura di Caltagirone apre un'inchiesta

CALTAGIRONE. La Procura di Caltagirone ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati, ma che potrebbe avere presto i primi iscritti, per accertare eventuali responsabilità che hanno portato, durante la processione del Venerdì Santo a San Michele di Ganzaria, a fare un presunto omaggio al boss Francesco “Ciccio” La Rocca, da 11 anni detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Asti.

Il reato ipotizzato è turbativa dell’ordine pubblico, ma potrebbe esservi pure quello di interruzione di manifestazione religiosa. I riflettori degli inquirenti sono puntati, in particolare, sul comportamento dei portatori del fercolo del Cristo Morto (17 persone), ma non si esclude di verificare pure gli atteggiamenti di altre persone. Non c’è stato l’inchino. «Ma il fatto stesso che si sia deviato il percorso della processione - commenta il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera - è inconcepibile. Si tratta di una situazione anomala. Dobbiamo capire cosa è accaduto veramente e se ci sono eventuali responsabilità. Ho delegato le indagini ai carabinieri, che mi consegneranno una relazione sull’accaduto». I militari dell’Arma avevano avuto sentore di possibili iniziative del genere tanto è vero che c’erano carabinieri in borghese a seguire la processione con telecamera e macchina fotografica. Da riprese e scatti si risalirà all’esatta dinamica e identità delle persone coinvolte che potrebbero essere denunciate e indagate.

I passaggi “incriminati”, in particolare, sarebbero tre: quello in cui è stato deciso l’improvviso mutamento del tragitto, con l’urna del Cristo Morto che, dalla piazza Vittorio Emanuele, è stata fatta salire per la via Umberto accompagnata da un applauso; quello in cui, lungo la stessa via Umberto, ad alcuni giovani portatori si sarebbero sostituiti, nel reggere in spalla il fercolo, alcuni soggetti noti alle forze dell’ordine e, infine, quello in cui è scattato un altro applauso, condito da scene di esultanza, quando l’urna ha raggiunto la piazza Monte Carmelo, dove si trova la casa dei familiari di La Rocca col tipico drappo che adorna i balconi quando si attende il passaggio di una processione.

Durante la serata ci sono state altre deviazioni rispetto all’itinerario ufficiale, ma per gli investigatori si sarebbe trattato, in realtà, del tentativo di “mascherare” la sortita precedente. Il sindaco Gianluca Petta, che ha preso le distanze dalle deviazioni dal tragitto ufficiale togliendosi la fascia, tiene però a precisare che le tensioni si sarebbero potute evitare, forse, tenendo più in considerazione la tradizione popolare: «Non è un’ordinanza comunale, tuttavia, che autorizza la processione, ma è l’autorità ecclesiale, in quanto organizzatrice, ad approvare e proporre il percorso e la questura ne prende atto, predisponendo le direttive per il servizio di ordine pubblico».

«Nessun Cristo morto ha omaggiato i boss - afferma Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili -. È stata la mafia che ancora una volta ha compiuto un gesto contro il carcere duro, per l’annullamento del quale è venuta fino a Firenze ad ammazzare i nostri figli la notte del 27 maggio 1993 con il consenso di troppi».

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