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San Michele di Ganzaria, processione deviata

San Michele di Ganzaria, processione deviata La Procura mette sotto inchiesta 17 portatori

Alt plateale, “staffetta” e urla: così la vara del Cristo deviò il percorso 

E nel video dei carabinieri segnalati alcuni soggetti a "rischio" VIDEO

San Michele di Ganzaria, processione deviata La Procura mette sotto inchiesta 17 portatori

CALTAGIRONE. Per ora soltanto i portatori del fercolo del Cristo Morto. Sono 17, molti dei quali giovanissimi, gli indagati per turbativa dell’ordine pubblico. Ma si stringe il cerchio anche su congiunti e amici del boss, fra i quali anche un uomo definito «decisivo» nel «raccordo» fra fedeli e familiari. E su questo versante, entro la settimana, arriveranno quelli che a Caltagirone definiscono «sviluppi molto interessanti». Lo strano caso della processione “deviata” a San Michele di Ganzaria diventa un’inchiesta giudiziaria a tutto tondo. Adesso, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati delle prime 17 persone, si va oltre. Con almeno un’altra decina di persone coinvolte.

 

E l’intento di «accertare fatti che appaiono di una gravità inaudita», ammette senza mezzi termini il procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera. Che ieri mattina ha trovato sul tavolo una prima informativa dei carabinieri. Tre pagine, una relazione molto sintetica. E soprattutto una “chiavetta” con dentro foto e video, una sorta di hightlight di tutto il materiale raccolto dal Nucleo operativo di Caltagirone. Lo scorso 25 marzo non c’è stato un “inchino” davanti all’abitazione di Francesco La Rocca (78 anni, condannato all’ergastolo per reati di mafia e recluso in regime di carcere duro), ma per il procuratore Verzera, che conduce l’indagine assieme al sostituto Anna Andretta, ce n’è abbastanza per considerare l’accaduto «ancor più grave».

Il riferimento è agli elementi contenuti nei filmati. Su alcuni la Procura di Caltagirone ha già le idee chiare: la processione sarebbe stata deviata «per volere di un gruppo di persone», le quali avrebbero «disposto che il fercolo del Cristo Morto prendesse la direzione di casa della famiglia La Rocca». Anche perché, riflettono gli inquirenti, «s’è lasciato che centinaia di persone, fra cui il sindaco e il prete, attendessero per oltre un’ora (dalle 19,30 in poi, ndr) un cambiamento di programma con lunga sosta, di circa 30 minuti, nella piazza adiacente all’abitazione dei La Rocca». Una scelta che, secondo decine di fedeli e cittadini, è invece legata a una «rivolta di popolo» contro la scelta del parroco di accorciare il secolare percorso.

 

 

E l’applauso a “domicilio”? «Gioia e commozione» per aver riportato la varetta in uno dei quartieri esclusi. Ma le prove raccolte dai carabinieri portano la Procura a valutare alcuni «elementi discordanti» con questa versione. E qui si arriva al contenuto dei video, che La Sicilia è nelle condizioni di ricostruire. Il momento-clou arriva intorno alle 19,30. Quando la processione arriva all’incrocio fra piazza Vittorio Emanuele e via Umberto, all’inizio della ripida Salita che conduce alla casa del boss. Nelle immagini si distingue con una certa nitidezza il gesto di un uomo, «un anziano congiunto di un soggetto ritenuto un affiliato al clan».

Costui appoggia platealmente una mano sul simulacro e pronuncia una frase ancora non decifrata. Il messaggio sembra chiaro: «Dobbiamo girare di qua». È a questo punto che scatta il primo applauso. Ed è qui che avviene - secondo la tesi di chi indaga - la “virata”. Che, fanno notare a Caltagirone, riguarda soltanto il fercolo del Cristo Morto e non gli altri tre in processione, i quali restano fermi. A questo punto le riprese si interrompono. Per ripartire, qualche minuto dopo, con uno scenario alquanto diverso. Nel nuovo spezzone, infatti, sotto la vara che procede verso piazza Monte Carmelo per alcuni minuti non ci sono più i giovani portatori, ma «altri soggetti di interesse investigativo».

Tra i quali l’anziano che era stato così “convincente” nell’ottenere il cambio di percorso. Si arriva alla scena madre. La varetta arriva in piazza, davanti alla casa di La Rocca, con tutte le stanze illuminate e «un drappo rosso tipico delle cerimonie religiose» sul balcone. Un dettaglio, quest’ultimo, che porta i pm di Caltagirone a ipotizzare che l’omaggio al boss «fosse previsto, se non addirittura programmato». I carabinieri immortalano «scene di giubilo, con urla e applausi». E colgono un altro particolare: una figura femminile, che si identificherebbe nella moglie del mafioso ergastolano. Dapprima in penombra, dietro una porta-finestra. Poi, raccogliendo l’invito di alcuni, la donna scende. Proprio quando il simulacro è fermo sotto casa. Qualche attimo, perché poi sembra che qualcuno, accorgendosi delle fotocamere “indiscrete”, voglia proteggerla.

Infatti, poco dopo, scompare dall’inquadratura. Soltanto dopo tutto ciò - secondo questa ricostruzione - arriverebbe la parte più “sincera” dell’esultanza popolare. Scene che, a onor del vero, si ripeteranno in altri quattro punti del percorso, con le deviazioni a furor di popolo in ossequio allo storico percorso. Ma senza lo «stesso trasporto» visibile davanti alla casa del boss. E soprattutto - sempre secondo gli investigatori - senza più «quei soggetti identificati come contigui alla famiglia La Rocca».

Immortalati dai video come i protagonisti di oltre un’ora di processione “autogestita”. Un omaggio ammesso anche da Rosaria La Rocca, una delle figlie di Francesco, che, su Facebook, si compiace di«quel bellissimo e caloroso applauso dinanzi casa mia, molto commovente ed emozionante per dimostrare che mio padre è un grande uomo». Il post, assieme ad altri sfoghi di familiari e amici sui social network, è stato notato e stampato. Ed è già dentro quella carpetta sulla scrivania del procuratore.

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