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Via Crociferi patrimonio Unescoscempiata dagli abusi

Via Crociferi patrimonio Unesco scempiata dagli abusi

Gazebo non autorizzati a servizio di pizzerie e ristoranti nella rinomata strada nel centro storico di Catania. Mentre le belle chiese del posto restano chiuse ai turisti

Via Crociferi patrimonio Unesco scempiata dagli abusi

Catania - Passeggiare la sera in via dei Crociferi è un colpo al cuore: splendida e degradata. Sembra incredibile che un luogo tanto bello, ricco di architetture e di storia, sia abusato e scempiato senza che i cittadini e le istituzioni si ribellino e lo impediscano. E dire che è una delle zone di maggiore attrazione culturale e turistica di Catania e, come tale, andrebbe tutelata e valorizzata, tanto più che l’Unesco ha dichiarato questa strada Patrimonio dell’Umanità. Un riconoscimento importante, ma reversibile, se il bene non viene custodito e rispettato come richiesto dall’organismo internazionale. E via Crociferi non lo è, soprattutto la sera, quando la strada è usata in maniera selvaggia come spazio per la movida. La violazione più appariscente è un grande gazebo che la sera viene montato davanti alla scalinata della chiesa di San Camillo, a pochi passi da Villa Cerami, oggi sede della facoltà di Giursprudenza.

 

 

Una tenda in stile arabo che ostruisce il percorso sulla piazza-sagrato impedendo la vista della facciata della chiesa. Una struttura mobile che viene «alzata» la sera per ospitare decine di avventori dell’attiguo ristorante-pizzeria. Un uso volgare e improprio di una strada d’arte. E non è il solo. Altre strutture più piccole, ma similari, si vedono lungo la via prima dell’incrocio con la salita di San Giuliano, e in piazza San Francesco d’Assisi sul marciapiedi antistante la chiesa di San Francesco all’Immacolata. Non solo. Nel tratto tra via di San Giuliano e l’arco delle Benedettine, a fianco dell’ex collegio dei Gesuiti, sono state aperte delle paninerie che, fino ad un recente passato, occupavano abusivamente il suolo pubblico con decine di tavoli e sedie. Sono state diffidate dal farlo, ma usano l’esterno come deposito per sedie impilate e per grandi contenitori d’immondizia.

 

Per non parlare delle moto e delle auto che ancora violano il divieto di transitano.Com’è possibile che tutto questo sia tollerato? E perchè? La sovrintendente Fulvia Caffo è drastica. «Il grande gazebo davanti alla chiesa di San Camillo è illegittimo: non è autorizzato e non lo autorizzeremo mai. Ho già fatto la segnalazione al Comune, ma non ho ancora ottenuto risposta». Di quello a San Francesco all’Immacolata non sa sia stata data autorizzazione in precedenza, farà controllare. Intanto mette alcuni punti fermi. «Nel piano sull’uso temporaneo del suolo pubblico, recepito con un atto della Giunta, per quanto riguarda via dei Crociferi abbiamo dato delle prescrizioni precise. 

 

In piazza San Francesco è possibile esporre soltanto tavolini e sedie, ma senza uso di ombrelloni; da qui all’arco delle Benedettine è vietato anche l’uso di tavolini e sedie; mentre nel tratto da via di San Giuliano a Villa Cerami è possibile l’uso di tavolini, sedie e ombrelloni, ma i gazebo non rientrano in questa tipologia».E l’assessora alle Attività produttive e al commercio conferma che nessuna autorizzazione è stata data. Ma allora perché tanti abusi? Perché i vigili urbani non “vedono”, non denunciano, non impediscono? Secondo la sovrintendente il problema va affrontato, e risolto, a monte. «Autorizzare attività commerciali in luoghi non compatibili è un errore. Gli spazi interni nelle botteghe sono angusti e inevitabilmente gli esercenti si proiettano all’esterno. Qui bisognerebbe autorizzare botteghe d’arte e artigianali». «Conciliare le esigenze degli operatori e la tutela del patrimonio architettonico si può - assicura l’assessora Angela Mazzola -. Basta regolamentare gli spazi».C’è poi il grande problema della fruizione dei capolavori che si aprono sulla strada. Il Collegi dei Gesuiti, con i suoi splendidi cortili, è in fase di ristrutturazione e così pure il convento dei Crociferi. La chiesa di San Francesco Borgia, da quando è gestita dalla sovrintendenza, è aperta e spesso ospita mostre, così pure la chiesa della Benedettine.

 

La chiesa di San Camillo, ora affidata ai cavalieri mercedari, è officiata e vi si tengono convegni, concerti e incontri, ma è chiusa alla fruizione dei turisti. Per non dire della chiesa di San Giuliano, dove ora sono in corso lavori di restauro, affidata ai cavalieri di Malta e sbarrata al punto che, dopo aver cercato di impedire l’ingresso agli artisti per il «concerto delle campane» che si è tenuto il 19 marzo scorso, caso unico in città, è stato chiesto loro di pagare l’accesso per un’iniziativa collettiva e senza fini di lucro. E dire che queste due ultime chiese, dall’Unità d’Italia, sono di proprietà dello Stato, del Fondo edifici del culto (Fec), date in concessione alla Curia per usi religiosi. E, però, sono beni pubblici, opere d’arte che, con la strada si cui si aprono, sono dichiarate Patrimonio dell’Umanità. Non possono restare sbarrate. E’ incomprensibile, inaccettabile. E’ giunto il momento che le istituzioni civili affrontino la questione con la prefettura che gestisce il beni del Fec per conto dello Stato.

Pinella Leocata                                            

 

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