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Il San Domenico non va allo sceicco Se lo è comprato Giuseppe Statuto

Il San Domenico non va allo sceicco Se lo è comprato Giuseppe Statuto

L'immobiliarista ha prevalso con un'offerta di 52,5 milioni presentata all’ultimo momento. Beffato Hamad bin Jassim Al-Thani

Il San Domenico non va allo sceicco Se lo è comprato Giuseppe Statuto

Clamorosa sorpresa dell’ultimo momento: l’albergo San Domenico di Taormina è stato aggiudicato non più allo sceicco Hamad bin Jassim Al-Thani della famiglia reale del Qatar, bensì a Giuseppe Statuto, il più grande immobiliarista italiano. Lo sceicco aveva offerto 52,3 milioni e Statuto ha rilanciato offrendo 200 mila euro di più, 52,50. Si capiva che c’era qualcosa nell’aria perché l’avvocato Giorgio Lener, incaricato anche della liquidazione dei sei alberghi siciliani di Acqua Marcia che fanno riferimento a Francesco Bellavista Caltagirone, non si decideva a ufficializzare la vendita allo sceicco qatariota.

In realtà stava aspettando l’ultima decisiva offerta di Giuseppe Statuto, proprietario di strutture di pregio, come il Danieli di Venezia gestito dal gruppo Starwood, il Four Season di Milano nel cuore del quadrilatero della moda e il Mandarin e l’hotel Duomo, sempre a Milano. La famiglia di Statuto è arrivata a Roma in tempi abbastanza recenti proveniente dall’agro aversano, Casaluce, dove il padre Raffaele era un appaltatore.

Alla sua morte avvenuta nel 1992, le redini dell’azienda sono passate a Giuseppe e non al fratello più grande di tre anni che si dedica alla ristorazione. Alla fine del 2001 l’immobiliare degli Statuto che si chiama «Michele Amari», era una piccola società che fatturava 79 milioni di euro. Poi una crescita milionaria anno dopo anno. con lo sbarco nella Milano del mattone. La sua carriera è stata fulminante con incroci con i costruttori romani Gaetano Caltagirone e Alfio Marchini, e la «consulenza politica» di Casini, genero di Caltagirone.

La cronaca si occupa di lui nel 2003 come raider che ha già comprato un pacchetto di Bnl per un controvalore di 60 milioni, pari all’1,6%. Lui dice di avere rastrellato le azioni sette mesi prima, cioè un mese prima di avere chiuso l’accordo con Lehman Brother Real Estate Partners, dunque quando in teoria i soldi non li aveva. Come gli sia venuto in mente di giocarsi tanti soldi non lo ha mai rivelato perché è un tipo riservato che fa affari con colpi straordinari. Il suo sistema è abbastanza semplice: lui compra, si fa finanziare la ricostruzione da una banca e rivende a una società a prezzo molto maggiore. E’ successo a Milano dove Statuto ha rilevato l’albergo Duomo dalla famiglia bolognese Marabini e lo ha girato alla banca Italease. Cosa vorrà fare del San Domenico non si sa.

Lo rivenderà allo sceicco? Giuseppe Statuto è serio, elegante, riflessivo e si muove benissino anche nel mondo bancario. Se ha soffiato il San Domenico allo sceicco qatariota - che pure è un tipo tosto avendo acquistato la Costa Smeralda dall’Aga Khan - si vede che punta sulla capitale del turismo siciliano. Il San Domenico è l’albergo siciliano più prestigioso, più carico di storia per essere stato un convento domenicano del Settecento. Le celle dei monaci sono state trasformate a suo tempo in splendide stanze con vista sui favolosi giardini.

Ora restano ancora in vendita cinque hotel della galassia di Francesco Bellavista Caltagirone, e cioè il Des Etrangers di Siracusa, l’Excelsior di Catania, e le Palme, Villa Igiea e l’Excelsior di Palermo, ciascuno con il suo prezzo di listino. Può darsi che Statuto li valuti con interesse. Ma ci sarà un nuovo advisor per Acqua Marcia, la Coldwell banker.

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