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Catania, lavori all'ex Molino Santa Lucia

Catania, lavori all'ex Molino Santa Lucia, in Corte di Appello arriva l'assoluzione bis

Prosciolti dirigenti di Acqua Marcia e un ex ingegnere del Comune

Catania, lavori all'ex Molino Santa Lucia, in Corte di Appello arriva l'assoluzione bis

Catania -  Nella sostanza sentenza confermata. Assolti anche dai giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello i cinque imputati a giudizio per la vicenda legata all’ex mulino di Santa Lucia,  (zona Porto-piazza Alcalà) acquistato e trasformato in uffici dalla società dell’imprenditore Caltagirone, “Acqua Marcia”, nel frattempo poi fallità.

 

 Una vicenda che vide imputati per abuso d’ufficio e reati edilizi l’ex amministratore delegato di “Acqua Marcia” Giovanni Beneduci, Maurizio Pennesi, Giovanni Cervi, Vito Paladino, ex ingegnere capo del Comune di Catania, tutti difesi dall’avvocato Trombetta e Mario Gioacchino Arena, ex avvocato capo dell’Ente, rappresentato dall’avvocato Fiumefreddo. I cinque erano già stati assolti in primo grado il 7 Maggio 2013. Paladino e Beneduci nel frattempo sono deceduti e per loro i giudici hanno usato la classica formula del “non doversi procedere per estinzione del reato per morte del reo”. I giudici d’appello hanno confermato il resto della sentenza di primo grado, con la grande struttura che resta libera da vincoli e non può quindi essere soggetta a confisca.

 

Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni. Risolto l’aspetto giudiziario resta il nodo di cosa accadrà adesso al grande edificio acquistato nei primi anni del 2000 dalla società immobiliare “Acqua Marcia” per essere ristrutturato e trasformato e il cui iter è stato quanto mai tormentato fino a essere tra la fine del 2008 e i primi del 2009, poi sottoposto a sequestro, rimanendo nel frattempo “immobilizzato”. Venne acquistato per farne uffici, poi si tentò una variante per trasformarlo in albergo.

 

L’ipotesi fu rigettata e quindi bocciata. Si optò così per il primo progetto che prevedeva uffici, fino all’intervento della magistratura che prima indagò e poi sequestrò l’immobile. Per circa sette anni la grande struttura, quasi tutta riqualificata, è rimasta chiusa ma sottoposta all’azione dei vandali.  Secondo alcune stime fatte durante vari sopralluoghi dai legali della proprietà, i danni ammonterebbero a tre e quattro milioni di euro. All’interno infatti, abbattuti numerosi muri e tramezzi, sono stati portati via vetri, infissi e quant’altro asportabile. Padroni di quello che era stato ipotizzato come una sorta di centro direzionale nel cuore della città, sono rimaste le banche, che dovranno trovare una soluzione per rendere appetibile l’immobile  che al suo interno possiede uno spazio per il parcheggio di oltre duecento  auto.    

Orazio Provini                                                             

 

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