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Il presidente Mattarella e la rinascita di Noto capitale del turismo

Il presidente Mattarella e la rinascita di Noto capitale del turismo

Il presidente Mattarella e la rinascita di Noto capitale del turismo

NOTO. Cadere e rialzarsi. Di più: affondare e riemergere; essere feriti, quasi a morte, e rinascere. Tornando come prima. Meglio di prima. La lezione della cattedale di Noto, forse, non l’abbiamo imparata. Magari perché non l’abbiamo mai ascoltata davvero. Infognati, come siamo, nella novena quotidiana intonata da scandali, mazzette come unica moneta per fare le opere, eterne incompiute e sprechi milionari. E quando oggi - nel giorno in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arriva nella capitale del Barocco in una visita sobria e, dicono qui, fors’anche sin troppo rapida - ci risvegliamo davanti a questa Grande Bellezza, magari è bene riavvolgerlo, il nastro.

Per raccontare com’è stato possibile questo piccolo grande miracolo siciliano. Ma anche italiano, con un po’ di quella grandeur che non guasta, nei giorni speciali. Poi bisogna portarlo avanti, lo stesso nastro. Guardare oltre. Capire cosa può diventare Noto, con la cattedrale di San Nicolò - oggi basilica - finita. Con ciò che sta attorno. Con ciò che sta succedendo e che può succere. Il presidente Mattarella arriva oggi alle 11, accompagnato dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

E, oltre alle autorità, troverà ad accoglierlo una cattedrale che non ha bisogno di vestirsi a festa. Perché basta lasciarsi addosso l’abito di tutti i giorni per sembrare meravigliosa. Il colpo d’occhio, appena arrivi sotto la scalinata, è soprattutto un gioco di luci e di colori. Al netto delle timide nuvole che presidiano il cielo della vigilia. Dopo aver dribblato un paio di ambulanti di palloncini (piuttosto aggressivi) ci arrampichiamo per la ripida scalinata. Siamo davanti all’ingresso principale. «Quando ci fu il crollo della cupola, quella maledetta notte del 13 marzo 1996, non potemmo nemmeno entrare qui. Avevamo paura, non sapevamo cosa avremmo trovato dentro. Appena entrati, assieme al vescovo di allora, scoppiammo a piangere... “Chissà se ce la faremo? ”, ci chiedemmo disperati».

Corrado Di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio, docente in pensione, oggi è il responsabile degli affari economici della cattedrale, ma da sempre è l’anima “laica” di questo luogo. E ora ha trovato una risposta a quella domanda: «Ce l’abbiamo fatta! ». Ma «non siamo stati bravi a raccontarla, questa storia a lieto fine». Proviamoci. Dicendo che sono stati spesi, fino all’ultimo centesimo, tutti i 40 milioni di Ue e governo per la ricostruzione. E che l’Europa, dopo un rigidissimo controllo di conti e carte, sta pure pensando a concedere, oltre alla targhetta minimalista, anche un bonus di premialità di 5 milioni. «A Noto c’erano più danni del Petruzzelli di Bari e della Fenice di Venezia e qui abbiamo fatto prima e meglio», rivendica Di Lorenzo. Che ricorda con altrettanta emozione la riapertura, il 18 giugno 2007, festeggiata dall’allora premier Romano Prodi.

I meriti? Del governo, della protezione civile, della commissione per la ricostruzione, dei prefetti di Siracusa che si sono succeduti, di chi ha fatto il progetto, realizzato i lavori, curato affreschi e arredi. Un’opera non facile, che a Noto ha lasciato l’amaro in bocca per il materiale del pavimento. «Ci furono 7mila firme contro la pietra di Modica, volevano il marmo originale». E invece ha vinto l’opzione «sostenuta dalla commissione e da Vittorio Sgarbi in particolare». Oggi il pavimento è sbiadito, sembra quasi sporco. «Viene lucidata due volte a settimana, ma non c’è niente da fare - ammette Di Lorenzo - perché dipende dalla porosità del materiale».

Che è pure delicato: «Ci sono già 88 mattoni lineati». Rifarlo col materiale originario? «Costerebbe circa 800mila euro, questi soldi non li abbiamo». Anche perché c’è anche la crisi degli oboli da affrontare. Se i circa mille visitatori di media al giorno versassero anche 50 centesimi a testa... Ma oggi è un giorno di festa. Tutto è pronto. Gli operai fanno gli staordinari da giorni, il Comune ha comprato anche 20 bandierine tricolori (150 euro). Corrado Bonfanti, sindaco al termine del primo mandato e alla vigilia di una campagna elettorale difficile, è fiero della sua città: «La visita di Mattarella non può essere strumentalizzata. È la testimonianza di un presidente siciliano che ama l’Italia. Un omaggio, sobrio e significativo, al simbolo di un Paese che funziona». E che città troverà il presidente?

«Una Noto che risplende e che è rinata con la cattedrale. Ma che non s’è fermata alla riapertura, è andata avanti grazie alla consapevolezza di una comunità proiettata verso un futuro importante». Il futuro, qui, è soprattutto il turismo. Un fiorire di bed&breakfast (in tutto sono 144), e di attività turistiche (299 partite Iva fra accoglienza e ristorazione nell’ultimo lustro) per una media di mezzo milione di presenze l’anno. Certo, ancora col “mordi e fuggi” e ancora con vuoti imbarazzanti per 3-4 mesi l’anno. «Ma c’è stata una profonda mutazione: gente ancora troppo “di transito”, ma molti di più, soprattutto stranieri, e di target di qualità.  La stessa qualità che chiedono arrivando qui», dice Nives Mazza, moglie di Corrado Assenza, celebre pasticciere del Caffè Sicilia, una delle attrazioni della città. Cattedrale e non solo.

Perché sul piatto ci sono altri progetti, altre incompiute che gridano compiutezza. La fruizione del museo civico, la sistemazione dell’area archeologica di Noto Antica, il parco “Eloro”, i musei dell’Infiorata, del Corteo Barocco e delle Famiglie nobili netine. Work in progress, in taluni casi con ritardo. E in altri con più convinzione. Ciò che respiri a pieni polmoni, a Noto, è la verve culturale. Grazie al Teatro comunale, diretto dal vulcanico Sebastiano Lo Monaco, ma anche alla «vivacità di ben nove compagnie locali, dove ci stanno dentro professionisti e dilettanti - rivendica l’attore Salvatore Tringali - che dialogano fra loro, con diverse forme d’arte».

E poi incontri Vincenzo Marcì, che assieme ad altri quattro (età media 35 anni) ha trasformato la loggia del mercato in un laboratorio-expo di sculture. «I turisti arrivano, restano entusiasti e tavolta comprano». Come i vip che si rivolgono a Pablo Bernò, agente immobiliare: «Cercano palazzi nel cuore barocco o casali di campagna con vista mare. Il budget? Un ambasciatore ieri ha visto una casa da 3 milioni di euro». Un’isola felice? No. I problemi ci sono. Dai rifiuti, con una differenziata a due velocità (67% in centro, meno del 20% nelle contrade), alle periferie, dalla carenza di parcheggi alla convivenza con i 2.600 caminanti residenti, fino alle spiagge fagocitate dall’erosione. Se ne parlerà, in campagna elettorale. Ma per oggi - almeno per oggi - la polvere è meglio nasconderla sotto il tappeto. Per rispetto di Mattarella. E anche di se stessi.

twitter: @MarioBarresi

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