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Inchiesta petrolio: il porto di Augusta

Inchiesta petrolio: il porto di Augusta e gli sms frenetici Cozzo-Gemelli-Lo Bello

Inchiesta petrolio: il porto di Augusta e gli sms frenetici Cozzo-Gemelli-Lo Bello

SIRACUSA - Il 7 maggio dello scorso anno è stata una giornata drammatica per l’allora commissario dell’Autorità portuale di Augusta, Alberto Cozzo. Il suo mandato sarebbe scaduto meno di una settimana dopo e, per quel giovedì, aveva un appuntamento al ministero delle Infrastrutture con Graziano Delrio, per tramite di Ivan Lo Bello, nell’ambito di quella che gli investigatori della squadra mobile di Potenza hanno definito «una pista politica, al fine di appoggiare la candidatura di Alberto Cozzo quale presidente dell’Autorità portuale di Augusta o in subordine la sua riconferma a commissario straordinario». Ma appena dopo l’alba, alle 6,05 del mattino, quando il commissario dell’autorità portuale di Augusta, Alberto Cozzo, era già all’aeroporto di Catania con l’intento di imbarcarsi sul volo per Roma, dal suo telefonino parte un sms destinato a Nicola Colicchi (componente dell’esecutivo nazionale della Compagnia delle opere e presidente dell’Osservatorio per il settore non profit della Camera di commercio di Roma). «Buongiorno - scrive Cozzo nel messaggio - sono bloccato a Catania, non atterra nessun aereo a Fiumicino a quanto pare a causa di un incendio».

 


Era tutto vero. Poche ore prima un incendio era divampato, a seguito di un cortocircuito del frigorifero di un bar dello scalo, nel terminal 3 dei voli internazionali dell’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino che fu subito interamente chiuso ed evacuato. I vigili del fuoco lavorarono fino all’alba per spegnere le fiamme che aveva distrutto un’area di almeno 700 metri quadrati causando l’intossicazione di tre persone.
Mezz’ora dopo, dallo stesso scalo anche Gemelli comunicò la circostanza dei voli sospesi. Chiamando l’ex ministra allo Sviluppo economico e sua compagna Federica Guidi, la quale si lamentò che non erano molto fortunati (secondo gli inquirenti il riferimento era alle difficoltà di potersi vedere nel fine settimana). Cozzo e Gemelli erano uno accanto all’altro nella sala d’attesa delle partenza di Fontanarossa e il commissario dell’Autorità portuale era sempre più nervoso. Al punto che Gemelli chiamò Ivan Lo Bello, dicendogli che aveva al suo fianco «una persona in preda alle convulsioni» e aggiungendo il programma aggiornato che prevedeva la partenza intorno alle 13. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lo Bello avrebbe rassicurato Gemelli «che avrebbero comunque avuto il tempo di vedersi».

 


Ma alla fine quel giovedì Cozzo non riuscì a partire. «Spero di non avere compromesso nulla con questa mancata partenza» si affrettò a scrivere in un sms Cozzo. Un messaggio inviato a due destinatari: Colicchi e Gemelli. Un messaggio che gli investigatori ritengono dal contenuto rilevante poiché dimostrerebbe che il viaggio a Roma aveva la finalità di assicurarne o rendere più probabile la nomina a presidente dell’Autorità portuale di Augusta.

 


A quel messaggio avrebbe risposto Colicchi con un «Probabilmente no». «È il probabilmente che mi preoccupa» la contro risposta di Cozzo. Dopo qualche ora, al suo ritorno ad Augusta, Cozzo tornerà a scrivere a Gemelli: «Mi sto consolando al Castello con Carlo Fazio, ricci e rutto libero». Carlo Fazio è il fratello di Alfio Fazio, imprenditori nel settore marittimo e del turismo, entrambi recentemente finiti nell’elenco Panama Papers tra i presunti titolari di fondi off-shore gestiti dallo studio legale Fonseca.

 


I giorni successivi, con la scadenza del mandato sempre più imminente, diventano frenetici. Cozzo vorrebbe andare a Roma lunedì 11 maggio. Ma deve arrendersi ancora una volta. Scrive a Colicchi: «Buongiorno Nicola. Lunedì non verrò a Roma, mi hanno cancellato i voli e ormai non si trova più niente, neanche a Ciampino. Rimango ad Augusta e a questo punto aspetto il 13 e quel che succede succede».
La situazione sembra precipitare proprio a ridosso della nomina. La sera prima Cozzo scrive a Gemelli un messaggio molto allarmato spiegando che il gabinetto di Delrio avrebbe voluto nominare il comandante della Capintaneria di porto, come fatto già a Napoli e Gioia Tauro, in attesa della riforma delle autorità portuali.

 


I contatti si fanno sempre più fitti e lo stesso Gemelli pare allarmato da quanto sta accadendo al punto da rivolgersi ancora una volta a Ivan Lo Bello, considerato che le piste siracusane non avevano portato risultati positivi. Ma dalle conversazioni dell’imprenditore augustano Gianluca Gemelli emerge anche la preoccupazione che proprio Lo Bello «potesse fare il doppio gioco offrendo un assist al sindaco di Catania, Enzo Bianco».  Una preoccupazione infondata, secondo gli investigatori potentini, a parere dei quali Ivan Lo Bello avrebbe effettivamente “perorato” la causa di Alberto Cozzo.

 


La schiarita nella serata del 13, giorno della nomina del nuovo commissario e la conferma che dal ministero delle Infrastrutture era partita una lettera inviata alla Regione siciliana con cui si indicava proprio Cozzo come commissario straordinario dell’Autorità portuale. La conferma il giorno successivo in una telefonata tra Cozzo e Gemelli. «Sono tornato al duro lavoro, insomma devo guadagnarmi il pane. Senti... mentre provo a guadagnarmi il pane, mi hanno chiamato dal ministero che mi hanno rinominato...».

 

L’atto ufficiale sarà il decreto n. 153 con cui il ministro delle Infrastrutture e dei traporti, Graziano Delrio, ha confermato la nomina di Alberto Cozzo fino alla nomina del presidente dell’ente portuale siciliano e comunque per un periodo non superiore a sei mesi.

 

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