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Catania, l'inchiesta sugli stent scaduti

Catania, l'inchiesta sugli stent scaduti Un medico cercava «copertura» politica

Intercettato con i deputati per evitare (senza successo) sospensione

Catania, l'inchiesta sugli stent scaduti Un medico cercava «copertura» politica

Sugli stent scaduti ci sono anche intercettazioni telefoniche. I tabulati riguardano l’inchiesta sull’utilizzo, nel reparto di Cardiologia del Cannizzaro tra il 2011 e il 2012, di mini protesi non più a norma (perché con il farmaco scaduto), ma purtuttavia inserite in pazienti ignari. Le intercettazioni dei carabinieri riguardano l’utenza di uno dei tre medici indagati e si riferirebbero in particolare ai tentativi fatti per evitare un provvedimento di sospensione per 4 mesi disposto dalla direzione dell’ospedale allora in carica.

Provvedimento, però, è bene puntualizzarlo, che riguarderebbe un altro filone di indagine, relativo a un paziente giunto al Cannizzaro in gravi condizioni, sottoposto ad angioplastica (sembra con installazione di numerosi stent), e morto poco dopo, nonostante la Direzione avesse invece disposto che venisse trasferito al Ferrarotto perché il Cannizzaro non ha una cardiochirurgia d’urgenza.

In questo caso ad essere messa in discussione non è la professionalità del medico, ma principalmente la sua condotta di inosservanza alle disposizioni. Nei tabulati ci sarebbero i nominativi di politici regionali e nazionali, di un avvocato di Catania, di un alto ufficiale delle forze dell’ordine, oltre che di medici e accademici. Per tutti queste persone non sarebbero emersi neanche minimi profili di reato.

Il medico raggiunto dalla sospensione li avrebbe più volte contattati per cercare di ottenere quelle coperture politiche nel tentativo, non riuscito, di far allontanare i dirigenti del Cannizzaro del tempo ed evitare così che il provvedimento venisse adottato. Giorni e giorni di telefonate, sms, registrati. Telefonate anche con insulti nei confronti, in particolare, di un dirigente che, impassibile, davanti ai fatti ha applicato rigorosamente la legge.

Il medico ha presentato ricorso al Tribunale del lavoro che ha confermato la sospensione. Nella sentenza la corte rileva: «Questo collegio ritiene come la condotta del medico sia caratterizzata per una particolare pregnanza dell’elemento intenzionale nella volontà di procedere comunque all’intervento che, nel quadro generale degli accadimenti nonché dei delicati e complessi rapporti nell’ambito dell’Uoc, presenta un accentuato disvalore che non può essere valutato.... essendo indiscussa e manifesta intenzionalità della condotta, particolarmente elevato il grado di negligenza e superficialità dimostrato... ».

Il medico tra l’altro, come già detto figura anche tra i tre camici bianchi indagati nel filone degli stent scaduti. Nel fascicolo, in riferimento all’utilizzo di materiale sanitari, vengono riportate anche le dichiarazioni di un medico che avrebbe parlato di una stanza chiamata “riserva speciale” dove venivano custoditi i materiali scaduti che poi venivano utilizzati.

L’inchiesta sugli stent prese in via nel marzo 2013 quando l’allora direzione del Cannizzaro venne a conoscenza delle anomalie nella Cardiologia e presentò un esposto. Mesi fa la Procura ha emesso un comunicato stampa in cui ha reso noto di aver notificato un avviso di conclusione indagine a «sette indagati (tre sanitari e quattro legali rappresentanti di ditte farmaceutiche). Le indagini - svolte dal Nas dei Cc - hanno consentito di verificare il sicuro impianto di 16 stent scaduti su 11 pazienti». I reati contestati sono «abuso d’ufficio, somministrazioni di medicinali guasti e frodi nelle pubbliche forniture».

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