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Confindustria Sicilia di nuovo nella bufera

Confindustria Sicilia di nuovo nella bufera si prepara al dopo Antonello Montante

Ma il futuro delineato appare nel segno della continuità

Ma il futuro delineato appare nel segno della continuità

Confindustria Sicilia di nuovo nella bufera si prepara al dopo Antonello Montante

Catania - In perfetto stile Confindustria. Sono partite le grandi manovre, senza riflettori né trombe. Ma con una brusca accelerazione negli ultimi tempi: scelta dei “saggi”, via alle consultazioni dei soci, un calendario serrato e la sensazione di voler fare in fretta. Con la visita dei tre “saggi” - Alessandro Albanese, Rosario Amarù e Gregory Bongiorno - comincia domani, a Catania (dove saranno consultati anche gli associati di Messina, Ragusa e Siracusa) la nuova fase di Confindustria Sicilia, mai come oggi nella bufera per i guai giudiziari. Ma il futuro - imminente, visto che si parla di un voto già per il prossimo 20 maggio, e comunque prima dell’assemblea nazionale del 25 - a meno di clamorose sorprese, dovrebbe essere all’insegna della continuità. 

 

Ad Antonello Montante, presidente uscente (il mandato scade ad aprile) dovrebbe subentrare il suo attuale vicepresidente facente funzione, l’agrigentino Giuseppe Catanzaro, re delle discariche, legato all’attuale leader da un solido rapporto di amicizia. I due si sono sempre sostenuti e difesi a vicenda: Catanzaro sempre in trincea con Montante dopo l’emersione dell’indagine a Caltanissetta per concorso esterno in associazione mafiosa; e l’attuale presidente sempre a fianco del suo vice, in pubblico e in privato, nell’infinita guerra dei rifiuti combattuta soprattutto con Nicolò Marino, che lo accusò di aver fatto «anche da prestanome a Bernardo Provenzano». Per questa affermazione l’ex assessore regionale fu querelato per diffamazione dai fratelli Catanzaro e citato in giudizio dalla Procura di Palermo.

 

Ma i veleni sul successore designato passano quasi in secondo piano, nella Confindustria Sicilia travolta dagli scandali. L’ultimo dei quali ha coinvolto - assieme all’ex commissario di Siracusa, Gianluca Gemelli - il vicepresidente nazionale, Ivan Lo Bello. Che non frequenta le riunioni regionali da tempo, pur mantendendo sempre un certo peso nelle cose di Sicilia. Ma resta Montante il kingmaker della sua stessa successione. Sono vicinissimi all’industriale nisseno 7 dei 15 “grandi elettori”, con almeno altri 3-4 molto dialoganti. La partita è chiusa a favore di Catanzaro? Forse. Il diretto interessato si limita a un «restiamo in attesa dell’esito delle consultazioni dei saggi e poi si vedrà». In effetti il meccanismo elettorale è piuttosto blindato. Dopo Catania, i tre saggi faranno tappa a Caltanissetta (presenti gli associati di Agrigento ed Enna, il 28 aprile) e Palermo, il 5 maggio, per raccogliere le indicazioni anche dei trapanesi. Dopo di che, con verbali secretati (tant’è che qualcuno ipotizzerebbe di registrare le consultazioni...) gli “esploratori” relazioneranno al Comitato per la rappresentanza unica regionale.

 

Da questo confronto verranno fuori i candidati. Che saranno sottoposti ai 15 “grandi elettori” («quasi un terzo dei quali coinvolti da indagini», ironizza una gola profonda confindustriale) per la scelta del nuovo presidente di Confindustria.Alternative a Catanzaro? Si fa il nome di Giorgio Cappello, ragusano vice regionale e presidente della Piccola industria. Il quale si autodefinisce «un uomo di sistema, che non rinnega nessuno dei rapporti con persone con le quali ho condiviso un percorso positivo, alle quali auguro di chiarire al più presto le loro vicende giudiziarie». Un “uomo della pace”, Cappello, ritenuto comunque vicino a Montante anche se in maniera meno ostentata rispetto a Catanzaro. 

 

Potrebbe essere lui il candidato della mini-svolta nella continuità. L’imprenditore ibleo sembra tirarsi indietro: «La mia azienda vive un momento decisivo e io, pur avendo dato sempre l’anima per Confindustria, sarei in difficoltà ad assumere un ruolo così impegnativo adesso». E se gli associati segnalassero un certo diffuso gradimento ai “saggi”? «Ci rifletterei», taglia corto. Una candidatura potenziale potrebbe arrivare da Catania, schiacciata negli ultimi anni dal predominio sull’asse Lo Bello-Montante. È l’associazione provinciale «più recalcitrante» (definizione che gira in via Volta) dalla quale potrebbe venire fuori il nome dell’attuale presidente Domenico Bonaccorsi di Reburdone. Un “terzista” (come il suo amico Paolo Mieli) vicino, ma non troppo, a Lo Bello e distante, ma non troppo, da Montante. Un cambiamento. Senza rivoluzioni, né ghigliottine. In perfetto stile Confindustria. 

Ma. B.

twitter:@MarioBarresi                                             

 

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