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Cognata killer Livatino: «Lui chiede perdono

Cognata killer Livatino: « Domenico chiede il perdono morale, il suo non è pentimento giudiziario»

Le precisazioni di Giusy Tornambè dopo la lettera di Pace al Papa 

Cognata killer Livatino: « Domenico chiede il perdono morale, il suo non è pentimento giudiziario»

 PALERMO - «Smentisco che mio cognato abbia detto di aver ucciso il giudice Rosario Livatino. Domenico sta facendo un percorso spirituale all'interno del carcere di Sulmona dove sta scontando una condanna all'ergastolo ostativo. Ha scritto al Papa in occasione dell'anno della misericordia nel quale il pontefice ha lanciato un appello ai detenuti a convertirsi. Il suo è un percorso spirituale, non chiede sconti di pena o benefici. Domenico chiede perdono morale, il suo non è un pentimento giudiziario».

 

Lo dice Giusy Tornambè, cognata e tutore di Domenico Pace, detenuto all'ergastolo con l'accusa di aver fatto parte del commando che uccise il magistrato il 21 settembre 1990 ad Agrigento.  Domenico Pace ha inviato una lettera a Papa Francesco in cui dice anche: «Quando erano in vita i genitori del Giudice ho pensato tante volte di chiedere loro il perdono, ma non sono riuscito a farlo». «Mio cognato si è proclamato innocente - dice Tornambè -, è stato condannato al carcere a vita, ma il suo percorso giudiziario sarà discusso e giudicato in altre sedi. Non ha mai chiesto niente, né benefici, né sconti di pena». Perchè non chiedere allora perdono quando erano ancora in vita i genitori del giudice Livatino?

 

«Appunto, Domenico aveva 23 anni quando è stato condannato, perché dovrebbe parlare ora che ne ha 48? È stato 26 anni in carcere, con tutto il rispetto per il dolore della famiglia Livatino che comprendo, essendo anche io mamma - dice la donna - mio cognato non c'entra niente con quell'omicidio e per quello non ha nulla da farsi perdonare. Ma forse qualcosa da Dio sì, perchè scagli la prima pietra chi non ha peccato».  La lettera, indirizzata al pontefice, alla fondazione Livatino e a don Giuseppe Livatino, arciprete di Raffadali (Ag), dice Tornambè, rientrerebbe nel "percorso spirituale di Domenico". Pace, infine, rivela la cognata, «Sta scrivendo un libro sulla sua esperienza in carcere, dovrebbe uscire tra un anno, ma al momento non posso aggiungere altro. Adesso aspettiamo la risposta del Pontefice, speriamo in questo incontro». 

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