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Acireale e la “fuitina” del rettore camilliano

Acireale e la “fuitina” del rettore camilliano «Capisco le debolezze, ma portarsi i soldi... »

L’amarezza del vescovo Raspanti: «Non al corrente del disagio»
Acireale e la “fuitina” del rettore camilliano «Capisco le debolezze, ma portarsi i soldi... »
«Sono molto amareggiato. Posso comprendere le fragilità umane, ma sono amareggiato per questo gesto un po’ nascosto, di questo appropriarsi. Non è proprio per niente bello». Lo ha detto il vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti commentando la vicenda del religioso Camilliano che sarebbe fuggito con una volontaria del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati “Casa Sollievo di San Camillo” di Acireale portando con sé 27.900 euro dell’ente di beneficenza. Mons. Raspanti ha precisato di «non avere giurisdizione sui Camilliani», con i quali, essendo sul territorio, la Diocesi «si coordina in merito ad alcune attività». «Conosco bene il rettore - ha aggiunto mons. Raspanti - perché a dicembre gli avevo affidato una serie di regali per fare un’asta di beneficenza. Sono andato con lui al pranzo di Natale con i poveri però ero ignaro completamente di qualunque tipo di difficoltà da parte sua». Il vescovo della Diocesi di Acireale ha aggiunto di essere «sollevato» dall’aver saputo che i soldi dati dalla Diocesi, che finanzia in parte la mensa dei poveri dei Camilliani, «non sono andati in quel gruzzolo». «Questo - ha concluso Mons. Raspanti - è stato un minimo di sollievo ma sono molto amareggiato». La vicenda è relativa al rettore camilliano del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati “Casa Sollievo di San Camillo” di Acireale, un 44enne originario del Palermitano appartenente all’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che sarebbe fuggito con una volontaria della struttura e 27.900 euro dell’ente di beneficenza. A presentare nei suoi confronti per conto dei religiosi Camilliani una denuncia, «per una condotta appropriativa», alla Procura della Repubblica di Catania è stato il legale del Centro, l’avvocato Giampiero Torrisi. Lo vicenda è stata rivelata da “La Sicilia” nell’edizione in edicola. Al religioso, che era anche capo amministratore dell’Istituto Giovanni XXIII di Riposto era stata affidata la completa gestione economica della provincia siculo-napoletana dell’Ordine fondato da Camillo De Lellis. «Sulla vicenda immagino la Procura della Repubblica stia facendo accertamenti - ha detto l’avvocato Torrisi - per verificare quanto abbiamo denunciato. Tutto il resto, la fuga d’amore e quant’altro dal nostro punto di vista è del tutto irrilevante, è un dato neutro. L’unica cosa che noi rileviamo e la condotta appropriativa rispetto a somme che servivano per il sostentamento delle missioni, prevalentemente per quelle estere dei Camilliani. Riteniano si stata una condotta significativamente grave».

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