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Licata, dopo le minacce stop alle ruspe

Licata, dopo le minacce stop alle ruspe La Procura: «Lo Stato non può abdicare»

Il titolare della ditta di Comiso ha deciso di rinunciare VD 1 VD 2

In una lettera il messaggio inquietante: «Vattene o ti ammazziamo»

Le minacce evidentemente hanno avuto effetto perché la ditta Patriarca di Comiso che si era aggiudicata l’appalto per le demolizioni delle case abusive di Licata ha deciso di sospendere i lavori. Il titolare sarebbe anche finito in ospedale dopo avere ricevuto, in mattinata, una lettera anonima, con geravissime minacce: «Se non te ne vai da Licata ti ammazziamo! ».

 

 

Il titolare della ditta ha raccontato tutto alla Polizia di Ragusa, e la Squadra Mobile iblea, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, sta indagando per risalire agli autori della gravissima intimidazione. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Carmelo Petralia. Ma anche la Procura di Agrigento ha avviato una serie di accertamenti. «Dopo la lettera intimidatoria ricevuta - ha confermato il procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale - la ditta ha deciso di lasciare. È ovvio che è una cosa gravissima, sulla quale lo Stato non può passare sopra. Non è consentito a dei delinquenti di impedire l’applicazione delle regole di uno Stato di diritto, per cui è ovvio che prenderemo le dovute misure. Il titolare della ditta va protetto e garantito. Ho intenzione - ha aggiunto Di Natale - di investire il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di trovare dei rimedi per evitare che un’attività del genere, le demolizioni di immobili abusivi, vada a bloccarsi. È veramente una cosa gravissima».

 

 

Fino ad ora sono stati demoliti due immobili, mentre otto ex proprietari hanno comunicato al Comune e alla Procura di Agrigento di volere demolire da sé. In tutto gli immobili da demolire sono quindici e le ruspe hanno trovato una serie di ostacoli. Il primo giorno addirittura centinaia di persone a Torre di Gaffe, per lo più di Palma di Montechiaro, avevano opposto un vero e proprio muro umano. Ora la lettera di minacce e la decisione della ditta di abbandonare Licata.

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