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Così la Marina recupererà dal fondo del mare

Così la Marina recupererà dal fondo del mare il peschereccio dell'orrore carico di cadaveri

Affondato nel Canale con 700 morti VD 1 - VD 2

Così la Marina recupererà dal fondo del mare il peschereccio dell'orrore carico di cadaveri

Ripartiranno domani mattina le operazioni di recupero del barcone con a bordo circa 700 persone affondato il 18 aprile dell'anno nel canale di Sicilia. L'intervento, sottolinea una nota della Marina Militare che coordina il recupero, era iniziato il 27 aprile ma le navi impegnate erano state costrette a interrompere le operazioni a causa delle condizioni del mare. 

Il peschereccio si trova ad una profondità di circa 370 metri, a 85 miglia dalla costa della Libia. Per riportarlo a galla e trasferirlo successivamente in porto ci vorrà circa una settimana: l'arrivo al pontile della Nato di Melilli, in provincia di Siracusa, è dunque previsto non prima del 9 maggio. La Marina, oltre a garantire un'adeguata cornice di sicurezza, fornirà supporto logistico alla ditta trentina Impresub Diving and Marine Contractor che, attraverso la nave Ievoli Ivory, solleverà il barcone dal fondale tramite un sistema di recupero robotizzato, controllato dalla superficie e progettato ad hoc, realizzato sulla base delle dimensioni del peschereccio. 

Il Comando delle operazioni in mare è affidato al Contrammiraglio Paolo Pezzutti, Comandante del Comsubin, imbarcato sulla nave salvataggio Anteo, con a bordo un team di palombari del Gruppo Operativo Subacquei (Gos). Il dispositivo navale comprende anche nave San Giorgio, nave Alghero e nave Tremiti che, attraverso l'uso di un Rov effettuerà una verifica del fondale al termine delle operazioni di recupero. (Segue)

Una volta che il peschereccio con a bordo i corpi di centinaia di migranti sarà tornato a galla, si utilizzerà l'azoto liquido per mantenere all'interno una temperatura tra i 5 e i 10 gradi. Successivamente sarà collocato su una chiatta e trasferito in porto dove verrà sistemato in una tensostruttura lunga trenta metri e alta dieci. L'intervento di recupero dei corpi spetterà ai Vigili del Fuoco che entreranno nel barcone adottando le procedure stabilite per gli interventi di tipo nucleare, biologico, chimico e radiologico (Nbcr). 

Da settimane le squadre si sono addestrate su imbarcazioni gemelle, sperimentando modalità di accesso, procedure e individuando i metodi più sicuri per accedere all'interno del barcone. Una squadra dei vigili del fuoco, inoltre, si trova su nave San Giorgio con il compito di effettuare i primi rilievi sul relitto e anticipare informazioni utili alle squadre pronte a terra. Tutto l'intervento, sottolinea ancora la Marina, avverrà in "assoluta sicurezza, con rischio biologico escluso dal Ministero della Salute, sia per gli abitanti nel territorio circostante che per il personale dei Vigili del Fuoco". 

In ogni caso, sarà effettuata una monitoraggio costante della situazione, il relitto sarà bonificato e poi subito smaltito. L'esame dei corpi spetterà invece agli esperti del Labanof dell'Università di Milano, per cercare di dare un'identità alle centinaia di corpi affondati con il barcone. Anche in questo caso, assicura la Marina, l'operazione si svolgerà nella massima sicurezza e non ci saranno problemi sanitari per la popolazione legati alla presenza dei corpi, che successivamente saranno sepolti nei cimiteri siciliani.

Alcuni dei corpi delle centinaia di migranti sepolti nel barcone affondato il 18 aprile dell'anno scorso, sono peraltro già stati recuperati dagli uomini impegnati nelle operazioni per riportare a galla il peschereccio. I corpi si trovavano ancora adagiati sulla coperta. Prima di iniziare il recupero vero e proprio, sottolinea la Marina, si è reso necessario effettuare degli interventi con il robot subacqueo (Rov), dotato di manipolatori idraulici e particolari attrezzi da taglio per rimuovere cime, cavi e alcune sovrastrutture metalliche del peschereccio che sarebbero state di ostacolo per posizionare il modulo di recupero. Ed è durante questa fase che sono stati recuperati i corpi dei migranti. Dal momento dell'inizio del recupero vero e proprio a quando il relitto tornerà in superficie, i tecnici stimano un lasso di tempo di circa 50 ore. E dunque, considerando che non sarà possibile operare con mare superiore a forza 3, serviranno almeno tre giorni consecutivi di condizioni meteo marine favorevoli. 

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