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Morte parà Scieri, verità più vicinaMinistro Pinotti: non mi rassegno

Morte parà Scieri, verità più vicina Ministro Pinotti: non mi rassegno

Sono passati 17 anni da quando il militare siracusano di 26 anni morì in circostanze rimaste misteriose non appena arrivato in caserma a Pisa. "La disciplina perfetta" del generale Celentano

Morte parà Scieri, verità più vicina Ministro Pinotti: non mi rassegno

  Roma - Dopo 17 anni potrebbe avvicinarsi la verità sul caso di Emanuele Scieri, il parà siciliano di 26 anni morto il 13 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa. Vittima probabilmente di un atto di nonnismo, poi coperto dai vertici militari. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha assicurato oggi alla Commissione parlamentare d'inchiesta costituita sulla vicenda "piena collaborazione" e la messa a disposizione di  «tutti gli atti in possesso dell'Amministrazione necessari, anche quelli più sensibili. Pure a distanza di tanti anni, io non mi rassegno - e con me la Difesa non si rassegna - a lasciare indefinite le responsabilità per la morte di Emanuele».

 

 Scieri arrivò alla Gamerra proprio il 13 agosto. La sera stessa morì ai piedi di una torretta. Ma il suo corpo misteriosamente venne trovato solo tre giorni dopo, nonostante il ragazzo risultasse assente agli appelli.

 

La madre Isabella Guarino, ascoltata lo scorso 7 aprile dalla Commissione, aveva chiesto giustizia e verità per suo figlio. Oggi la risposta del ministro, che nei giorni scorsi ha anche incontrato la donna. «La morte di Lele - ha detto - è una ferita aperta anche per le forze armate. Un vulnus inaccettabile da tutti noi e dalle Istituzioni dello Stato. Bisogna ricercare tenacemente la verità ed assicuro la piena disponibilità del ministero». 

 

«Emanuele era un ragazzo innamorato della vita», ha spiegato Pinotti, sgombrando il campo da una delle false piste - quella del suicidio - indicate all'epoca. Già allora, ha sottolineato,  "era evidente come quel drammatico fatto non potesse in alcun modo essere derubricato ad un 'tragico eventò e neppure ad un mero fatto di bullismo. Perché l'inaccettabile e colpevole ritardo nel ritrovamento del corpo chiamava in causa responsabilità diverse da quelle attribuibili a coloro che, presumibilmente, potevano essere stati i diretti responsabili".  Il giovane infatti, ha proseguito, "era caduto da quella scala ed era restato per un tempo incredibilmente lungo in un angolo della caserma, senza che nessuno sentisse l'obbligo di avviare delle ricerche anche all'interno della struttura. Si trattava di un fatto grave che, a prescindere dalle cause della caduta, richiamava precisi addebiti per chi aveva la responsabilità di comando della caserma". Tra di loro, ad esempio, il comandante della Folgore, generale Celentano, autore di un "inquietante "Zibaldone" di circa 120 pagine, "in cui si mescolavano citazioni auliche con prescrizioni su una quantomeno opinabile "disciplina perfetta"; materiale certamente non rispondente, anche all'epoca, all'etica militare. Un compendio che letto con gli occhi di oggi suscita perplessità e sconcerto". 

 

La presidente della Commissione, Sofia Amoddio (Pd) ha chiesto al ministro di "agevolare in tempi brevi l'accesso agli archivi della caserma Gamerra. Abbiamo bisogno urgente di una serie di atti": le ispezioni disposte dalla struttura, il trattamento dei mancati rientri, i nomi di chi pattugliava la zona della torretta ed altro. "Sarà mia cura - ha risposto Pinotti - seguire personalmente le richieste della Commissione e far sì che abbiano riscontri completi e rapidi». 

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