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Catania, all'Università ripartono i concorsi

Catania, all'Università ripartono i concorsi «Per la ricerca l’ateneo come l’Etna Valley»

Il rettore Pignataro: in tre anni cento assunzioni

Catania, all'Università ripartono i concorsi «Per la ricerca l’ateneo come l’Etna Valley»

Catania - Una nuova Etna valley. Anzi ancora meglio una «S. Sofia valley» dal nome della via dove ha sede il cuore della ricerca del Policlinico. E’ la sfida per un futuro innovativo lanciata dal Rettore prof. Giacomo Pignataro. Un mezzo per puntare al rilancio dell’Università catanese, resistendo alle intemperie e programmando i prossimi step che passano anche dall’annuncio dell’apertura, dopo anni di paralisi e tagli governativi, dei nuovi bandi di concorso del piano triennale di reclutamento di personale docente. Si tratta dell’assunzione di 100 ricercatori a tempo determinato di tipo A e tipo B, di professori associati e ordinari e progressioni di carriera, aggiungendo anche un piano sempre triennale per completare il processo di stabilizzazione del personale tecnico amministrativo precario. Un annuncio che suona come un trampolino di lancio dell’ateneo che si vuore porre, in una città in forte crisi, come polo di occasioni e di attrazione per le sfide del domani. Ne abbiamo parlato col rettore Pignataro giunto al «giro di boa» del mandato che scade nel marzo 2019 e che il rettore intende «ricoprire sino all’ultimo giorno». Il prof. Pignataro ha definito il piano di assunzioni il risultato di un complesso meccanismo messo in moto e considerato «il più rilevante investimento che sia stato realizzato all’Università in tanti anni sulla risorsa che più abbiamo a cuore: la persona». 

Rettore, possiamo entrare nel dettaglio delle assunzioni che pongono l’Università in una posizione positiva rispetto alla crisi della città?

«L’avvio del reclutamento su base triennale costituisce un significativo segnale di fiducia, che gli organi di governo intendono trasmettere alla comunità tutta, che dà l’immagine di un ateneo che scommette su se stesso e sulla sua capacità di svolgere la propria missione al servizio del territorio. Va detto che dai dati emerge un declino costante del nostro personale e in particolare di quello docente, dovuto al fatto che in questi anni ci sono stati tagli finanziari e vincoli di turn-over che, soprattutto al sud, hanno determinato questa traiettoria discendente per l’ impossibilità a rimpiazzare il personale che è andato in pensione con conseguenze negative a partire dall’offerta formativa. Assumeremo 100 giovani ricercatori per colmare le assenze, ma anche per rispondere a una domanda che viene dai tanti giovani che si sono formati atttraverso i dottorati e che oggi purtroppo nel nostro Paese finiscono per arrivare troppo tardi all’ingresso nell’università. Naturalmente cercheremo di rafforzare quegli ambiti più deboli e quelli che hanno più studenti».


L’Università di Catania tornerà ad essere leader e competitiva?
«L’obiettivo che si è posto questo ateneo è mantenere integra l’offerta formativa, cioè cercare di non ridurre le opportunità di accesso dei giovani all’università, con l’obiettivo di evitare che si corra il rischio che venga meno l’offerta formativa. Sempre per rafforzare questo 
aspetto abbiamo programmato di assumere almeno una trentatina di prof. associati e ordinari per fornire in alcune discipline figure di leadership del corpo docente».

Quanti precari stabilizzerete?
«Ci sarà spazio per la stabilizzazione di oltre un centinaio di figure. Prevediamo anche di assumere in tre anni una trentina di tecnici di laboratorio».

Sotto la sua guida l’Università ha riservato ampio spazio alla ricerca e presto ci sarà l’inaugurazione delle torri biologiche del Policlinico.
«Abbiamo definito il calendario delle prossime aperture. Entro la fine di ottobre apriremo le “torri biolgiche” che saranno dedicate alla memoria del prof. Latteri, che ospiteranno laboratori di bio e nanotecnologie. Per questo investimento, partito dalla precedente amministrazione, abbiamo appena acquistato circa 10 milioni di euro di strumentazione che sarà messe a disposizione di un unico centro di ricerca ad hoc che metterà insieme tutti i docenti di fisica, chimica, biologia... e che sarà messo in connessione con l’iniziativa del distretto biomedico della Sicilia che unirà le tre università dell’isola, il Cnr, l’Infn (Istituto di fisica nucleare) e una serie di imprese che messe insieme avranno il compito di fare innovazione. La ricerca sarà concentrata sulla biomedica e soprattutto sulla ricerca traslazionale. Partendo, ad esempio, dalla ricerca biolgica e da quella genetica si punterà a tradurla in strumenti diagnostici, come i biomarcatori».

Il Policlinico sarà sede di una Etna valley della ricerca medica?
«Sarà un centro dove la ricerca sarà orientata alla produzione, nel più breve tempo, di prodotti o servizi innovativi, come ad esempio tutta la parte relativa alla nutraceutica. Il lavoro che stiamo facendo è anche quello di avere la presenza a Catania dell’Istituto superiore di Sanità che sta valutando l’ipotesi di stipulare un accordo con noi. Inoltre ho incontrato diverse imprese che vogliono insediarsi a Catania e per questo offriremo loro degli spazi nei nostri laboratori col vantaggio che avremo anche attività imprenditoriali, Quindi al Policlinico avremo ricerca, sperimentazione clinica di un prodotto e insieme il mondo della produzione che lo realizzerà. L’obiettivo che ci poniamo è quello di rinvigorire un settore come quello farmaceutico che a Catania si è indebolito parecchio, ma anche di alimentare altri settori del biomedico».

Grandi innovazioni che aiuteranno la città...

«Certamente. Stiamo cercando anche di offrire alla città, attraverso un gruppo di lavoro interdisciplinare, alcune idee che guardano alla Catania dei prossimi 20, 30 anni partendo dall’idea di sfruttare meglio il fatto che Catania è una città universitaria, quindi valorizzare soprattutto la presenza degli studenti in funzione disviluppo della città. Proporremo presto 3, 4 idee come contributo di analisi alla discussione pubblica».

Altro “step” del suo programma è l’apertura del Pronto soccorso.

«Siamo davvero nella fase conclusiva. Da domani, intanto, cominceremo ad aprire alcuni laboratori in una parte del padiglione denominato «Serpentone delle alte specialità». Credo che al più tardi entro settembre saremo pronti col trasferimento dei reparti».

E per il San Marco?

«Stiamo attendendo che la Tecnis riceva le autorizzazioni affinché possa ripartire l’iter per completare l’opera. Credo sia un nostro dovere primario portare a completamento la struttura e poi soprattutto a farla funzionare. E’ evidente poi che la Regione dovrà assumere degli impegni nei confronti di un’opera completata per la quale ci dovranno essere le risorse necessarie per farla funzionare. E’ chiaro che per l’apertura di queste nuove realtà siamo pronti a discutere con chiunque. Noi vogliamo essere al servizio della città nell’interesse della salute delle persone, della ricerca e della formazione dei giovani medici».

Prof. Pignataro, l’ex rettore Recca ha presentato ricorso sugli organi statutari...
«Si tratta di un ricorso identico a quello che aveva presentato la prof. Elia che è stato allora respinto. Come sempre abbiamo grande rispetto delle decisioni della magistratura. Attraverso l’Avvocatura dello Stato faremo valere le ragioni di un percorso che riteniamo corretto».  

Giuseppe Bonaccorsi                                           

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