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«Lombardo garantiva tutti»Le accuse del massone Tuzzolino

«Lombardo garantiva tutti» Le accuse del massone Tuzzolino

In videoconferenza, il collaboratore di giustizia ha raccontato le sue verità sul ruolo dell'ex presidente della Regione siciliana già condannato in primo grado per concorso esterno

«Lombardo garantiva tutti» Le accuse del massone Tuzzolino

Catania - A sentirlo parlare, sebbene collegato in videoconferenza da un sito riservato come tutti i collaboratori di giustizia, Giuseppe Tuzzolino sembra un fiume in piena. Il suo racconto è esposto con buona espressione e forma. Trentasei anni, agrigentino è laureato in architettura. Ricorda tutto, racconta anche i minimi particolari, numeri di cellulari compresi, rispondendo alle domande dei pm Santonocito e Gambino, senza tentennamenti, anche quando deve citare per esempio i partecipanti alle riunioni cui lui stesso avrebbe partecipato presenti imprenditori, politici, mafiosi o massoni. E’ lui l’uomo che chiama in causa l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, indicandolo come il grande referente delle cosche mafiose del catanese.

 


Il politico da appoggiare e per il quale ci si muoveva e ci si riuniva anche nell’agrigentino e non solo tra i rappresentanti delle famiglie di “cosa nostra”. C’erano pure gli “stiddari” e i massoni.  «Lombardo garantiva tutti. Si era impegnato anche attraverso chi lo sosteneva in prima persona, con tanti personaggi di rango della provincia di Agrigento affinché ottenesse l’appoggio nel 2008 all’elezione di presidente della Regione. Eletto lui sarebbero stati certi appalti e lavori, insieme al sostegno del suo movimento politico, l’Mpa, per i principali referenti in corsa per altre poltrone di quel territorio».  A cominciare dall’ex presidente della Provincia Eugenio D’Orsi o quel Giuseppe Arnone che per Lombardo nel 2008 organizzò una riunione nella sua residenza di contrada Monaca, in territorio di Favara a due passi dal capoluogo. Collaboratore provvisorio dall’aprile del 2015, nei due anni precedenti è stato un dichiarante. Più precisamente dal luglio del 2013 e appena dopo essere stato arrestato per associazione a delinquere, truffa, turbativa d’asta e falso. Ha accumulato esperienze in vari ambiti vivendo per tre anni tra gli Stati Uniti (New York soprattutto) e l’Italia e pure in Romania . «Lì mi occupavo per conto della massoneria (della quale fa parte e che oggi, come si dice in gergo, l’avrebbe posto “in sonno” ndr) di creare società cartiere utili a riciclare denaro e fare “nero” per la mafia e per i massoni medici. Dentisti soprattutto, in quell’area molto presenti e attivi».

 

Genero mancato dell’architetto agrigentino Calogero Baldo (per anni ha vissuto con la figlia, prima di lasciare lei e lo studio del padre) che a suo dire monopolizzava gran parte degli appalti dell’agrigentino con forti interessi nel catanese e nel trapanese. «Per questo andai due volte (o forse anche tre, il punto è stato oggetto di uno dei tanti contenziosi con i difensori di Lombardo ndr) a Palermo alla Regione dopo alcuni mesi dall’elezione a presidente, per avere garanzie sui lavori, sullo sblocco dei fondi e sul sostegno allo studio Baldo di altrettante opere. Ci incontravamo alle 5.30 del mattino negli uffici di palazzo d’Orleans, si entrava senza problemi. Con noi (Tuzzolino, Baldo e Lombardo) c’era anche la dottoressa Patrizia Monterosso, segretaria della Regione, massone e tramite del presidente. Parlammo del tribunale di Marsala, la Regione garantiva dei finanziamenti e il lavoro poi si fece. Costò tredici milioni di euro, quattro dei quali guadagnati dallo studio Baldo. Si parlò anche dell’Rsa (Residenza sanitaria anziani) di Grammichele per la quale eravamo interessati alla direzione lavori e per cui occorreva sbloccare dei soldi».

 


In chiusura ha chiesto la parola Lombardo: «Non avevo mai sentito parlare di Tuzzolino, di Baldo e di altri citati sentiti oggi. L’Rsa di Grammichele era di competenza dell’ex assessore Massimo Russo. Non me ne sono mai occupato e l’iter cominciò nel 2003 . La Regione non finanzia la costruzione di tribunali, quindi non vedo come possa essermi occupato di quello di Marsala».

 

ORAZIO PROVINI

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