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Duro faccia a faccia in aulatra Scarantino ed ex poliziotti

Faccia a faccia in aula tra Scarantino ed ex funzionari di polizia

Il falso pentito a tu per tu con gli uomini dello Stato che l’avrebbero indotto a mentire e ad accusare innocenti

Faccia a faccia in aula tra Scarantino ed ex funzionari di polizia

PALERMO - Si è trovato faccia a faccia con gli uomini dello Stato che l’avrebbero indotto a mentire e ad accusare innocenti. E ha ribadito quel che ripete da anni. Vincenzo Scarantino, falso pentito che diede input alle indagini sulla strage di via d’Amelio, autore di un clamoroso depistaggio, è stato sottoposto a confronto con uno dei funzionari di polizia che l’avrebbero costretto a dire il falso: Mario Bo. Il primo della lunga serie di confronti che vede impegnata la corte d’assise di Caltanissetta che celebra il quarto processo per l’eccidio di Via D’Amelio.

 


Scarantino è tra gli imputati. Per lui, Calogero Pulci e Francesco Andriotta, ex collaboratori di giustizia, l’accusa è di calunnia. Per l’attentato sono invece imputati i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino.
L’udienza si è aperta con le dichiarazioni spontanee di Scarantino. “In questo processo non c’è stato un minimo di umiltà. Parlo di questi poliziotti che vengono qua e continuano a dire bugie, a fare sorrisi, a fare ironia. - ha detto - Io ho pagato con tanto dolore, ma ho avuto la dignità di venire qui a raccontare come sono andate le cose per la dignità delle vittime, dei loro familiari, per tutta l’Italia e tutto il mondo. Con la mia verità cercherò di portare tutto alla luce del sole”.

 

Il riferimento è alle versioni di Bo e dei colleghi Vincenzo Ricciardi e Salvo La Barbera, investigatori che indagarono sulle stragi del ‘92 nel pool diretto da Arnaldo La Barbera, e che l’avrebbero costretto a fornire una falsa ricostruzione della fase preparatoria della strage. Tutti e tre sono stati indagati per calunnia: l’inchiesta è stata archiviata anche per la scarsa attendibilità di Scarantino, autore nel tempo di clamorose ritrattazioni. Chiamati a deporre davanti alla corte hanno negato ogni accusa.

 


Un copione andato in scena anche oggi. Con Bo che ha smentito di avere mai aggredito Scarantino e la moglie. E il falso pentito e la ex consorte tornati, invece, ad accusarlo. “A San Bartolomeo a Mare mi hanno picchiato davanti ai miei figli, mi hanno puntato una pistola in bocca. Mia moglie che piangeva, i miei figli traumatizzati e ora questi sono qua ‘senza russuri ‘nta a faccì (senza arrossire in viso ndr). - ha detto Scarantino - Loro hanno potuto fare solo loro, neanche i mafiosi avrebbe fatto tanto. Anzi, se in questo momento ha la pistola vorrei chiedere se se la può togliere”.

 

“C’erano i miei figli a casa e lui mi ha detto ‘non sei più un cazzo, ti mando in un carcere peggio di Pianosa”, ha raccontato sostenendo anche di essere stato “massacrato” per costringerlo ad accusarsi dell’omicidio del poliziotto Nino Agostino. “Lui è entrato in casa e mi ha aggredito. Per bloccarlo abbiamo dovuto fare fatica e abbiamo dovuto ricorrere alle manette”, si è difeso il poliziotto.

 

Il confronto, dunque, non ha sciolto le contraddizioni tra le due versioni. Contraddizioni che restano anche tra le dichiarazioni rese dall’ex pm nissena Anna Palma, che coordinava le indagini sulla strage, e dalla ex moglie di Scarantino, Rosalia Basile. Basile aveva accusato Palma di averle consigliato di non testimoniare ai processi per la strage di via D’Amelio, avvalendosi della facoltà di non rispondere o mandando un certificato medico. Il magistrato ha negato tutto. Domani si procede con gli altri confronti.

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