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Depredavano i siti archeologici siciliani

Deprevano i siti archeologici siciliani e rivendevano reperti all'estero: 2 arresti

Inchiesta della Procura di Termini Imerese ma la base dei tombaroli era a Paternò

Il blitz dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale FT VD

Ci sono 25 indagati in tutta la Sicilia, base dei tombaroli a Paternò

Deprevano i siti archeologici siciliani e rivendevano reperti all'estero: 2 arresti

La base dei tombaroli era a Paternò perché era dal grosso centro del Catanese che l'organizzazione che depredava i siti archeologici siciliani per poi rivendere i reprtti all'estero, prendeva la "manovalanza". Un'organizzazione che è stata sgominata dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, unitamente ai militari del Comando provinciale di Catania. In tutto sono state eseguite 3 misure cautelari (1 misura di custodia cautelare in carcere, 1 misura degli arresti domiciliari e 1 obbligo di dimora) firmate dal gip del Tribunale di Termini Imerese che ha accolto le rechieste della Procura imerese. In tutto ci sono 25 indagati, 22 dei quali a piede libere, accusati di traffico illecito di beni archeologici provento di scavi clandestini in vari siti siciliani.

Le misure cautelari sono state emesse dal GIP del Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della Procura della Repubblica che ha coordinato l’attività investigativa del Nucleo CC Tutela Patrimonio Culturale di Palermo,con l’ausilio della Compagnia CC di Termini Imerese (PA).

In manette è finito un 56enne di Siracusa, ritenuto elemento di vertice del sodalizio. Per un altro siracusano sono stati disposti gli arresti domiciliari e, infine, l’obbligo di dimora, è scattato per un 50enne paternese.

Numerose perquisizioni sono state eseguite in provincia di Catania, Caltanissetta, Enna e Siracusa, a carico dei cosiddetti “tombaroli”.

L’indagine, avviata nel 2014, a seguito di un esteso fenomeno di scavi clandestini a Termini Imerese presso il sito archeologico di “Himera”, ha accertato che tali reati erano riconducibili ad un gruppo criminale ben strutturato, operante sull’intero territorio siciliano e sulle cui tracce da qualche tempo c'erano i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio archeologico guidato dal maggiore Luigi Mancuso.

Il gruppo era in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito: gli scavi clandestini in Sicilia; l’ esportazione illecita (tramite corrieri) in Germania, la vendita all’estero dei beni (attraverso canali in via di ulteriore approfondimento).

Nel corso delle indagini sono stati accertati scavi clandestini nei siti archeologici di Termini Imerese, Corleone, Petralia Sottana, Augusta, Cattolica Eraclea e Mussomeli.

Sono in corso indagini all’estero per il recupero dei beni illecitamente esportati al di fuori del territorio nazionale.

 

 

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