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Cara di Mineo, ecco i nove sindaci indagati

Cara di Mineo, ecco i nove sindaci indagati per il mega appalto finito all’Anticorruzione

Abuso d’ufficio e turbativa d’asta nella gara «illegittima» per l’Authority

Cara di Mineo, ecco i nove sindaci indagati per il mega appalto finito all’Anticorruzione

CALTAGIRONE - Abuso d’ufficio, turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Sono le tre ipotesi di reato per le quali la Procura di Caltagirone ha notificato la proroga delle indagini a 12 persone a vario titolo coinvolte nella mega-gara sul Cara di Mineo, svoltasi nel 2014, la stessa già finita nel mirino dell’Anticorruzione, oltre che nelle carte di Mafia Capitale e in una più ampia inchiesta dei pm di Catania. Nell’elenco i nove sindaci del comprensorio con ruoli nel Consorzio dei Comuni “Calatino terra di accoglienza” (oggi in liquidazione), oltre che i tre componenti la commissione di gara, fra i quali spicca Luca Odevaine, il “facilitatore” già arrestato a Roma e indagato in Sicilia.

 


Sul “modello 21” firmato dal procuratore Giuseppe Verzera spuntano dunque i nomi dei sindaci del Calatino: Anna Aloisi (Mineo, all’epoca presidente del consorzio); Marco Sinatra (Vizzini, ex presidente dell’assemblea dei sindacisoci); Nuccio Barbera (San Cono), Giuseppe Grasso (Castel di Iudica), Cosimo Marotta (Raddusa), Enzo Marchingiglio (Mirabella Imbaccari), Gianluca Petta (San Michele di Ganzaria), Giovanni Verga (Licodia Eubea), Franco Zappalà (Ramacca). Assieme a loro i tre componenti della commissione di gara: oltre a Odevaine, Giovanni Ferrera (ex direttore generale del Consorzio) e Salvatore Lentini, capo dell’Ufficio tecnico di Vizzini.

 


Il numero di procedimento penale (699/2015) è diverso da quello che a Catania vede fra gli indagati, sempre per turbativa d’asta, il sottosegretario Giuseppe Castiglione (soggetto attuatore del Cara, il cui mandato però non arriva alla gara del 2014) e Paolo Ragusa (ex presidente della cooperativa Sol. Calatino), oltre che altri quattro - i sindaci Aloisi e Sinatra, il direttore Ferrera e Odevaine - che ritornano in queste carte di Caltagirone. La Procura di Catania, dopo la rivelazione del nostro giornale sugli avvisi di garanzia nel giugno del 2015, confermò che le indagini erano «finalizzate a verificare se gli appalti per la gestione del Cara siano stati strutturati dal soggetto attuatore al fine di favorire l’Ati condotta dalla cooperativa catanese Sisifo, così come è emerso anche nelle indagini della Procura di Roma, con la quale è costante il coordinamento delle indagini». Castiglione e Ragusa non sono fra i destinatari del decreto di proroga di Caltagirone.

 


Cosa sta succedendo? Il procuratore Verzera, da noi interpellato, si limita a parlare di «una delle tante proroghe di indagini sul Cara di Mineo che il mio ufficio ha disposto negli ultimi mesi». Ma perché questo filone calatino d’indagine, che in parte si sovrappone a quello aperto a Catania? Da Piazza Verga non trapela nulla. E le ipotesi, a questo punto, potrebbero essere due. La prima è che a Caltagirone, per competenza territoriale, sia finita l’indagine sui “reati-fine” (il più grave è la turbativa d’asta), depurata dalle implicazioni di associazione criminale che sarebbero di competenza distrettuale.

 

E quindi Verzera e i suoi pm - fra i quali in prima linea c’è Anna Andreatta - si occupano di tracciare lo scenario del più importante appalto al Cara di Mineo, aggiudicato all’Ati composta da Casa della Solidarietà (capogruppo, 15,33% del valore contrattuale al netto di Iva), Sisifo (11,16%), Sol. Calatino (15,26%), Senis Hospes (10,18%), La Cascina Global Service (33,27%), Croce Rossa (5,87%) e Pizzarotti (8,93%) per 96.907.500 euro il 30 luglio 2014. 

 

Su questa gara - definita «illegittima» da Raffaele Cantone, perché «in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità» - si concentra dallo scorso mese di ottobre il lavoro dei pm calatini. Con una distribuzione ben più diffusa e spalmata delle presunte responsabilità: non soltanto i sindaci Aloisi (ex presidente del consorzio) e Sinatra (presidente dell’assemblea dei sindaci), i quali adesso hanno un coinvolgimento meno specifico, ma gli altri sette primi cittadini del comprensorio all’epoca con ruoli in “Calatino Terra d’accoglienza”. Un atto dovuto, visto il profilo più “tecnico-amministrativo” di quest’indagine della Procura di Caltagirone. Che, come ammette lo stesso Verzera, è «molto concentrata, oltre che sui filoni della parentopoli, anche sulla presunta truffa nella gestione dei badge dei migranti ospiti nel centro di Mineo, con molti elementi che ci inducono ad andare avanti in un lavoro non certo facile».

 


E tutto il resto dell’indagine di Catania collegata a Mafia Capitale? Le ipotesi sono due. La prima, rispettosamente bisbigliata anche negli studi legali dei difensori di qualcuno degli indagati, è che sia a un punto morto. E che quindi Caltagirone si occupi adesso delle sole ipotesi di reato effettivamente perseguibili. L’altra idea, sostenuta da accreditate fonti del palazzo di giustizia etneo, è di tutt’altra matrice. E cioè che l’inchiesta di Catania, affidata ai pm Raffaella Vinciguerra e Marco Bisogni coordinati dal procuratore Michelangelo Patanè, nata dalle anomalie sugli appalti (non solo quello del 2014, ma anche i precedenti a partire dal 2011) sia arrivata «talmente in alto» da dover mettere in secondo piano una singola gara per concentrarsi su fatti ben più gravi, in un contesto di intrecci fra politica e coop. Con il coinvolgimento di quei «pezzi dello Stato» evocati da Verzera davanti alla commissione Antimafia. Staremo a vedere.

 


Intanto, a proposito di gestione del Cara, è a buon punto il lavoro della Struttura di missione incaricata dal ministero dell’Interno sul Cara, coordinata da Giuseppina Di Raimondo, ex vice prefetto vicario di Caltanissetta, affiancata da Francesco Milio, alto dirigente della Prefettura di Palermo. I due “specialisti” del Viminale hanno il compito di supportare la gestione del centro e di predisporre il nuovo bando per la gestione. Quello “incriminato” scadrebbe nel giugno del 2017. Ma non è detto che non ci si debba mettere mano qualche tempo prima.


twitter: @MarioBarresi

[HA COLLABORATO GIUSEPPINO CENTAMORI]

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