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Strage di migranti, slitta il recupero delle 700 salme

Strage di migranti, slitta il recupero delle 700 salme

Maltempo e problemi tecnici: resta in fondo al mare il relitto del peschereccio. La prossima settimana tentativo con robot sottomarino

Strage di migranti, slitta il recupero delle 700 salme

CATANIA - Autorevolissime fonti della Difesa parlano semplicemente di «operazione sospesa causa maltempo», affermando che «le navi impegnate hanno fatto rientro al porto di Augusta». Senza confermare (né, però, smentire) un’ipotesi che tinge di giallo il ritorno dei mezzi impegnati nel recupero del relitto del peschereccio inabissatosi nel Canale di Sicilia il 18 aprile del 2015: problemi tecnici nelle operazioni, con la necessità di riparare un mezzo e dunque di rinviare le ultime fasi. 

 


«La più grande tragedia nelle acque del Mediterraneo dopo la fine della Seconda guerra mondiale» è la definizione usata per descrivere la morte di centinaia di migranti (circa 700 secondo un’attendibile stima, con 28 superstiti poi giunti a Catania), stipati in un’imbarcazione guidata dai mercanti di uomini. «Tireremo su il barcone, perché tutto il mondo veda quello che è successo», affermò il premier Matteo Renzi un mese dopo il naufragio.

 


Ma era lungimirante la prudenza della Procura di Catania (che ha messo sotto processo i due presunti scafisti, il tunisino Mohammed Ali Malek e il siriano Mahmud Bikhit per omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina), quando in una nota parlò di «operazioni complesse ed articolate». Il relitto è posizionato a 85 miglia dalle coste libiche e a 130 miglia a sud di Lampedusa, a una profondità di circa 370 metri. L’attività è cominciata il 27 aprile, con il coordinamento della Marina militare, che fornisce supporto logistico alla “Impresub Diving and Marine Contractor” di Trento che, attraverso la nave “Ievoli Ivory”, deve sollevare il barcone tramite un sistema robotizzato, controllato dalla superfice e progettato ad hoc.

 


Ieri era previsto il rientro delle navi, con addirittura l’ipotesi di una conferenza stampa di cui hanno avuto notizia alcuni giornalisti e reporter impegnati nel raccontare l’ennesimo sbarco al porto di Augusta. Ma l’ipotesi dell’incontro con i media è tramontata. Senza alcun motivo ufficiale. La spiegazione potrebbe essere il momentaneo stop alle operazioni, dovuto in parte alle condizioni meteo-marine, ma anche - ci risulta - a un problema tecnico, probabilmente legato a un guasto di quello che in gergo viene definito «il cucchiaio», ovvero il modulo per tirare su il relitto. Niente di compromettente per il buon esito della missione, tant’è che sarebbe previsto un ritorno operativo di tutti i mezzi impegnati nel recupero già la prossima settimana.

 


Si dovrà ricominciare, insomma. Il 9 maggio, il modulo aveva iniziato la sua discesa verso il fondo del Mediterraneo. E mercoledì scorso il modulo di recupero ha agganciato il relitto a 370 metri di profondità, iniziando a sollevarlo attraverso due strutture apposite installate a bordo della “Ievoli Ivory”. Durante questa fase preliminare sono state recuperate le prime due salme, ora conservate in un container a bordo di Nave Tremiti.

 


L’interno del peschereccio, riportato a galla, sarà tenuto a una temperatura di 5/10 gradi tramite l’uso di azoto liquido. Poi sarà collocato su una chiatta di 30 metri per 90 e trasferito al pontile Nato di Melilli. Dove è stata allestita una tensostruttura, refrigerata, per ospitare il relitto per l’estrazione delle salme. Saranno i vigili del fuoco a entrare nel barcone per effettuare il recupero dei corpi. Il relitto sarà bonificato e poi subito smaltito. I corpi saranno esaminati da esperti del Laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) dell’Università di Milano per acquisire informazioni utili a risalire all’identità. I cadaveri saranno poi sepolti in cimiteri siciliani.

 

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