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Palermo, la GdF sequestra 50 mln agli eredi dei boss Graziano

Palermo, la GdF sequestra 50 mln agli eredi dei boss Graziano

I finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria stanno eseguendo nelle province di Palermo e Udine un provvedimento di sequestro, emesso dal Tribunale di Palermo nei confronti di alcuni eredi dei mafiosi Giovanni e Domenico Graziano.

Palermo, la GdF sequestra 50 mln agli eredi dei boss Graziano

I finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria stanno eseguendo nelle province di Palermo e Udine un provvedimento di sequestro, emesso dal Tribunale di Palermo - Sezione misure di prevenzione, nei confronti di alcuni eredi dei mafiosi Giovanni e Domenico Graziano.

Il sequestro giunge al termine del procedimento di prevenzione, avviato dalla sezione specializzata della Procura di Palermo, diretta dal procuratore Francesco Lo Voi. Il provvedimento ha ad oggetto 81 beni immobili, quattro società, un autoveicolo e un'imbarcazione e colpisce Camillo, Massimiliano e Roberto Graziano, nipoti del capomafia Vincenzo, attualmente detenuto al regime del 41 bis.

Secondo gli inquirenti i Graziano sarebbero cresciuti imprenditorialmente grazie al sostegno e alla protezione delle famiglie mafiose dei Madonia e dei Galatolo, alleate storiche dei corleonesi di Riina. Il sequestro riguarda in primo luogo Domenico Graziano, deceduto alla fine del 2013: contro di lui le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo, Salvatore Cucuzza, Giovanna e Vito Galatolo. Graziano, prima di morire, si era trasferito a Udine dove ha reinvestito i guadagni illeciti accumulati.

Il figlio Camillo è stato coinvolto nella maxi inchiesta sui clan palermitani denominata Apocalisse. L'altro figlio, Massimiliano, ritenuto socialmente pericoloso, sarebbe, secondo il tribunale, direttamente coinvolto negli illeciti affari di famiglia. Il sequestro ha riguardato anche Roberto Graziano, figlio di Giovanni, recentemente condannato a 9 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, estorsione e concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso. Imponeva agli esercizi commerciali le slot machines di società a lui vicine chiedendo pure il pagamento del pizzo.

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