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Sac, Bonura e Mancini chiedonoconfronto per evitare la svendita

Sac, Bonura e Mancini chiedono confronto per evitare la svendita

Il presidente e l'amministratore delegato dicono la loro sullo stop alla quotazione in Borsa della società che gestisce lo scalo catanese.« La legge di mercato è spietata- dicono - se si vende nel momento del bisogno, il valore si abbassa»

Sac, Bonura e Mancini chiedono  confronto per evitare la svendita

 CATANIA - «Le scelte fatte, in piena legittimità, dai commissari nominati dal presidente della Regione richiedono l’individuazione di misure alternative da definire con urgenza, pena il rischio di compromettere seriamente la società». Lo hanno affermato il presidente della Sac, Salvatore Bonura, e l’amministratore delegato, Gaetano Mancini, sullo stop alla quotazione in Borsa della società che gestisce l’aeroporto di Catania.

 


 «Nessuno può responsabilmente tirarsi indietro - aggiungono -di fronte ai destini della più grande infrastruttura dell’isola, al servizio di 3,5 milioni di siciliani e di 7,3 milioni di passeggeri che vi transitano ogni anno. Bonura e Mancini hanno sottolineato che «non rende ragione a chi ha lavorato con impegno e piena trasparenza dire, come è stato fatto in questi giorni, che la quotazione in Borsa sarebbe stata finalizzata a una 'vendita sottobanco delle azionì. «Il processo di quotazione - hanno spiegato - è pubblico e trasparente per antonomasia, dovendo rendere conto al mercato e agli investitori, sotto il controllo di Consob e Borsa Italiana.

 

Avvalorare sui media congetture, è un atto che diffama chi ha lavorato onestamente su mandato della proprietà, aprendosi al confronto pubblico con numerosi dibattiti. Quindi - hanno osservato - se qualcuno ha notizie di reato, vada in Procura a denunciare. Altrimenti, partecipi al dialogo in maniera costruttiva». Bonura e Mancini hanno rilevato che «avendo a disposizione 60 milioni di euro a fronte dei 165 necessari, si rischia di arrivare con la società in asfissia finanziaria al momento della vendita» e «la legge del mercato è spietata: se si vende nel momento del bisogno, il valore del bene si abbassa».

 

«In quel caso sì che si svenderebbe Sac - hanno concluso Bonura e Mancini - un vero danno per la società, gli enti soci e il territorio. Siccome siamo certi della buona fede di tutti, riteniamo sia necessario aprire con urgenza un tavolo di confronto, che permetta di trovare decisioni che diano certezze sul futuro della società e dei lavoratori».
 

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