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«Quando uccise Loris, Veronica era capace

«Quando uccise Loris, Veronica era capace di intendere e volere»

Si attende il deposito della perizia psichiatrica

«Quando uccise Loris, Veronica era capace di intendere e volere»

Ragusa -  Veronica Panarello era capace di intendere e di volere nel momento in cui avrebbe ucciso suo figlio Loris Stival. Oggi doveva essere il giorno della verità: la perizia psichiatrica sulla mamma di Santa Croce Camerina, sarebbe dovuta arrivare sul tavolo del gup di Ragusa, Andrea Reale, davanti al quale si celebra il processo con rito abbreviato per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. Fino a ieri sera i due periti (Eugenio Aguglia, ordinario di Psichiatria a Catania e Roberto Catanesi, ordinario di Psicopatologia forense a Bari) non avevano inviato la loro relazione e fino ad oggi non si è avuta notizia del'avvenuto deposito. Ma, da alcune indiscrezioni che avevamo già anticipato su questo giornale il 19 marzo, il verdetto sembra scontato: Veronica non presenterebbe quel «quadro psicotico» tale da giustificare una incapacità di intendere e di volere. Né totale, che comporterebbe la non responsabilità penale e dunque il proscioglimento, con l’eventualità di essere ricoverata, se ritenuta pericolosa, in una struttura psichiatrica. Né parziale, che porterebbe a una notevole riduzione dell’eventuale pena a 16 anni di carcere.


Dunque, se le anticipazioni dovessero essere confermate, Veronica si presenterà da imputata “normale” il 20 giugno, alla prossima udienza del processo a suo carico. Sul tavolo, però, resta un’altra questione: l’ipotesi di un disturbo di personalità. Su questo potrebbe esserci un’apertura da parte dei periti, anche se in questo caso non ci sarebbero quegli «scivolamenti psicotici» così gravi da perdere, anche momentaneamente, «il senso della realtà». Anche perché non reggerebbe neanche la «amnesia dissociativa», ovvero la cancellazione di una parte del ricordo. Con un giudizio chiaro sulle tante contraddizioni e sulle “verità variabili” dell’imputata: non amnesie patologie, ma piuttosto un «atteggiamento difensivistico» legato a una strumentalizzazione.


I periti non dovrebbero inoltrarsi sul terreno del movente del delitto. Anche perché nei colloqui Veronica non ha mai fatto un’ammissione. Ma è possibile che si arrivi a tracciare quello che gli esperti definiscono «inversione del ruolo genitoriale». Ovvero: considerare Loris non come un bambino di 8 anni, ma come un adulto. Ritenendo che, se avesse scoperto qualcosa che non doveva scoprire, sarebbe stato l’artefice consapevole della distruzione della sua vita affettiva, familiare e sociale.


C’è anche attesa per l’esito della risonanza magnetica chiesta dal difensore Francesco Villardita per «verificare le condizioni neuroradiologiche, morfologiche e funzionali» del cervello di Veronica. Uno strumento che Giuseppe Catalfo (psichiatra nominato dall’avvocato Daniele Scrofani, parte civile per Davide Stival) non esita a definire «privo di alcun fondamento scientifico, perché attestato soprattutto su cavie da laboratorio, in una impostazione pschiatrica tramontata da oltre un secolo». Per Catalfo «i ctu del tribunale non hanno voluto lasciare nulla di intentato, anche per rispondere alla fortissima pressione sociale sul caso». Per lo psichiatra in questi mesi «s’è svolto un lavoro accurato, garantito da esponenti di altissimo profilo». Ma se non ci fosse di mezzo Veronica, con tutto il circus mediatico annesso, questa «sarebbe stata una delle perizie più facili e chiare della mia carriera», ammette.​

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