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Sparò (uccidendolo) a un ladro nel suo podere, il suo legale: «Va scarcerato aspettando la Cassazione»

Giuseppe Caruso è stato condannato a 17 anni di reclusione per aver ucciso a colpi di pistola la notte del 25 aprile del 2013 il 27enne Roberto Grasso

Uccise giovane nel suo podere: ricorre in Cassazione contro condanna

«Ritengo ci siano tutti i presupposti giuridici e fattuali perché il Supremo Collegio annulli questa sentenza di condanna che ritengo assolutamente errata ed ingiusta. Non fu omicidio volontario, ma sacra legittima difesa».

Lo afferma l’avv. Giuseppe Lipera, che ha rivolto un appello al Tribunale della Libertà di Catania «perché nelle more della statuizione della Corte di Cassazione, decida se rimettere in libertà» il suo assistito, Giuseppe Caruso, l'anziano condannato il 27 ottobre del 2015 dalla prima Corte d’Assise di Catania a 17 anni di reclusione per aver ucciso a colpi di pistola la notte del 25 aprile del 2013 il 27enne Roberto Grasso, sostenendo di averlo ritenuto un ladro che si era introdotto nel suo fondo agricolo di Puntalazzo di Mascali.

L’avv. Lipera sottolinea come Caruso, ora 74enne - agli arresti domiciliari nella sua abitazione dopo alcuni mesi trascorsi nel carcere di Piazza Lanza - sia stato «condannato neppure per eccesso colposo ma addirittura per omicidio volontario sia in primo che in secondo grado e dovrebbe scontare 14 anni di carcere», si è rivolto al Tribunale della Libertà «perché, nelle more della statuizione della Corte di Cassazione, decida se rimettere in libertà» il suo assistito per «mancanza di esigenze cautelari» ed attende che venga fissata udienza.

Lipera ha reiteratamente chiesto alla Corte d’Appello di Catania la remissione in libertà di Caruso, «non sussistendo nessun tipo di esigenza cautelare (pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato, pericolo di inquinamento probatorio)». "Non solo reputo ingiusta la condanna e quel titolo di reato (omicidio volontario) - sostiene il legale - ma dopo cinque anni agli arresti domiciliari ritengo inaccettabile e inammissibile il protrarsi della limitazione della sua libertà». 

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