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Meno agrumeti e più cannabis, così l'Isola è diventata la Jamaica d'Europa

L'Isola grazie al clima temperato e alla posizione tra due continenti è ormai stabilmente ai primi posti per numero di piantagioni scoperte e operazioni antidroga

Meno agrumeti e più cannabis, così l'Isola è diventata la Jamaica d'Europa

CATANIA - C’è un triangolo di terra in mezzo al Mediterraneo che è diventato il paradiso di produttori e trafficanti di cannabis. Stiamo parlando della Sicilia, isola che grazie al clima temperato e alla posizione tra due continenti è ormai stabilmente ai primi posti per numero di piantagioni di marijuana scoperte e operazioni antidroga contro i derivati della cannabis. Segno che ormai anche la narcomafia ha capito quanto sia remunerativo il traffico illegale di erba e hashish, sostanze certamente meno costose di droghe pesanti come la cocaina ma sempre più diffuse a livello sociale, quindi sempre più richieste dal mercato.

 


I numeri della relazione annuale della Direzione Centrale Servizi Antidroga sono allarmanti, ma basta leggere le cronache di tutti giorni per farsi un’idea della situazione: notizie come “Sequestrata una piantagione in un agrumeto”, “L’erba coltivata tra i pomodorini”, “C’era la cannabis nella serra delle rose”, “Sotto il frutteto nascoste mille piante di canapa” sono ormai quotidiane e ci fanno capire come la coltivazione della cannabis, che spazia dalle piccole colture per uso personale a quelle su larga scala in piantagioni all’aperto ed in strutture indoor come le serre, sia diventata un fenomeno di proporzioni gigantesche.

 

Ormai da anni i sequestri di piante hanno superato quelli di erba essiccata e anche nel 2014 la Sicilia - secondo la relazione della DCSA - è stata la regione con il più alto numero di piante eradicate: 48.185 (contro le 13.588 della Puglia e le 12.985 della Calabria) con un aumento del 351% rispetto al 2013. Cifre che mettono la Sicilia al primo posto fra le regioni italiane per produzione di cannabis.

 

Alla base di un così “florido” sviluppo c’è anche e soprattutto il clima della Sicilia. Secondo l’ultimo rapporto del l’Unodc, l’Ufficio per la droga ed il crimine dell’Onu, sul consumo di droga nel mondo, sarebbero proprio il clima ed il mix giusto di sole ed umidità ad invogliare i coltivatori di marijuana ad agire nella nostra isola. E le zone interne tra Palermo e Trapani sarebbero quelle ottimali per la produzione di alta qualità con un “microclima” che permette la migliore crescita della piante.
Ma dietro l’impennata dei numeri sulla marijuana in Sicilia c’è anche la mafia. L’oro verde non poteva sfuggire alle attenzioni di Cosa Nostra che, dopo le lunghe stagioni di accordi con la mafia albanese e le organizzazioni criminali del Nord Africa che permettevano di importare in Sicilia grandi quantità di erba e di hashish, ha cominciato a produrre in proprio la droga: la coltivazione diretta offre infatti maggiori guadagni e meno rischi per il trasporto. Anche se adesso la mafia si sarebbe specializzata persino nell’esportazione, commercializzando all’estero buona parte dell’erba prodotta in Sicilia.

 

Ecco spiegato il proliferare di piantagioni un po’ in tutta l’isola, dalle pendici dell’Etna alle zone scarsamente abitate tra Palermo e Trapani, dalle serre del Ragusano alle valli del Nisseno. Così, se i prodotti locali non tirano più, ci sarebbe una parte dei coltivatori che ha pensato di convertirsi all’unico settore che sembra non essere stato sfiorato dalla crisi: la droga. Secondo alcune indagini in corso, ci sarebbero agricoltori che ricevono i semi direttamente dai clan. E coltivano. Oppure affittano le serre alle cosche che si occupazioni di produrre la cannabis. Ci sarebbero poi anche allevatori che si sono trasformati in guardiani dei campi di marijuana: in cambio di soldi, con la scusa di far pascolare le pecore o le mucche in realtà controllano che nessuno si avvicini alle coltivazioni. Un po’ come avviene nella foresta amazzonica della Colombia con le piantagioni di cocaina.

 

A governare queste dinamiche sono sempre e comunque le leggi di mercato. E benché i numeri parlino di un calo generalizzato del consumo di droghe, la richiesta di cannabis e derivati resta molto alta. L’Osservatorio europeo sulle droghe di Lisbona (Oedt) conta in Italia circa 5 milioni di consumatori di droghe leggere. In realtà mancano dati aggiornati sul consumo nella popolazione adulta, ma si sa che l’erba spopola sempre più tra i ragazzi: nel 2014 - secondo la Relazione sulle tossicodipendenze del Dipartimento politiche antidroga -quasi uno su quattro ha fumato marijuana o hashish almeno una volta, in aumento di due punti percentuali rispetto all'anno precedente.

 

La Sicilia ha anche il primato della regione con il maggior quantitativo di hashish sequestrato: 78.676 chilogrammi, contro i 4.083 kg della Lombardia e i 3.311 kg della Toscana. Dati che testimoniano il ruolo centrale dell’Isola non solo nella produzione ma anche nel traffico di sostanze stupefacenti. E due delle più imponenti operazioni antidroga degli ultimi mesi sono state portate a termine proprio in questo triangolo di terra in mezzo al Mar Mediterraneo: 70.966 kg di hashish sequestrati nelle acque antistanti l’isola di Pantelleria (Trapani) e 2.062 chili di marijuana albanese rinvenuti in un peschereccio nel Porto di Catania.

 

Ma recentemente l’importazione di erba dall’Albania ha subito un rallentamento, probabilmente proprio perché le cosche mafiose hanno deciso di passare all’autoproduzione e di trasformare la Sicilia nella Jamaica d’Europa.

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