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Stabile di Catania, ecco i motivi del crac

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Stabile di Catania, ecco i motivi del crac

CATANIA. L’hanno chiamata «operazione trasparenza». Ma forse sarebbe stata meglio chiamarla «operazione verità amara» su un buco da quasi 12 milioni e mezzo di euro. Per l’esattezza di 12 milioni 338 mila euro. A tanto ammontano i debiti accumulati negli anni dal teatro Stabile. Il dato è contenuto all’interno della relazione che gli ispettori dell’assessorato al Turismo hanno depositato sul tavolo dell’as - sessore Antony Barbagallo che qualche mese fa, davanti alla gravissima crisi del teatro e ai lavoratori in assemblea permanente, ha disposto una verifica finanziaria sul teatro con l’obiettivo di individuare le cause che hanno portato a questa spaventosa voragine nei conti.

Nella relazione, inviata anche al dirigente generale dell’assessorato, Sergio Gelardi, gli ispettori Nicola Galizzi e Vincenzo Randazzo individuano le cause di tale disastro, causato soprattutto, secondo quello che si legge nel documento, a stabilizzazione di dipendenti, assunzioni di stagionali non a norma perché in violazione della spending review, concessioni contrattuali, ma anche a spettacoli prodotti quasi tutti in perdita, diminuzione dello sbigliettamento e documentazioni relative a spese varie. Nel documento i due ispettori si soffermano in primo luogo sulle criticità nelle «Procedure eseguite per la selezione del personale tra il 2011 e il 2015».

E scrivono...«A titolo esemplificativo nel maggio 2011, 17 unità risultano assunte senza alcuna procedura di evidenza pubblica. Si rileva che tale comportamento è stato giustificato dal direttore artistico, il quale ha sostenuto che si è avvalso di un elenco di soggetti che avevano già collaborato in annualità precedenti col teatro...Anche nel febbraio 2015 in presenza di 28 unità di personale assunto a tempo determinato il direttore ha ribadito che si è avvalso del medesimo elenco redatto per il 2015. Dall’analisi dell’elenco del personale solo 14 soggetti risultano regolarmente inseriti, mentre i rimanenti 14 non sono presenti».

Più avanti gli ispettori si soffermano sulle assunzioni a tempo indeterminato di personale già assunto a tempo determinato e spiegano che queste «scaturiscono da un accordo sindacale che ha comportato l’introduzione di un aumento di merito per il miglioramento dei servizi e della produttività che a regime ha determinato una 15ma mensilità che ha comportato per il teatro un ulteriore impegno dal 2012 in poi di 100 mila euro circa per annualità. Tale accordo è stato sospeso, ma non ancora revocato, per mancanza di fondi dal 2015».

E proseguono: «E’ stato previsto inoltre in tale contrattazione di II livello l’assunzione a tempo indeterminato con part-time verticale di 13 nominativi già impiegati in contratti stagionali...per un costo pieno dalla data di assunzione del 31-12- 2015 di circa 856.486 euro...». Sul nodo relativo proprio alle assunzioni gli ispettori evidenziano che le leggi vigenti «prevedono il divieto di assunzioni del personale in società partecipate della Regione ed in enti sottoposti a controllo e vigilanza».

Oltre alla contestazione relativa alle assunzioni a tempo indeterrminato i due funzionari inviati da Barbagallo mettono sul «banco degli imputati» per la voragine del teatro anche le decisioni prese per le assunzioni a tempo determinato. Ed evidenziano anche una particolare spaccatura che si ebbe nella seduta del consiglio di amministrazione del teatro il 25-2-2011, quando il Cda, ma col voto contrario del presidente allora in carica Pietrangelo Buttafuoco e del vicepresidente Marcoccio, decise di «assumere a tempo determinato le maestranze funzionali alla stagione teatrale in corso in contrasto alla delibera assembleare del 28-1-2011 che aveva nelle intenzioni il compito di confermare il blocco delle assunzioni ai sensi della spending review». A queste violazioni contrattuali gli ispettori aggiungono anche passaggi di qualifica di dipendenti che nel 2016 comporteranno maggiori oneri per 28.430 euro annui. Ma le gravi problematiche riscontrate nella conduzione del teatro, secondo gli ispettori, riguarderebbero anche l’acquisto di beni e servizi tra il 2013 e il 2015. «Gli ispettori - si legge nella relazione - hanno proceduto alla verifica a campione delle procedure adottate.

A riguardo occorre precisare che tenendo conto della sentenza del tribunale di Catania (II sez. Lavoro)...trova applicazione la circolare n. 30 del 5-12-2015 della Ragioneria generale che prevede disposizioni per la razionalizzazione della spesa valide per le annualità 2014 e 2015». Entrando nel dettaglio delle spese «a campione», gli ispettori rilevano che «nei compensi a professionisti, consulenze varie, spese di rappresentanza, trasporti, spese biglietteria, compenso assistenzi viaggi e trasporti, pulizia locali ...non si evince dalla documentazione alcuna procedura di opportunità, verifica ed economicità delle esigenze dei servizi forniti al teatro dai professionisti incaricati».

E inoltre che «nell’acquisizione di servizi da parte di fornitori, si evidenzia che non è stato reperito nessun albo Fornitori dal quale possa scaturire una preventiva selezione al fine di acquisire i servizi necessari alle migliori condizioni di mercato». E ancora: «Relativamente alla contrattualizzazione dei professionisti non si evince dalla documentazione fornita alcuna procedura di bando/selezione al fine di verificarne l’opportunità, la professionalità, l’economicità».

E lo stesso vale «per le procedure di acquisizione di servizi da parte di fornitori...». Gli ispettori infine prendono in esame anche la «Verifica di redditività di alcune produzioni realizzatei: incasso lordo “Scusate la polvere” 7.776 euro. Costi allestimento 22.489. Incasso lordo “Il giardino dei ciliegi” 51.261 euro. Costo allestimento 61.915 euro. Incasso netto “Otello”60 mila euro. Costo decentramento “Otello” 23.934. Incasso lordo “La pazza”52.630 euro. Costi allestimento 57.017». Gli ispettori si soffermano anche su Bilanci, disavanzi, situazione patrimoniale e Consuntivi, evidenziando alla fine un quadro molto pesante della situazione debitoria dell’ente che dovrà essere affrontata dall’assessore nell’ambito del piano di risanamento. Da voci non controllate, comunque, arrivano presunte possibili dimissioni del Cda e resa dei conti generale. Forse un possibile commissariamento del teatro non è più questione da scartare a priori. 

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