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Catania, intrecci tra la mafia e la massoneria

Catania, intrecci tra mafia e massoneria In manette Aldo Ercolano e imprenditori Rapisarda

Sei arresti della Gdf per associazione mafiosa e turbativa d'asta

Indagate altre cinque persone, tra cui alcuni avvocati VIDEO FOTO

Catania, intrecci tra mafia e massoneria In manette Aldo Ercolano e imprenditori Rapisarda

I finanzieri del Comando provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale etneo su richiesta della Dda nei confronti di sei perspone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e turbata libertà degli incanti.

In manette sono finiti Aldo Ercolano, ritenuto il reggente dell’ominimo clan mafioso, di 42 anni (finito in carcere), Sebastiano Cavallaro, 59 anni (finito in carcere), Giuseppe Finocchiaro, 38 anni (finito in carcere), Francesco Rapisarda di 73 anni (finito ai domiciliari), Adamo Tiezzi di 54 anni (finito ai domiciliari) e Carmelo Rapisarda 77 anni (finito ai domiciliari).

L’inchiesta, denominata “Brotherhood” ha consentito di arrestare gli esponenti di vertice della famiglia mafiosa dei “Santapaola-Ercolano” e, specificatamente, della frangia riconducibile ad Aldo Ercolano, il figlio del di Sebastiano Ercolano e il fratello di Mario Ercolano, boss indiscusso del sodalizio fino al suo arresto e oggi detenuto per associazione di stampo mafioso. Aldo Ercolano è peraltro il cugino dell’omonimo Aldo Ercolano oggi 56enne condannato, insieme a Nitto Santapaola, quale mandante dell’omicidio del giornalista Pippo Fava.

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Ad Aldo Ercolano, ritenuto il reggente del clan “Ercolano”, riconducibile a “cosa nostra” catanese e già sorvegliato speciale con obbligo di firma e al suo stretto sodale Sebastiano Cavallaro è contestata l’associazione mafiosa finalizzata all’estorsione, al traffico di stupefacenti, al recupero crediti, alla turbativa d’asta e all’acquisizione diretta o indiretta del controllo e gestione di attività economiche.

Diversi gli episodi estorsivi ricostruiti dai finanzieri nel corso delle indagini nei confronti di titolari di noti locali di ristorazione, alcuni dei quali effettuati personalmente dall’attuale “reggente” della famiglia con la collaborazione del suo uomo di fiducia Giuseppe Finocchiaro, anch’egli destinatario di misura cautelare in carcere. E ogni volta veniva “sopeso” il nome della famiglia “Ercolano”. È stata poi anche registrata l’attività di recupero crediti svolta dalla famiglia mafiosa, dietro compenso, per conto di altre persone come pure l’attività di intimidazione mafiosa finalizzata all’aggiudicazione di aste giudiziarie o a favorire l’assegnazione di pubbliche gare in favore di imprenditori “amici”.

Le indagini hanno pure permesso di riscontrare l’altra attività tipica delle organizzazioni mafiose, ossia il pagamento del cosiddetto “stipendio” agli affiliati detenuti e ai loro familiari.

È stata, in particolare, accertata la puntuale consegna da parte di Cavallaro dello “stipendio” alla moglie di Nunzio Zuccaro, condannato con sentenza definitiva a 30 anni di carcere per associazione mafiosa quale appartenente al clan “Santapaola-Ercolano” e autore dell’omicidio di Francesco Romeo, avvenuto a Misterbianco il 16 febbraio 1992.

Un elemento assolutamente peculiare – spiegano i finanzieri - che caratterizza l’indagine è rappresentato dall’accertamento di strettissimi rapporti fra la criminalità organizzata ed esponenti della massoneria catanese (da cui il nome dell’operazione: “Brotherhood” - fratellanza).

Il punto di contatto fra le due organizzazioni era rappresentato da Sebastiano Cavallaro, uomo di fiducia della famiglia Ercolano e “primo diacono” della “Gran Loggia Massonica Federico II Ordine di stretta osservanza”.

Questi ha svolto un ruolo di collettore tra richieste illecite di imprenditori massoni e la famiglia mafiosa degli “Ercolano”.

Significative in questo senso sono le attività - condotte su richiesta proprio del “Sovrano” della loggia massonica, Francesco Rapisarda - tese a far desistere, con ogni mezzo, imprenditori dalla partecipazione a un’asta fallimentare per l’aggiudicazione di un complesso industriale, già di proprietà dei fratelli Rapisarda, garantendo così agli stessi di rientrarne in possesso a un prezzo significativamente ribassato (da 1,3 milioni a 273 mila euro).

Ecco perché il gip ha arrestato contestando loro il reato di turbativa d’asta i fratelli Carmelo e Francesco Rapisarda, titolari della “Mediterranea Costruzioni Metalmeccaniche S.p.a.” e di Adamo Tiezzi (persona, vicina a Cavallaro e con precedenti per traffico di stupefacenti ed estorsione) nonché il sequestro di tutti i beni aziendali mobili e immobili della società.

 

 

In altre occasioni l’intervento del “fratello” Cavallaro è stato sollecitato al fine di ottenere, con l’intervento di Aldo Ercolano, l’aggiudicazione di appalti per lavori pubblici in favore di imprenditori “fratelli massoni” come nel caso dei lavori per la Riqualificazione e recupero area ex mattatoio comunale con annesso lavatoio” indetti dal Comune di Santa Maria di Licodia.

Le risultanze investigative hanno, peraltro, trovato riscontro nelle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia secondo i quali Aldo Ercolano, sin dal 2002, era responsabile per la famiglia nell’area di “Picanello” e per i paesi delle “Aci” e, dopo l’arresto del fratello Mario avvenuto nel 2010, era diventato il riferimento di tutti i gruppi mafiosi riconducibili agli “Ercolano”.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono stati notificati provvedimenti di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ulteriori 5 indagati, tra cui alcuni professionisti catanesi, ovvero gli avvocati Pietro Munafò e Antonino Tirrò, rispettivamente procuratore della Unicredit Leasing Spa (che risulterebbe coinvolta nell’episodio della riacquisizione da parte dei Rapisarda della struttura che ospitava la fallita Mediterranea Costruzioni Metalmeccaniche Spa) e legale dei Rapisarda, accusati entrambi di turbativa d’asta; nonché l’avvocato Antonino Drago e tali Antonino Finocchiaro e Christian Puglisi, ai quali sono contestati i reati di estorsione e usura.

IL GRAN MAESTRO: «LOGGIA ESTRANEA A COLLEGAMENTI»

«Relativamente agli ipotizzati collegamenti dell’associazione con esponenti della criminalità organizzata catanese, se ne dichiara la assoluta estraneità, riservandosi di intraprendere ogni azione a difesa e tutela dell’onorabilità della Gran Loggia Italiana Federico II - Ordine di Stretta Osservanza». Lo afferma in una nota il legale rappresentante e Gran Maestro della Gran Loggia Italiana Federico II - Ordine di Stretta Osservanza Sebastiano Massimo Pellegrino, intervenendo in merito agli arresti operati ieri della Guardia di finanza di Catania con l’operazione "Brotherhood» nei confronti di sei presunti esponenti del clan Ercolano tra cui il reggente Aldo Ercolano, per i reati di associazione mafiosa, estorsione e turbata libertà degli incanti al termine di indagini nelle quali sono emersi anche contatti tra esponenti di una loggia massonica e Cosa Nostra catanese. Tra gli arrestati anche il Sovrano ed il primo diacono della Gran Loggia Massonica Federico II Ordine di stretta osservanza Francesco Rapisarda e Sebastiano Cavallaro.

Il Gran Maestro della loggia ripone «la massima fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria, augurandosi che i membri inquisiti possano dimostrare la loro totale estraneità ai gravi fatti che vengono loro contestati, appresi dalla stampa» e sottolinea che l’Associazione «ha provveduto alla loro sospensione dall’Ordine, riservandosi di procedere alla loro espulsione, acclarati i gravi fatti che vengano agli stessi contestati».
Pellegrino aggiunge che l’Associazione «non ha scopo di lucro e persegue l’elevazione ed il progresso degli uomini, la realizzazione della fratellanza universale, l’unione di coloro che hanno scelto di intraprendere la via iniziatica attraverso la pratica applicazione dei Principi fondamentali della Libera Muratoria e l’osservanza degli Antichi Doveri. Non sono ammessi coloro che perseguono finalità sovversive, antisociali, illegittime, immorali e comunque incompatibili con i principi massonici».(ANSA).

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