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Grandi evasori, Nebrodi, ex Asi

Grandi evasori, Nebrodi, ex Asi Caccia a 12 mld in odor di mafia

Riscossione Sicilia: stretta e controlli su 4500 imprese

Grandi evasori, Nebrodi, ex Asi Caccia a 12 mld in odor di mafia

CATANIA. Tre riserve (finora) protette, dove si nascondono mafiosi di varia taglia. La prima è quella dei cosiddetti “grandi evasori” in attività ad alto tasso d’infiltrazione. Nella seconda, correlata all’agguato al presidente del Parco dei Nebrodi, la gestione di terreni e pascoli è in mano alla criminalità. La terza riserva, finora la meno scandagliata, promette riscontri-choc: interi pezzi delle aree industriali occupati, in regime abusivo, da imprese legate a Cosa Nostra.

Parte la caccia grossa agli evasori siciliani in odor di mafia: Riscossione Sicilia, in accordo con prefetti e forze dell’ordine, stringerà il cerchio attorno a imprese e imprenditori non al di sopra di ogni sospetto. La stima della società partecipata della Regione sul monte-crediti potenzialmente interessato da evasori-mafiosi «è di almeno 12 miliardi di euro», certifica Antonio Fiumefreddo. Una cifra impressionante, pari alla metà del buco nero da record degli ultimi otto anni in Sicilia: 23 miliardi di tributi evasi.

L’amministratore unico di Riscossione Sicilia è stato audito a Catania lo scorso 30 maggio in Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Subito dopo ha concordato con il prefetto di Catania, Maria Guia Federico («che ringrazio per la sensibilità e per l’attenzione») un piano con «le azioni prioritarie che metteremo in campo fin dai prossimi giorni». Per realizzarlo, Riscossione Sicilia metterà in strada 170 ufficiali esattoriali, facendoli uscire dagli uffici. La notifica degli atti “normali”, infatti, è affidata a una società esterna. La prima misura è stata già messa nero su bianco da una disposizione interna alla società.

La caccia ai grandi evasori: 500 per ogni provincia - e dunque 4.500 in tutta la Sicilia - «che procederemo ad aggredire» in ordine decrescente di debito. Comunque sempre superiore a 500mila euro per ognuno. E, «senza voler generalizzare», le sei categorie a più forte tasso di evasori (appalti pubblici, rifiuti, trasporti, commercio di carne, pesce e ortofrutta) sono quelle «largamente infiltrate dalla criminalità organizzata e mafiosa».

Con un dato di fondo: «L’analisi che abbiamo effettuato in questi mesi - scrive Fiumefreddo ai prefetti - ha accertato che l’azione della riscossione nei confronti di questi cittadini evasori è stata pari a zero». Con debiti che arrivano anche a 10 milioni di euro. Per non parlare dei casi in cui gli evasori totali, intestatari di aziendemeteora che aprono e chiudono nel giro di pochi anni, hanno lasciato buchi fiscali anche di 200 milioni di euro. Gli ufficiali avranno una doppia missione: notificare gli atti, ma soprattutto di «ricercare i beni sottratti in maniera fraudolenta alla riscossione» e di «avviare tutte le procedure esecutive, mobiliari e immobiliari».

L’obiettivo è di concludere il monitoraggio dei 4.500 grandi evasori entro un anno, con report trimestrali da consegnare al direttore dell’ufficio Grandi evasori, Ermanno Sorce, il quale potrà chiedere «in caso lo reputi opportuno» che gli ufficiali di riscossione siano scortati dalla guardia di finanza in notifiche più a rischio. Le altre misure partono in regime sperimentale a Catania, ma saranno a breve scadenza estese a tutta l’Isola.

A partire dall’accerchiamento (esattoriale) della mafia dei pascoli. Dal Parco dei Nebrodi, ad esempio, «emerge un profilo di evidente elusione fiscale». Dai riscontri già effettuati da Riscossione Sicilia, infatti, in decine di casi mancano i pagamenti di canoni demaniali e di tasse di trasferimento dei terreni. Dunque i presunti mafiosi che fanno le truffe sui contributi Ue per i terreni vengono segnati da una “lettera scarlatta” esattoriale: sono, prima di tutto, evasori.

La sede catanese di Riscossione, ad esempio, comincerà «il controllo, area per area, dei terreni ricadenti nel Parco dell’Etna, anche in collaborazione con il Corpo Forestale, per accertare la correttezza dei passaggi di proprietà in relazione all’adempimento degli oneri fiscali e tributari». La tesi? «Il controllo esattoriale diventa disvelatore anche delle dinamiche criminali sui territori». «Nulla come l’evidenza nasconde l’imbroglio». Il terzo campo d’azione riguarda gli 11 ex Consorzi Asi (uno per provincia, più Gela e Caltagirone), oggi di competenza dell’Irsap. Il cui ex presidente, Alfonso Cicero, aveva già segnalato numerose anomalie.

Nelle aree industriali si ripropone dunque una situazione analoga ai Parchi. «La lettura dei tabulati dei grandi evasori - rivela Riscossione Sicilia - fa emergere nomi, di accertato spessore criminale, che è probabile coincidano con quelli coinvolti nelle assegnazioni abusive delle aree dei parchi e delle superfici degli ex Consorzi Asi». In particolare, ci sono «aree del demanio - scrive Fiumefreddo ai prefetti - indebitamente occupate da soggetti che non risulterebbe abbiano legittimazione e che hanno semplicemente, con la complicità degli organi delle Asi che si sono succeduti, occupato il sedime per installarvi le attività».

Per l’amministratore unico di Riscossione ci si potrebbe trovare davanti a «enclave in mano a Cosa Nostra». Un piano utopico? «Partiamo - sostiene Fiumefreddo - con la piena condivisione del presidente Crocetta, la vicinanza di prefetti e forze dell’ordi - ne. Vogliamo spezzare il filo rosso che lega grandi evasori e mafia attraverso la leva fiscale. Tocca a noi, basta soltanto fare il nostro dovere».

Twitter: @MarioBarresi 

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