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Il reportage: Odissea di fuoco, viaggio tra le fiamme

Il reportage: Odissea di fuoco, viaggio tra le fiamme

Il racconto dal fronte di fuoco comincia dall’autostrada. Le fiamme lambiscono le carreggiate e lo scirocco solleva dense colonne di fumo. Le auto sfrecciano veloci per sfuggire alla trappola infernale e guadagnare terreno verso una via di fuga. Ma una dopo l’altra si ritrovano in una coda che cresce a vista d’occhio all’imbocco di Buonfornello, il punto in cui l’autostrada si biforca: da un lato va verso Catania, e diventa A19, dall’altro si dirige verso Messina, e si chiama A20.

E proprio sul versante tirrenico il traffico si ferma. In coda sale l’angoscia, e sarà Odissea nel labirinto di fuoco. La polizia apre un varco per tornare indietro. Le auto si muovono verso la statale 113. Si procede con una certa scioltezza, poi cominciano i rallentamenti e infine si cammina a passo d’uomo. Le fiamme si vedono a distanza di sicurezza ma, superato il bivio di Lascari, tutto diventa più difficile. La zona di Mazzaforno, una distesa di sabbia e di villette circondate dal verde, sta bruciando. Le fiamme arrivano fin sulla strada e circondano una casa di fronte al vivaio "Salaverde».

I proprietari hanno fatto in tempo a scappare e ora vedono sotto gli occhi lo scempio che avanza. Il rogo è penetrato all’interno e apre un varco sul tetto che si allarga sempre di più. Un’autobotte dei vigili del fuoco arriverà dopo una ventina di minuti. Potenti getti d’acqua domano le fiamme ma quando sembra che l’incendio sia spento alle loro spalle ne divampa un altro. E poi ancora un altro sul lato che costeggia il vivaio mentre una signora impreca contro tutti: «Siamo soli, siamo soli».

Non è proprio così: e la folla di vigili, poliziotti, carabinieri, forestali offre la testimonianza della mobilitazione che sembra soffrire però la mancanza di un piano di coordinamento. Qualche chilometro più avanti si levano colonne di fumo sempre più nere, si cerca di avanzare tra sirene e autobotti sotto un sole cocente. Il termometro segnala una temperatura di 46 gradi. Il viaggio prosegue tra le fiamme sotto un cielo coperto da un’immensa nube nera. Il sole è oscurato. Torna, come nel 2007, la scena di una vera Apocalisse, quando nove anni fa, gli incendiari attuarono un piano perfetto: attesero la giornata rovente, segnalata dalle previsioni meteo, ed entrarono in azione in vari punti alle otto della sera quando i Canadair non possono volare. E non riescono a farlo neanche quando le raffiche di vento bloccano i decolli.

Le auto si arrampicano sui tornanti delle Madonie che portano al santuario di Gibilmanna. Da qui le fiamme e il fumo si vedono in lontananza ma l’Odissea continua. Nelle case della zona l'energia elettrica è interrotta, l’acqua non scorre. L’ospedale di Cefalù è circondato dalle fiamme, che restano a una distanza di sicurezza, ma il fumo si fa sempre più asfissiante. Dalle finestre si vede un brulichio di camici e divise. La direzione riduce le attività ambulatoriali, rinvia i ricoveri programmati e dimette i pazienti che possono andare a casa. Tutti si preparano ad affrontare una notte di paura.

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