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Cefalù: in cenere ristorante e pub sul lungomare. Sindaco: «Sono atti criminali»

Cefalù: in cenere ristorante e pub sul lungomare. Sindaco: «Sono atti criminali»

Cefalù: in cenere ristorante e pub sul lungomare. Sindaco: «Sono atti criminali»

Tra le strutture annerite e gli scheletri degli arredi il proprietario del ristorante «Al Giardino», Giuseppe Mogavero, si aggira sconsolato. «Non esiste più nulla. Tutto è stato distrutto», dice. Il «Giardino» era uno dei locali più importanti (400 posti, una grande sala) del lungomare di Cefalù dove il fuoco è arrivato dall’alto e ha devastato case, depositi, strutture e cancellato uno dei posti più rinomati della movida: il pub-discoteca «Le Vele». Il locale non esiste più. Le palme bruciate, le piste devastate, gli arredi anneriti. Due giovani che lavoravano qui come animatori si aggirano tra le sale divorate dalle fiamme. «Ci aspettava una stagione promettente. Il nostro lavoro è già finito» dicono mentre i turisti riempiono il lungomare e qualcuno riprende lo scempio e qualche fumarola ancora attiva sui tronchi degli alberi che abbellivano il giardino.

I due locali - il pub e il ristorante - sono uno accanto all’altro nel punto più frequentato del lungomare. «Siamo nel pieno di un’area urbanizzata eppure il sistema di protezione civile non ha funzionato», denuncia il sindaco Rosario Lapunzina che arriva per verificare i danni. Un calcolo? «Impossibile. Non voglio dare numeri a caso ma solo in questo posto sono andati in fumo centinaia di migliaia di euro senza parlare delle perdite di posti di lavoro».
 Il sindaco ha fatto, con i funzionari dell’ufficio tecnico, un giro di ricognizione. Ha visto depositi danneggiati, case abbandonate, turisti in fuga. «Un centinaio - dice - li abbiamo accolti nella sala del consiglio comunale». Erano fuggiti da alcuni alberghi evacuati sia sul lungomare sia nelle zone balneari. Lentamente la situazione sta tornando alla normalità.

I danni maggiori si contano nelle campagne e nelle contrade più rinomate. La zona di Sant'Ambrogio, un’oasi naturale che comprende anche la spiaggia della Playa, è stata assediata dalle fiamme che sono partite dalla foce del fiume Carbone sulla statale 113. Si tratta della zona più lontana dalle aree investite dal fuoco. «Mi sembra chiaro - dice il sindaco - che qualcuno nel pomeriggio si è recato lì con il proposito di appiccare l’incendio. Sono atti criminali che hanno provocato danni incalcolabili».

E anche devastazioni di vaste fette del territorio. Le aree verdi più colpite sono quelle di Campella dove il rifornimento idrico alle famiglie è assicurato dalle autobotti del Comune, Presti, Monte, Vallegrande, Ferla. Sono le contrade di maggiore pregio naturalistico. Le fiamme hanno distrutto il verde e l’habitat com'era già accaduto nell’estate di fuoco del 2007. Quelle ferite sono state tutte riaperte. E altre ne sono state inferte al promontorio del Club Med per il quale la società proprietaria ha programmato un piano di rilancio da 75 milioni per farlo diventare il resort a cinque tridenti più lussuoso d’Europa per un ritorno della «dolce vita" cefaludese.

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