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Veronica, per i periti del gup è sana di mente

Veronica Panarello per i periti del gup è sana di mente. In ballo più o meno 10 anni di pena

La donna è accusata di aver ucciso nel 2014 il figlio Loris di 8 anni
Le carte del processo. Telecamere e tabulati ai raggi x

Veronica Panarello per i periti del gup è sana di mente. In ballo più o meno 10 anni di pena

Ragusa -  Chissà che penserebbe di lei, Cesare Lombroso, a vederla arrivare nell’interrato del tribunale di Ragusa, scortata dalla polizia penitenziaria. Ore 9,15 di ieri: Veronica Panarello - pantaloni neri e maglietta nera bardata di pizzo, con una nuova montatura viola per gli occhiali - sembra ingrassata rispetto all’ultima sua uscita pubblica. Sguardo pimpante, accenna un sorriso a chi l’accoglie nell’aula del processo.


Che c’entra il teorico del «criminale per nascita» con la donna accusata di aver ucciso suo figlio Loris? Molto più di quanto si possa pensare. Perché da ieri mattina, - nell’udienza davanti al gup di Ragusa, Andrea Reale - il destino della mamma di Santa Croce Camerina è in parte legato alla versione “2.0” del padre dell’antropologia criminale. In aula si discute - come ormai si fa da mesi - del cervello di Veronica. Un tuffo in un buco nero. «Personalità disarmonica», per i periti del gup, ma capace di «intendere e volere ora e prima» e di «rimanere in giudizio». Ma la difesa, pur accettando la «capacità di intendere», dice che lo stesso non è per il «volere», condizionato da «sintomi psicopatologici con disturbi della personalità che incidono in maniera cospicua sul suo agire». Leggasi, in controluce: soprattutto nella scena del delitto descritta (e mai confermata dalle indagini), col suocero che uccide il bambino e lei che resta «pietrificata». Questioni di lana caprina? Tutt’altro. Perché sul confine fra «personalità disarmonica» e «disturbo di personalità non altrimenti specificato» balla una decina di anni in più o in meno di carcere in caso di condanna.
Il difensore Francesco Villardita chiede di escludere Andrea Stival, indagato in altro procedimento, dalle parti civili del processo Loris. Contrari i pm e le altre parti civili, il gup rigetta la richiesta. No anche all’audizione dei consulenti della difesa, Pietro Pietrini e Giuseppe Sartori.


Parlano soltanto i periti del gup: Eugenio Aguglia e (soprattutto) Roberto Catanesi difendono a spada tratta il loro lavoro. Alla stessa conclusione sono giunti i consulenti nominati dagli avvocati Daniele Scrofani (per Davide Stival) e Francesco Biazzo (per il nonno Andrea). Molto suggestiva l’ipotesi rivelata ai cronisti dalla psicologa Maria Costanzo, consulente di Scrofani: sarebbe un «legame emotivamente distorto, forse di natura psicologica» il movente del delitto di Loris. «Veronica non era genitore per suo figlio, lui era un amico».


La tesi dei periti di Villardita: dalla risonanza alla testa dell’imputata emerge che «ha un cervello più simile a quello dei malati di mente, rispetto alle persone cosiddette normali», con un «ippocampo particolare». La difesa si riserva di presentare, entro 15 giorni, una nota critica alla perizia. Ma davvero si può vedere se Veronica è pazza con una radiografia? Per i periti sarebbe «la riproposizione della teoria del Lombroso» (eccolo!), mentre per Pietrini e Sartori è un dato statistico-scientifico.


Eppure il colpo del ko, per Veronica, potrebbe non arrivare dalla guerra degli strizzacervelli. Ma dall’anatomopatologo Giuseppe Iuvara, già decisivo per l’autopsia sul corpicino di Loris. Il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota hanno depositato un supplemento di perizia medico-legale. Per Iuvara resta una fascetta di plastica, che «lascia un segno continuo», l'arma del delitto. Il che smentirebbe l’ultimo racconto di Veronica, che ha accusato il suocero di aver ucciso il bambino con un cavo Usb da computer. Secondo il medico legale sul collo della piccola vittima non sono stati rilevati i segni di un «incrocio» che l’utilizzo di un cavo avrebbe comportato. Veronica, inoltre, sostiene che fu il suocero a gettare il corpo nel canalone. Ma nella perizia-bis di Iuvara si evincere che «le impronte di trascinamento per terra non ci sarebbero state se ad avere portato Loris fosse stato Andrea Stival, perché «l’altezza dell’uomo non avrebbe consentito ai piedi del piccolo di arrivare a terra». Le tracce rilevate, invece, «combaciano con la statura della Panarello, più bassa del suocero».


Chissà che avrebbe pensato Lombroso, se fosse stato in questo sotterraneo del tribunale di Ragusa. Quando Veronica prende la parola. Cala il silenzio. Vuole «precisare tre cose sulla perizia». Che lei, come ogni altro atto, ha letto con maniacale attenzione. Prima cosa: «Quando mi ricoverarono a Ragusa, nel 2004 dopo che tentai il suicidio, non fu per un giorno ma per quattro». Seconda cosa: «Non ho mai avuto un atteggiamento di sfida nei confronti dei periti: dissi che conoscevo già i test, perché li avevo fatti». Terza cosa: «Non ho cambiato tante verità. La prima volta, quando dissi che avevo accompagnato il bambino a scuola, non ricordavo. Quando parlai di un incidente, di Loris che s’è strangolato da solo, mentivo. Sì: ho detto una bugia. Ma dopo che, durante la visita al cimitero, ho ricordato tutto dico la verità: è stato Andrea a ucciderlo».


Chissà che penserebbe Lombroso, nel vedere il volto scavato di Andrea mentre sospira e prova a restare calmo, magari confrontandolo con la faccia di Davide (padre, marito e figlio annichilito) mentre prova a portare la mente fuori da quella porta chiusa.

 

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