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Voto mafioso a Vittoria,la gaffe del senatore grillino

Voto mafioso a Vittoria, la gaffe del senatore grillino

Il neo sindaco Giovanni Moscato è stato sentito in procura a Catania: «Sono più sereno». Davanti ai magistrati anche l'ex sindaco e sfidante di Moscato ai ballottaggi, Francesco Aiello

Voto mafioso a Vittoria, la gaffe del senatore grillino

Catania - Un evento già in calendario. Ma fa un certo effetto vedere il neo-sindaco di Vittoria - fresco di spumante e fascia tricolore - salire dalla scalinata di Piazza Verga per essere sentito come indagato per voto di scambio politico-mafioso. Poco più di mezz’ora, in tutto, davanti al pm Valentina Sincero (non c’era l’aggiunto Amedeo Bertone, fresco di nomina a procuratore di Caltanissetta) per Giovanni Moscato. Che, all’uscita, si dice «ancor più sereno di prima».
Assistito da Enrico Trantino e dal cognato-collega Carlo Pietrarossi, il sindaco ha «risposto tutte le domande ribadendo la trasparenza e la legalità delle mie azioni». Moscato aveva chiesto di essere ascoltato dai magistrati sin dalla clamorosa consegna dei 9 avvisi di garanzia. Ed è stato accontentato. Ieri mattina ha approfondito soprattutto il rapporto con un altro degli indagati: Cesare Campailla, candidato in consiglio, poi non eletto, in una delle liste a sostegno di Moscato.

Il quale, oltre a ribadire la sua fiducia «nei confronti di una persona che ritengo perbene» (nonostante gli inquirenti lo abbiano definito «vicino» agli stiddari del clan Dominate-Carbonaro, ha ricostruito anche le trattative politiche che hanno preceduto l’ingresso di Campailla nella sua lista. Il panificatore, molto conosciuto nei quartieri popolari e noto anche per le sue passate battaglie contro la cosiddetta “mafia dei fornai”, all’inizio della campagna elettorale sembrava vicino all’altro candidato sindaco (anch’esso indagato) poi sconfitto da Moscato: Ciccio Aiello. E non solo.

Perché dopo aver rotto con l’ex leone comunista, Campailla era in procinto - così come ha raccontato Moscato al pm - di scendere in campo con un’altra aspirante sindaca, l’ex grillina Irene Nicosia, fra l’altro in prima linea nella locale associazione antiracket. I due, secondo la ricostruzione del neo-sindaco di Vittoria, avrebbero rotto «semplicemente per legittime ragioni politiche».


E oggi tocca ad Aiello. L’altro indagato di lusso, assieme ai fratelli Nicosia (l’ex sindaco Peppe e il fratello, neo-consigliere, Fabio) e alla candidata sindaca del Pd, Lisa Pisani. Oggi Aiello, sempre su sua richiesta, sarà sentito dal sostituto catanese. Al quale ribadirà la sua orgogliosa difesa, più volta gridata in questi giorni. E magari passerà anche all’attacco. Così come ha fatto in un velenoso scontro con il parlamentare del M5s, Michele Giarrusso. Il quale, stuzzicato su Facebook dall’ex grillina Irene Nicosia («Alle prossime elezioni il senatore ci cucinerà»), le risponde con un cripitico «già fatto...». E a lei che incalza chiedendogli se sia una «minaccia», lui risponde: «Constatazione». L’ex grillina non si dà pace: «Lei ha ammesso di essere intervenuto, adesso spieghi come e perché». E poi arriva l’affondo di Aiello: «Senatore, lei è intervenuto per inquinare le elezioni di Vittoria e cavalcare strumentalizzando le indagini. C’è molto che dovrebbe chiarire al magistrato. In nome di chi parla lei? Ha per caso lo sconto fedeltà?».

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