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Sorpresi e delusi i sicilianiche vivono in Gran Bretagna

Sorpresi e delusi i siciliani che vivono in Gran Bretagna

Sono tanti e soprattutto giovani coloro che in questi anni per ragioni di studio e di lavoro si sono trasferiti nel Regno di sua Maestà. Gli interrogativi e i timori dopo il referendum di giovedì scorso

Sorpresi e delusi i siciliani che vivono in Gran Bretagna

Delusi, storditi, preoccupati: i siciliani che vivono in Gran Bretagna per studio e per lavoro condividono lo stupore per la vittoria del Brexit nel referendum di giovedì.


Mario Giunta, di Tremestieri Etneo, vive da 3 anni a Manchester dove studia ingegneria di software e lavora come cameriere: «I miei timori come studente - spiega - sono legati al finanziamento del governo inglese che viene dato ai cittadini europei e paga praticamente le tasse dell’università (attualmente 9.000 pound all’anno). Un prestito che deve essere restituito quando finisci l’università a condizioni molto favorevoli». Un problema che preoccupa gli studenti italiani in Gran Bretagna ma che non dovrebbe riguardare il giovane catanese, “graziato” dai due anni che, secondo le previsioni, occorreranno per completare il processo di Brexit. Una vittoria a sorpresa quella degli anti-Ue: «L’atmosfera di ora non gliela so spiegare bene - conferma Mario Giunta -, ma quella di prima sì: tutti si aspettavano che stravincesse il remain. Anche se si avvertiva il malcontento popolare». A fare da collante nello schieramento anti-Ue sicuramente un diffuso sentimento anti-immigrazione: «Si sono dette una serie di bugie puntando il dito contro l’immigrazione, la Germania che comanda in Europa, l’imposizione di imposte Ue: ma quest’ultimo è un ragionamento miope, perché ora avranno più imposte». Ma per Mario Giunta un ruolo fondamentale lo ha giocato l’illusione che il remain avrebbe stravinto: «Tanti hanno votato pro Brexit pensando di fare numero e, anche senza vincere, fare così sentire la loro voce. Moltissimi hanno ammesso di essersi già pentiti di avere dato questo voto». Tanto è vero che è già stata formulata una petizione online al governo che in sole 6 ore ha raccolto 500mila firme. Ma a fare la differenza è stato il sentimento anti-immigrazione: «Non è che agli inglesi non piaccia l’immigrazione - spiega Mario Giunta - ma il mega afflusso che c’è stato negli ultimi anni. Hanno paura che i loro servizi siano appesantiti».


Conferma questi timori Federica Lodato, catanese che vive a Londra da 8 anni, lavorando da Liberty, «uno dei posti più inglesi a Londra: una sorta di versione in miniatura di Harrod’s, ma molto più inglese». Anche la giovane catanese ha notato che «da venerdì si respira un’aria molto diversa, veramente pesante. C’è molta gente attorno a me infastidita, innervosita, arrabbiata e di contro altri, che hanno votato per uscire dall’Ue, sono felicissimi. Non incolpo nessuno, anche perché secondo me da un certo punto di vista hanno ragione: c’è veramente troppa gente in Inghilterra. Il punto di vista dell’inglese comune è che ci sono così tanti immigrati che è difficile prenotare un appuntamento dal medico, che la Sanità pubblica non ha i soldi per prendersi cura degli inglesi». Anche perché per Federica Lodato bisogna distinguere tra chi va in Gran Bretagna perché vuole lavorare e chi lo fa soltanto per approfittare del generoso welfare inglese: «Secondo me questa seconda tipologia di persone non merita molto di stare qui. Gli inglesi sono esasperati per questo». Una esasperazione che, unita all’ ignoranza delle varie sfaccettature della questione, ha portato alla vittoria della Brexit: «Ci sono tanti inglesi che votano senza sapere cosa stanno votando, lasciandosi incantare dai politici: prima del voto, ad esempio, è stato detto che, se fossero usciti dall’Ue, si sarebbe destinata alla Sanità inglese la somma che ogni mese lo Stato britannico dà all’Ue. Ma già venerdì hanno fatto marcia indietro. Ho sentito la gente lamentarsi perché gli immigrati tolgono lavoro, ma erano le stesse persone che, a precisa domanda del giornalista, ammettevano di non cercare un lavoro e di non averlo mai fatto. Questo tipo di persona mi infastidisce: ed è proprio il tipo di persona che ha votato per la Brexit». Un risultato che ha lasciato tutti stupiti: «Tutti pensavamo che vincesse il remain. Anche il mio capo al lavoro, uno scozzese, mi ha detto: “Quando mi sono svegliato pensavo che fosse morto qualcuno”. La mia migliore amica è inglese e venerdì mi ha detto: “Non ci posso credere che siamo usciti dall’Ue, non voglio vivere in un posto razzista”».


Sorpresa e delusa anche la catanese Giulia (preferisce non dare il cognome), una laurea in Scienze politiche, a Londra da 12 anni dove lavora in una banca d’affari. «Da un punto di vista personale c’è tanta delusione, ci si sente rifiutati». Da operatrice finanziaria, «per quanto riguarda cosa cambierà in Inghilterra, immagino una grande incertezza per i prossimi due anni, con minori investimenti stranieri e molti che vivono in Gran Bretagna, britannici e non, che guarderanno all’estero. Si prevedono un abbassamento del Pil e un paio di anni di recessione». Giulia non esclude di andarsene: «Mi sono trasferita in Inghilterra per motivi lavorativi, non ho mai escluso di spostarmi da altre parti. Se un europeo deve chiedere il visto per entrare in Inghilterra, potrebbe decidere di andare in posti come New York, Singapore o altre zone. L’Inghilterra rimarrà un’isola a parte». Ma è al sentimento anti-immigrazione che Giulia imputa la vittoria della Brexit: «La scelta è stata presa da persone che hanno una cognizione particolarmente debole degli effetti che questa uscita può avere. Il sentimento anti-immigrazione ha pesato per la maggior parte - anche alimentato dalle fallimentari politiche Ue -, ma non ci si rende conto che l’immigrazione in Inghilterra contribuisce al benessere della Gran Bretagna piuttosto che ai costi». Anche il ragionamento che gli immigrati tolgono risorse ai britannici per lo stato sociale per Giulia è sbagliato: «La grande maggioranza degli immigrati Ue contribuiscono, lavorano e non pesano sui servizi, ma li pagano con le tasse. Quelli che pesano sono gli immigrati extra-Ue, che vengono da situazioni più disagiate. E quelli ci saranno sempre».

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