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Sono 250-300 i corpi nel relitto recuperato nel Canale di Sicilia

Sono 250-300 i corpi nel relitto recuperato nel Canale di Sicilia

E’ invece di 9 milioni e mezzo di euro il finanziamento della Presidenza del Consiglio per l'operazione di recupero.

Sono 250-300 i corpi nel relitto recuperato nel Canale di Sicilia

Il giorno dell’ennesima tragedia di migranti annegati in mare, arriva nel porto di Augusta la nave Ievoli Ivory con agganciato il relitto del peschereccio affondato il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia recuperato tre giorni a conclusione di una complessa operazione disposta dalla presidenza del consiglio, affidata al ministero della Difesa e coordinata dalla Marina Militare. In quello che resta del natante azzurro, per oltre un anno rimasto a circa 400 metri su un fondale del Mediterraneo, ci dovrebbero essere tra i 250 e i 300 corpi, secondo una stima del contrammiraglio Marina militare italiana Pietro Covino, che ha incontrato i giornalisti a Melilli per una conferenza stampa sull'intervento.

Ma è difficile anche per chi ha operato sul luogo del recupero fare una stima esatta delle vittime perché non si conosce il numero delle persone che erano a bordo del peschereccio prima che affondasse e quanti siano i dispersi in mare. Ai 250-300 corpi che secondo una prima valutazione si troverebbero attualmente nell’imbarcazione, si devono aggiungere le 169 salme già recuperate in mare dai sommozzatori della Marina militare e dei vigili del fuoco, e le persone disperse che si ipotizza possano essere centinaia. Sono stati i migranti sopravvissuti, testimoni della tragedia, a fornire il numero di oltre 700 passeggeri imbarcati sul peschereccio. I supersiti sono stati 28, compresi il presunto 'capitanò e il suo 'mozzò, che sono a processo a Catania.

I primi a intervenire sul relitto saranno i vigili del fuoco che cercheranno di valutare lo stato di sicurezza del natante, che sarà custodito in un apposito hangar refrigerato in un molo del porto di Augusta, e di recuperare i corpi. Poi cominceranno le autopsie e le identificazioni delle vittime da parte dell’ equipe coordinata dalla professoressa Cristina Cattaneo della sezione di Medicina legale dell’università di Milano, con la collaborazione degli atenei di Catania, Messina e Palermo e dei medici della polizia di Stato. Le salme saranno tumulate in cimiteri siciliani.

«Abbiamo già centinaia di richieste e stiamo raccogliendo dati dai familiari che si trovano in Senegal e Mali - annuncia Cattaneo - e riceviamo richieste dai parenti che sono nel nord Europa. C'è già pronto il materiale necessario per fare i confronti. Il riconoscimento ha una ripercussione sui familiari vivi, ma ci sono anche ripercussioni amministrative perché alcuni ricongiungimenti sono impossibili perché mancano i certificati di morte». Il recupero è stata un’operazione complessa anche perché, sottolinea l’ammiraglio Covino, «non era mai stato fatto per un peschereccio di tali dimensioni e a una profondità di circa 400 metri. Con tre fasi principali: l’ispezione del relitto per verificarne la struttura, le dimensioni e le capacità di sostenere la presa per riportarlo in superficie; la realizzazione del modulo di recupero; e la mobilitazione dei mezzi necessari».

Il tutto è costato 9,5 milioni di euro, finanziati dalla Presidenza del consiglio dei ministri. Ed è un operazione che andava fatta, osserva il premier Matteo Renzi, per «dare una sepoltura a quei nostri fratelli, a quelle nostre sorelle che altrimenti sarebbero rimasti per sempre in fondo al mare». E sul suo profilo Facebook scrive anche: «Grazie alla Marina Militare, fiero di essere italiano. Lavoriamo tutti i giorni perché l'Europa sia all’altezza dei valori che l’hanno fatta grande».

 

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