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Così il mancato accordo tra Anas e Regione

Così il mancato accordo tra Anas e Regione blocca 550 milioni per le strade siciliane

La denuncia della Cgil: "Soldi fermi per problemi di rendicontazione"

Così il mancato accordo tra Anas e Regione blocca 550 milioni per le strade siciliane

CATANIA. Si può essere moderatamente ottimisti. Senza esagerare, ma anche sfuggendo alla tentazione di delineare soltanto scenari foschi. La situazione della viabilità in Sicilia è in leggerissima evoluzione, partiamo da qui, anche se, inevitabilmente, è del tutto evidente che parliamo ancora di un sistema di strade e autostrade che risente di paurose carenze strutturali epocali, di opere realizzate male, di anni e anni di quasi totale mancanza di manutenzione. Franco Tarantino, segretario regionale della Filt Cgil, stavolta parte da ciò che si muove e che potrebbe arrivare, finalmente da qualche parte. Per esempio dagli 800 milioni che l’Anas ha deciso di spendere sulla Catania-Palermo.

«Che va rifatta per intero, intendiamoci, perché - spiega Tarantino - i 192 chilometri sono quasi tutti in pessime condizioni, con gran parte del tracciato che fu realizzato su piloni che soffrono il peso del tempo. Quel che è accaduto a Scillato è stata solo la prova più eclatante di questa usura. Di quattrini, però, ce ne vorranno tanti, perché solo per ripristinare quel tratto crollato potrebbero servire almeno cento milioni. Ma, ripeto, bisognerà intervenire in quasi tutto il tracciato». A buon punto lo stato dei lavori su un’altra direttrice importante, la Agrigento-Caltanissetta: «Siamo al 62% di avanzamento dei lavori e qui i soldi ci sono, oltre al miliardo e mezzo già stanziato, ci sono altri 700 milioni tutti stanziati. E si lavora anche sulla Bolognetta-Lercara, mentre si va avanti sul lotto della Rosolini-Modica, ma ci sono problemi tra la ditta che ha vinto l’appalto e le imprese subappaltatrici su cui stiamo intervenendo come sindacato».

Ma qua, diciamo, finiscono le cose che scorrono più o meno fluidamente. Poi ci sarebbero 550 milioni essenziali per dare consistenza ai lavori di grandi opere di viabilità come la Nord-Sud, la Adrano-Bronte, il primo lotto della Libertinia e gli interventi sulla tangenziale di Catania. Invece? «Invece - spiega Tarantino - non è stato ancora firmato l’accordo di programma quadro tra Regione-Anas-Stato ed tutto è fermo. Ed è gravissimo, perché senza quell’accordo si bloccano di fatto lavori che potrebbero dare occupazione a parte di quei 90 mila edili disoccupati in Sicilia».

E perché non è ancora arrivata la firma su quel benedetto accordo? Che cosa divide i soggetti che dovrebbero trovare l’intesa? Ancora Tarantino: «Regione e Anas non si sono messi d’accordo sulla questione della rendicontazione. In pratica l’Anas chiede un forfait del 12,5%, la Regione replica che intende calcolarla in base a quanto effettivamente speso. Nel dubbio, nella divergenza di vedute, tutto è fermo. Abbiamo chiesto alla quarta commissione Territorio e all’assessore Lo Bello di intervenire e sollecitare anche l’assessore Pistorio a trovare una soluzione. Aspettiamo la risposta e che si sblocchi questa situazione per mettere in circolazione quei 550 milioni».

Certo, Tarantino chiede responsabilità a Regione e Anas, ma poi ci sarebbe quel nodo chiamato Cas, il consorzio che dovrebbe gestire le autostrade siciliane. E qui siamo ai dolori. «Bisognerebbe semplicemente prendere atto del fatto che il Consorzio è stato un altro fallimento della politica quando ha deciso di mettere la mano pubblica nella gestione delle strade. Oggi il Cas è in bancarotta, è un soggetto giuridico senza disponibilità finanziaria e dovrebbe reggersi soltanto sugli incassi dei pedaggi della Messina-Palermo e della Messina-Catania. Impossibile, seppure dovessero arrivare una ventina di milioni l’anno non bastano certo a dare una consistenza al Consorzio. Che fare? Arrendersi e tornare alla gestione dell’Anas, non vedo altre soluzioni».

Del resto la qualità della gestione del Cas sulle autostrade che ha avuto in dote è sotto gli occhi di tutti, un disastro al chilometro. Un’aggravante notevole in un panorama dove quello stato di leggera evoluzione del sistema dei trasporti in Sicilia rischia poi di andare a cozzare contro le solite beghe, i soliti ritardi, i soliti ingorghi sui tavoli istituzionali.  

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