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Catania Pride:«Qui ognuno toglie la maschera che indossa»

Catania Pride: «Qui ognuno di noi toglie la maschera che indossa»

Grande affluenza alla manifestazione organizzata da Arcigay Catania e Queer as Unict

Catania Pride: «Qui ognuno di noi toglie la maschera che indossa»

Il contrasto che si crea tra l’azzurro del cielo e i colori dell’arcobaleno è inebriante. I raggi caldi del sole estivo riflettono sulle bandiere della pace che attraversano le vie principali di Catania. La luce illumina la folla del Gay pride etneo, la manifestazione cittadina per i diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), organizzata dalle associazioni Arcigay Catania e Queer as Unict. Il lungo serpentone è partito ieri da Piazza Cavour per arrivare in via Etnea, via San Giuliano e concludersi, in un’ondata di colori, in piazza Teatro Massimo. Centinaia di persone provenienti da tutte le province per gridare a gran voce i propri diritti e la voglia di non essere giudicati.

«Al gay pride ognuno di noi toglie la maschera che indossa - spiega Giovanni Caloggero, consigliere nazionale dell’ArciGay - e cerca di essere quello che è davvero e chi vuole essere». A quasi un mese dall’entrata in vigore delle nuove regole su unioni civili e convivenze c’è chi vorrebbe tanto altro. Da qui la richiesta di provvedimenti legislativi che tutelino i diritti umani e civili fondamentali di singoli e famiglie, come la possibilità per le persone transessuali di effettuare il cambiamento anagrafico del genere senza doversi necessariamente sottoporre a interventi invasivi, la condanna delle aggressioni per omo–transfobia, la possibilità di unirsi civilmente e in matrimonio, l’attuazione di programmi di educazione alle differenze nelle scuole di ogni ordine e grado e molto altro. 

 

 

«Questa legge sostiene molte esigenze quotidiane – continua Caloggero – però mantiene la discriminazione tra coloro che possono avere un matrimonio e coloro che non possono averlo. Non è accettabile, quindi, che in uno stato civile ci siano cittadini di serie A e di serie B». La legge Cirinnà, dunque, sembra un punto di partenza per arrivare alla piena parità e al rispetto per ogni persona.

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