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Alla Cgil un dibattito sui beni confiscati: a Catania 935 nel 2015

Alla Cgil un dibattito sui beni confiscati: a Catania 935 nel 2015

Alla Cgil un dibattito sui beni confiscati: a Catania 935 nel 2015

A dicembre del 2015 in Sicilia i beni confiscati erano 8.861, per il 10 % (885) aziende. Nello stesso periodo, a Catania e provincia il numero dei beni confiscati ammontava a 935, dei quali 114 aziende. Il primato in tal senso, in ambito etneo, spetta a Motta Sant’Anastasia, dove hanno sede 244 beni confiscati, 6 dei quali sono aziende. 

A seguire c’è la città di Catania, con 130 beni confiscati, di cui 45 aziende. I dati in questione provengono dall’Agenzia nazionale dei beni confiscati, da relazioni della Direzione investigativa antimafia e della Direzione distrettuale antimafia. Numeri rilevanti che dimostrano come le forze dell'ordine e la magistratura siano in grado di individuare i capitali frutto di azioni illecite. Indagini capillari che, anche nel 2016, hanno svelato la proiezione della mafia nel mondo degli affari e della politica, assieme all’attività diretta al controllo dei flussi di denaro pubblico e privato. I settori più appetibili sono quelli delle costruzioni e del movimento terra. Eppure, una legalità vera a Catania è ancora possibile. Non a caso l’iniziativa che si è tenuta ieri sera al Lido dei Ciclopi (bene confiscato anche questo), su iniziativa della Cgil, si intitolava proprio: "La legalità necessaria. Sviluppo, economia, occupazione a Catania". 

Oltre al segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, che ha coordinato i lavori e sottolineato la «necessità di restituire i beni all'economia sana impedendo che la mafia si infiltri come un cancro. E la Cgil non vuole fare antimafia parolaia», e a Pina Palella, segretaria confederale e responsabile per la legalità in Camera del lavoro, che li ha introdotti con una relazione ricchissima di dati e analisi illustrando anche i casi più eclatanti di questi anni, da quello della società "Lara", che oggi si trova nuovamente in imbarazzante difficoltà, perché la gestione è stata affidata al figlio dell'ex proprietario, con le conseguenti difficoltà di confronto con lo Stato, al difficile caso Tecnis. Presenti anche Maria Luisa Barrera, dell'associazione "Antimafia e Legalità", intervenuta sul tema racket ed usura e sulla necessità di "fare  rete" anche con il sindacato, l'amministratore giudiziario Andrea Dara, che ha lanciato una provocazione evidenziando la necessità di interrogarsi sulle dinamiche del "post sequestro" e sottolineando che «non c'è una risposta sociale efficace alle criticità che seguono al trauma virtuoso del sequestro». 

E, ancora, sono intervenuti la segretaria confederale della Cgil Sicilia, Mimma Argurio («abbiamo bisogno dell'aiuto di forze dell'ordine e magistratura per impostare un percorso che dia dignità ai lavoratori. Dovremmo anche poterci confrontare con gli amministratori giudiziari con sinergia, impresa sino ad oggi difficile»), e il segretario generale di Cgil Sicilia, Michele Pagliaro («spesso ci mancano le relazioni necessarie, nessuno ci viene a dire se ci sono lavoratori collusi che non andrebbero difesi. E dall'altro lato non possiamo permetterci di far passare l'idea che un'azienda lavora meglio sotto la mafia che non sotto lo Stato»). Le conclusioni sono state affidate a Gianna Fracassi, segretaria della Cgil nazionale. Sono intervenuti, fra gli altri, anche la vicesindaco di Acicastello, l'imprenditore Salvatore Fiore, per 20 anni vittima di usura ed estorsione, poi "liberatosi" grazie alla denuncia. Proposte e richieste del sindacato sono riassunte in 13 punti essenziali. 

Ecco il primo: «Non si può più aspettare l'approvazione del disegno di legge sul riordino dei beni sequestrati e confiscati e la revisione del codice antimafia», ha detto  Pina Palella. «Il testo approvato a novembre 2015 alla Camera - ha aggiunto - giace al Senato (è intervenuto anche il parlamentare Davide Mattiello, relatore  della legge) ma occorre fare presto, perché il numero dei beni sequestrati e confiscati è in continuo aumento ed è necessario poter utilizzare le risorse per sostenere le aziende che hanno possibilità di stare sul mercato e i lavoratori nelle situazioni di difficoltà per mancanza di liquidità con un fondo di rotazione. Chiediamo che al senato il ddl 2134 che contiene norme in materia di beni confiscati alle mafie, tutela dei lavoratori, nomine e incompatibilità degli amministratori giudiziari venga approvato presto».

C’è, poi, la richiesta di utilizzo delle poche risorse stanziate dal Governo nella Legge di stabilità, al fine di costituire un fondo di garanzia per le aziende in attesa della legge. E, ancora, utilizzo dei fondi Pon sicurezza e legalità finanziati da Fse e Fesr, rete tra imprese sequestrate e confiscate, protocolli con enti e tribunali per l'affidamento prioritario di lavori, affidamento delle commesse ad imprese egualmente sequestrate, previsione di forme di premialità fiscale, appositi protocolli con Abi e mondo del credito, creazione di un "marchio di Stato", liste di mobilità speciali nelle quali far confluire i lavoratori di aziende confiscate in liquidazione. In questo senso, le aziende vanno coadiuvate fin dal sequestro, coinvolgendo già in questa fase i sindacati (indispensabili i tempi veloci per la Giustizia) e favorendo i processi di acquisizione o di affitto da parte di cooperative di lavoratori delle aziende stesse.

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