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Mafia: decapitata la "cosca del Belice"

Mafia: decapitata la "cosca del Belice" due operazioni nell'Agrigentino, 13 arresti

Otto i fermi tra Sciacca e Menfi, altri 5 arresti a Canicatti e Camastra

Mafia: decapitata la "cosca del Belice"  due operazioni nell'Agrigentino, 13 arresti

Una vasta operazione antimafia condotta dai carabinieri della compagnia di Sciacca si è svolta nella Valle del Belice. Gli investigatori hanno fermato otto persone accusate di associazione mafiosa, che farebbero parte della famiglia di Menfi guidata da Vito Bucceri, di 44 anni, anche lui tra i fermati. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è coordiinata dal Procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Maurizio Scalia e dai Pm Alessia Sinatra e Claudio Camilleri.

L'operazione è stata chiamata "Opuntia" dal nome di una pianta spinosa molto diffusa nella zona, che ha ricostruito l'attività delle cosche nella Valle del Belice, uno dei mandamenti stategici di Cosa Nostra al confine tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. In particolare gli stretti contatti tra la famiglia di Menfi ed esponenti mafiosi di vertice come Leo Sutera di Sambuca, detto il professore, indicato dagli inquirenti come il capo della provincia di Agrigento tra il 2010 e il 2012, il boss di Santa Margherita Belice Pietro Campo e Domenico Friscia di Sciacca. I carabinieri hanno documentato incontri e riunioni che avennivano all’interno di auto o in casolari di campagna per eludere le intercettazioni. Tra i fernmati figura anche un medico di base, Pellegrino Scirica, di 61 anni, che avrebbe messo a disposizione il proprio studio professionale per lo svolgimento di incontri riservati tra i componenti della cosca.

L’inchiesta che ha portato al fermo di 8 persone fra Menfi e Sciacca venne avviata nel maggio del 2014. I carabinieri negli ultimi due anni si sono concentrati sulle attività criminose del mandamento del Belice ed, in particolare, della famiglia mafiosa di Menfi e suoi contatti intrattenuti con Leo Sutera detto «il professore», ritenuto fra il 2010 e il 2012 il capo della provincia di Agrigento e con Pietro Campo, esponente della famiglia di Santa Margherita Belice. Le riunioni e gli incontri fra i coinvolti nell’operazione avevano luogo all’interno di autovetture, appartamenti di proprietà degli indagati e in casolari di campagna ed erano caratterizzati da rigidi protocolli di sicurezza per eludere eventuali attività di controllo investigativo.

I fermati sono: Vito Bucceri, inteso «Bucittuni», 44 anni, ritenuto il capo della locale famiglia mafiosa; Pellegrino Scirica, 61 anni , medico di base, Tommaso Gulotta, 51 anni; Matteo Mistretta, 31 anni; Vito Riggio, 47 anni; Giuseppe Alesi, 46 anni, e Cosimo Alesi di 51 anni. Tutti di Menfi. Sottoposto a fermo anche Domenico Friscia, 53 anni, di Sciacca. Bucceri, che viene ritenuto dai carabinieri e dalla Dda al vertice della famiglia di Menfi, si avvaleva, secondo l'accusa, di un collaudato e fedele numero di collaboratori in grado di costruirgli attorno un circuito relazionale che tentava di blindarlo evitando le indagini. «Scirica, medico di base, - prosegue la ricostruzione dei carabinieri - non esitava a mettere a disposizione il proprio studio professionale per lo svolgimento di incontri riservati tra i componenti del gruppo, così consentendo la veicolazione di messaggi e indicazioni tra i componenti del gruppo ed altri esponenti di famiglie mafiose dei territori limitrofi»

Cinque ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti a mezzo incendio, detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra sono state eseguite dalla squadra mobile di Agrigento. I provvedimenti sono stati firmati dal Gip Giuliano Castiglia e richiesti dalla Dda di Palermo. Quattro persone sono finite in carcere ed una è stata posta ai domiciliari.  Le indagini hanno ricostruito attività illecite e una serie di reati commessi fra Camastra e Canicattì, «permettendo - ricostruisce la polizia di Stato - la cattura di elementi di spicco delle locali consorterie».   Tra i destinatari delle 5 ordinanze di custodia cautelare, firmate dal Gip del tribunale di Palermo Giuliano Castiglia ed eseguite dalla Squadra Mobile fra Canicattì e Camastra, vi sono: Calogero Di Caro, ritenuto il capo mandamento di Canicattì (Ag), Rosario Meli ed il figlio Vincenzo di Camastra (Ag). Dell’inchiesta si sono occupati i Pm della Dda Ravaglioli, Sinatra e Maligno.

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