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In ospedale l'orologio del badge è guasto niente indennità

In ospedale l'orologio del badge è guasto niente indennità

I dipendenti – oltre quaranta fra medici, terapisti della riabilitazione, infermieri professionali, operatori socio - sanitari e ausiliari – in servizio nel reparto di Medicina fisica riabilitativa e all’interno della Rems, hanno scritto al direttore generale dell’Asp di Catania.

In ospedale l'orologio del badge è guasto niente indennità

I “furbetti” all’incontrario. Nella pubblica amministrazione l’utilizzo errato o, peggio, fraudolento del badge, è spesso causa di gravi episodi, su cui magistratura e forze dell’ordine puntano sovente i riflettori. Da Caltagirone, invece, giunge un caso esattamente opposto. Qui, infatti, l’orologio marcatempo non serve a certificare presenze “strane” in ufficio o situazioni paradossali (ricordate, per esempio, il caso del vigile urbano ligure che “strisciava” in mutande?). Nulla di tutto questo, perché all’ospedale di Santo Pietro, frazione di Caltagirone, gli orologi marcatempo, più semplicemente, non funzionano, penalizzando i dipendenti e impedendo loro di attestare la presenza in occasione del lavoro notturno, festivo, straordinario, pronta disponibilità e quant’altro. 

Così l’impossibilità di usare il badge diventa, quasi per una legge del contrappasso rispetto ad altri casi, una “punizione” per chi fa il proprio lavoro e, per questo, ha diritto alle relative indennità accessorie. Così i dipendenti – oltre quaranta fra medici, terapisti della riabilitazione, infermieri professionali, operatori socio - sanitari e ausiliari – in servizio nel reparto di Medicina fisica riabilitativa e all’interno della Rems, la Residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza che conta una ventina di ex ospiti dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno scritto al direttore generale dell’Asp di Catania, Giuseppe Giammanco: «Gli orologi marcatempo non funzionano dal 7 aprile e ciò ci impedisce di timbrare all’ingresso e all’uscita.

Così, mentre i nostri colleghi nel resto della provincia hanno percepito gli emolumenti di aprile e maggio, noi non possiamo ricevere le indennità accessorie perché non possiamo attestarle. E non sappiamo per quanti mesi ancora dovremo attendere». Sembra che a causare il “corto circuito” sia un modesto debito dell’Asp (poche centinaia di euro), ancora non saldato, nei confronti della ditta incaricata della manutenzione. Da ciò la proposta provocatoria di Giuseppe Buccheri, rappresentante sindacale aziendale: «Ci si tassi di un euro a turno, in modo da raccogliere i soldi con cui sbloccare la situazione di impasse». 

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