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La grande bruttezza: i "mostri" nel cassetto

La grande bruttezza: i "mostri" nel cassetto. 770mila richieste di condono edilizio

In Sicilia ogni mese 240 nuovi abusi edilizi

La Regione blocca emendamento salva-abusi

È come nei videogiochi shoot ‘em up degli Anni 80. Ti impegni, spari a raffica e arrivi al mostro di fine livello; ma, anche se dovessi superarlo, ce n’è sempre uno subito dopo che ti costringe a fermarti. Game over. 

La lotta all’abusivismo edilizio, in Sicilia, è la stessa cosa. Per ogni mostro che viene abbattuto - dopo aver vinto contro gli azzeccagarbugli assoldati dai proprietari, la lentezza talvolta complice della burocrazia, le sollevazioni popolari, le pressioni politico-mediatiche, e magari anche contro la tenerezza di bambini e vecchietti messi fra i bulldozer e il cemento - ce n’è sempre un altro dopo. Più gigantesco. Più resistente. Persino più abusivo, ma di certo anche più “raccomandato”. E il gioco finisce. Per poi ricominciare: sono 240 i nuovi abusi accertati ogni mese in Sicilia.

Il venticello della sanatoria, ieri all’Ars, s’è affievolito nell’afa. Magari sarà per la prossima volta; tanto un emendamento non si nega a nessuno. Nemmeno a chi fa scempio del territorio siciliano. Del resto - machiavellicamente parlando - per chi non ha scrupoli ambientali di coscienza è un redditizio investimento elettorale. Sì, perché i veri mostri di fine livello - ancor prima delle villette appiccicate al mare - sono i numeri. Impressionanti. Come le 770mila richieste di condono edilizio che giacciono negli armadi degli uffici tecnici comunali. Per dire: quello della sanatoria sulle costruzioni entro i 150 metri dalla battigia è un mostro, appena sconfitto in commissione all’Ars, ma ce n’è uno ancora più grande, a dispetto delle sembianze. E soprattutto più insidioso, perché si alimenta con la lentezza (e talvolta con la compiacente connivenza) dei municipi. La Regione, che ha pure le sue responsabilità, ha provato - prima con l’ex assessore Mariella Lo Bello e adesso con l’attuale Maurizio Croce - a dare una sferzata. Il dipartimento Urbanistica ha rafforzato i controlli. Con un input preciso: sveltire le pratiche, bocciare i condoni insanabili e far partire le demolizioni.

Eppure il cigolio delle ruspe è lento quanto il passo di un elefante. Su circa 1.300 ingiunzioni di demolizione, nei primi quattro mesi di quest’anno, gli immobili buttati giù dai privati sono stati poco più di un centinaio, come ricostruisce Panorama. E anche quando sono i magistrati a ordinare ai sindaci di far muovere le ruspe, le cose non cambiano. Anzi, vanno anche peggio. Tanto da far invocare «l’affidamento delle demolizioni al Genio militare, per superare i problemi di bilancio dei Comuni e le ditte che disertano i bandi per timore di ritorsioni degli abusivi» a Ignazio Fonzo, procuratore aggiunto di Agrigento. Che poi incarna il simbolo, coraggioso e meticoloso, di una delle eccezioni siciliane. Una ventina di case abbattute a Licata (e altrettante in programma a breve, nonostante le minacce al sindaco anti-abusivi, Angelo Cambiano), altrettante ad Agrigento e 10 a Palma di Montechiaro.

«Ma i Comuni non hanno fondi e per gli interventi speciali si dovrebbe riunire un comitato regionale che è fermo da mesi», rileva Fonzo. Di fronte a ciò l’ipotesi di abusivismo per la terrazza della casa “televisiva” del commissario Montalbano, sulla spiaggia di Punta Secca nel Ragusano, lanciata da un’inchiesta del nostro giornale e seccamente smentita dai proprietari (ma il procuratore Carmelo Petralia ha aperto un fascicolo), sembra una brezza marina. Leggera, come le pagine di Camilleri.

Un altro lembo di terra in parziale controtendenza è l’Oasi del Simeto. Dove. fra Catania e Siracusa, si ammassano migliaia di immobili irregolari. Anche qui un proficuo lavoro fra la Procura e il Comune: quasi un centinaio di manufatti demoliti negli ultimi tre anni. «E nelle mie precedenti sindacature furono oltre 300», ricorda il sindaco Enzo Bianco garantendo, fatti alla mano, che «il cammino di tutela del territorio e di ripristino della legalità non si fermerà». Ma anche qui ci sono le insidie dietro l’angolo. Come le 66 pratiche di sanatoria al Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, scovate da Repubblica Palermo. I nuovi mostri, altri ancora. Sempre più difficili da fronteggiare. E, soprattutto, da demolire.

 

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