home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Ferrovie in Sicilia, standard sicurezza elevati

Ferrovie in Sicilia, standard sicurezza elevati ma solo un decimo delle linee è a doppio binario

Nell'Isola utilizzati l’SCC ed altri sistemi di controllo sofisticati

L'unica "preoccupazione" dettata dal rischio idrogeologico

Ferrovie in Sicilia, standard sicurezza elevati ma solo un decimo delle linee è a doppio binario

CATANIA. Sempre inflessibile e rigoroso nei giudizi sui deficit strutturali e su quelli progettuali delle ferrovie in Sicilia, stavolta Giosuè Malaponti, presidente dell’associazione Pendolari siciliani, propone un’analisi che potrebbe anche risultare sorprendente. Parliamo di binari unici, di sicurezza, di trasporto ferroviario nel suo insieme dopo la tragedia di Bari.

E su alcuni punti Malaponti invita a riflessioni pacate e obiettive. «Partiamo dal tema sicurezza - dice - perché in questo momento è ciò che preoccupa di più i viaggiatori. In Sicilia sotto questo aspetto la situazione sembra essere sotto controllo. La rete di Rfi, infatti, ha l’SCC, il Sistema di comando e controllo ed applica su molte tratte anche gli altri sistemi più sofisticati di controllo.

La sicurezza, dunque, per quanto riguarda il traffico dei treni ha in Sicilia standard elevati. E va considerato anche che, a parte il caso della Ferrovia Circumetnea che opera con una concessione governativa e, comunque, non interseca le sue linee con quelle Rfi, non ci sono ferrovie gestite da privati». Ma siccome la sicurezza non sta solo nei sistemi più o meno sofisticati di controllo del traffico, ma anche nella qualità e nelle caratteristiche dei percorsi che le tratte ferroviarie seguono, ecco che qualche allarme c’è. E più di qualcuno. Da anni, per esempio, parliamo della traballante tratta della Messina-Siracusa nell’area di Taormina.

«E’ un tratto - ricorda Malaponti - sottoposto al rischio idrogeologico della zona, a frane, a continui smottamenti, allo scivolamento del terreno verso il mare. E anche nel recente passato ci sono stati due incidenti, per fortuna con conseguenze non gravi. Nel 2007 toccò al treno proveniente da Venezia che “scivolò” nella zona di Mazzarò e nel 2013, invece, un incidente analogo interessò un treno regionale. Lì da anni si parla di interventi, di raddoppio della tratta, ma sino ad oggi non si è fatto nessun intervento». Poi ci sono i ponti, altro punto dolente negli ultimi anni per i trasporti in Sicilia. Crollano quelli di strade e ferrovie e non è che la cosa non faccia paura. «Ma, quanto meno - dice Malaponti - è stato accertato che i nove ponti che si trovano sulla Caltagirone-Gela sono in buono stato. Questo significa che dovrebbe essere ricostruito quello che è crollato e per cui la ferrovia è da anni interrotta».

Sicurezza ok, diciamo. Ma resta pur sempre una rete di 1379 chilometri, con appena 180 a doppio binario. Una miseria. Perché? Lo chiediamo al prof. Francesco Russo, catanese, docente universitario a Reggio Calabria, esperto di trasporti e logistica e da un anno assessore regionale in Calabria per Gioia Tauro, Logistica e Sistema Portuale Regionale.

«Perché pochi investimenti? Direi perché hanno concorso visioni un po’ miopi di governi nazionali, Ferrovie dello Stato e delle stesse Regioni. Il fatto è che al Sud c’è anche una questione culturale e per anni il trasporto ferroviario è stato considerato poco elegante e poco moderno. Sino al punto che gli stessi cittadini lo hanno snobbato. Per accorgerci dopo che è esattamente il contrario. Tutte le più grandi città europee da decenni puntano sul traffico su rotaia, sia per quello urbano che per quello extraurbano e interregionale. In Sicilia, mi riferisco anche ai mass media, avete scritto pagine e pagine sulla mancata realizzazione della nuova superstrada Ragusa-Catania. Ma quanto è stato scritto sul mancato raddoppio della tratta Messina-Fiumefreddo, pure strategica per pendolari e turismo?».

Ma, spiega il prof. Russo, non è solo suggestione da strade e autostrade, è proprio un indirizzo politico. Sbagliato. «L’Unione Europea nel Pon Reti ormai finanzia solo ferrovie, ma le regioni del Sud non partecipano da anni a questi bandi. Perché non interessati. Così come non abbiamo mai chiesto che l’ETR che collega Roma con Reggio Calabria in 5 ore, che contiamo presto di far abbassare a 4 saltando Napoli, possa traghettare e arrivare in 5 ore a Messina e in 6 a Catania. Eppure sarebbe una bella conquista un Roma-Catania in treno in 6 ore. Ma, appunto, forse non ci interessa». Anche se qualche investimento nell’aria c’è, per esempio per la Catania-Palermo. E qua Malaponti non è proprio d’accordo: «Costo previsto 6 miliardi, per ora ci sono solo 800 milioni. Ma, soprattutto, perché puntare solo su questa direttrice e non investire quei soldi sulla Trapani-Palermo, la Castelbuono-Patti, la Fiumefreddo-Giampilieri, la Ognina-Catania e la Catania-Targia? Sarebbe molto più utile per i pendolari siciliani. Molto». 

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa