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La salma di Provenzano sarà cremata

La salma di Provenzano sarà cremata Ma c'è chi vuole non sia tumulata in Sicilia

Niente funerali pubblici ma prima della sepoltura ci sarà benedizione

La salma di Provenzano sarà cremata Ma c'è chi vuole non sia tumulata in Sicilia

Verrà cremata la salma del boss Bernardo Provenzano, morto ieri a 83 anni nel reparto detenuti al 41 bis dell’ospedale San Paolo di Milano. I familiari hanno ottenuto il nullaosta alla restituzione del corpo dalla Procura che aveva disposto l’autopsia. L’esame, effettuato stamattina all’istituto di medicina legale, ha confermato che il padrino corleonese, ricoverato da mesi e malato ormai da 4 anni, è deceduto per cause naturali.

La moglie di Provenzano, Saveria Palazzolo, e i figli Angelo e Francesco Paolo hanno chiesto l’autorizzazione a cremare il loro congiunto. La cremazione verrà fatta nel capoluogo lombardo. Non è ancora noto quando le ceneri verranno portate per la tumulazione a Corleone, dove, ha reso noto il questore ieri, non si terranno funerali pubblici.

Una scelta in linea con decisioni analoghe adottate in passato per altri capimafia. E mentre i social si dividono sulla sorte delle spoglie del padrino condannato a decine di ergastoli per omicidi e stragi - alcuni arrivano a chiedere che ne sia impedita la sepoltura in Sicilia - l’arcivescovo di Monreale, diocesi a cui appartiene Corleone, ha annunciato che, prima della tumulazione nel cimitero del paese, si terrà una preghiera celebrata da un frate francescano.

«Verrà benedetto il feretro e ci sarà un momento di preghiera. - ha detto mons. Pennisi - Una preghiera non si può negare a nessuno». 
 «La mia decisione di vietare i funerali è legata alla 'pubblicizzazionè dell’evento, non certo al sacramento. - ha tenuto a precisare il questore di Palermo Guido Longo - Vietare le esequie in chiesa e il corteo funebre è appunto legato al carattere 'pubblicò della cerimonia, ma nessuno si sogna di impedire un momento di preghiera privato nel cimitero ai familiari" 

«Provenzano ha subito la giustizia umana. - ha spiegato monsignor Pennisi - Non so se in punto di morte o se prima, durante la detenzione, si sia confessato o si sia pentito davanti a Dio. In punto di morte tutti i peccati, però, possono essere perdonati dal confessore». «Nell’anno della misericordia - ha aggiunto facendo cenno alla scomunica papale dei mafiosi - tutti i sacerdoti possono assolvere dalla scomunica che non è una condanna all’inferno, ma una censura ecclesiastica: un modo per dire 'stai attentò». 

Una posizione che non ha impedito, però al prelato di dichiarare che, dopo la morte di Provenzano, Corleone è più libera. «In paese - ha detto - ci sono mafiosi ma anche tanti cittadini onesti che non meritano di essere marchiati come mafiosi e si sentiranno più liberi. Il vento sta cambiando in tutta la Sicilia».

 

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