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Quel flop della differenziata in Sicilia, sciupati 38 milioni di fondi

Su 98 impianti cittadini realizzati il 50% non è autorizzato o non è in attività

Quel flop della differenziata in Sicilia, sciupati 38 milioni di fondi

La commissione parlamentare d’inchiesta, composta da Alessandro Bratti, Stella Bianchi e Renata Polverini, va oltre: «Sorgono preoccupanti dubbi – scrivono – relativamente alle modalità attraverso le quali si sia proceduto ai collaudi e alla certificazione della spesa comunitaria, visto che tra le condizioni necessarie a garantire l’ammissibilità del finanziamento vi erano il progetto esecutivo con le relative autorizzazioni e l’operatività dell’impianto stesso».

Ma cosa sono i centri di raccolta comunali o intercomunali? Delle grandi piattaforme per il conferimento di rifiuti opportunamente separati, all'interno delle quali deve essere prevista anche un’area per il conferimento dei Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). A stabilirlo il ministero dell’Ambiente, con i decreti dell’8 aprile 2008 e del 13 maggio 2009. Tutto sulla carta, perché in Sicilia più di un centro su due non è stato mai attivato. Ma c’è di più. Per tamponare l’emergenza in corso alcuni centri di raccolta comunali sono stati trasformati in depositi temporanei di indifferenziata. Accade ad esempio a Licata dove, in forza di un’ordinanza sindacale (da poco prorogata fino al 2 agosto) sono “parcheggiate” circa 200 tonnellate di rifiuti in attesa di essere conferiti in discarica. E ancora: con un’ordinanza del governatore Crocetta, il Polo Tecnologico di Castelvetrano – di proprietà della Belice Ambiente spa-Ato Tp2, e quindi pubblico – è stato destinato a «deposito preliminare e transitorio» di circa 2mila tonnellate d’immondizia indifferenziata.

Due casi che testimoniano quanto la mancanza di programmazione abbia influito sull'emergenza che la Sicilia sta vivendo. Un’emergenza figlia di tante emergenze. Sui centri comunali di raccolta la situazione pare sia sfuggita di mano alla Regione, come segnala la commissione: «Fatto altrettanto grave ed emblematico della situazione siciliana è che, a distanza di quasi un decennio, la Regione non abbia un quadro chiaro dei centri comunali di raccolta autorizzati e operativi». Nella relazione dell’organismo parlamentare viene pure citata una recente delibera della Giunta regionale in cui si sollecita il dipartimento Acque e rifiuti ad «effettuare una nuova ricognizione circa la messa in esercizio dei suddetti centri comunali di raccolta in tempi quanto più ravvicinati e rapidi possibili, imponendo con gli strumenti normativi propri dell’amministrazione regionale, sia agli enti locali che alle Srr l’attivazione delle suddette infrastrutture». Ad oggi nessun passo avanti.

Malgrado i ritardi accumulati nell'attivazione dei 98 centri di raccolta comunali, il dipartimento regionale Acque e rifiuti ne ha finanziati altri 40. Si tratta di impianti «programmati a breve termine, da realizzare entro il 31 dicembre 2018». Così si legge nella relazione, che conclude: «La loro realizzazione nel medio periodo (24-36 mesi), contestuale all'azione prefigurata in precedenza, consentirebbe nei territori dove gli stessi sono ubicati una significativa crescita della raccolta differenziata». Che sia la volta buona?

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