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Vaccarizzo, nodo biostabilizzatore: gli abitanti ne chiedono la chiusura e la delocalizzazione

Protesta del comitato davanti alla sede della "Sicula Trasporti" con il sostegno della Cgil di Catania

Vaccarizzo, nodo biostabilizzatore: gli abitanti ne chiedono la chiusura e la delocalizzazione

Un gruppo di abitanti protesta davanti alla sede di Sicula Trasporti

Catania - Vaccarizzo contro biostabilizzatore: è una battaglia ancora aperta. Il Comitato per la vivibilità, tutela e salute di Codavolpe/Vaccarizzo – che negli ultimi anni ha lottato per la chiusura e la delocalizzazione dell’impianto della Sicula Trasporti – ha manifestato ieri davanti allo stabilimento per illustrare la situazione attuale della zona, ormai avvelenata dalle esalazioni nocive dei gas di smaltimento rifiuti.

«Recenti studi hanno dimostrato che tutte le popolazioni che vivono vicino a discariche e attività legate allo smaltimento dei rifiuti, risentono di gravi patologie, con percentuali superiori alla media nazionale, e questo interessa gli abitanti di Vaccarizzo e Codavolpe». Così si esprime il presidente del Comitato, Salvatore Perricone che prosegue: «Per questa ragione abbiamo intrapreso diverse azioni nella salvaguardia della salute dei residenti della zona, soprattutto per tutelare i nostri bambini, vittime innocenti che stanno crescendo con queste esalazioni». A dare forza alla protesta, la presenza del segretario generale della Cgil Catania, Giacomo Rota e del segretario provinciale, Claudio Longo che si stanno attivando per dare maggiore voce al problema.

Abbiamo raccolto anche il grido di chi, ogni giorno, convive con il lezzo nauseabondo dello stabilizzatore. «Se potessi, me ne andrei da qui – dice Rosaria Scuderi -, ma la mia condizione economica non me lo permette. Prendo i calmanti per reggere ancora questa situazione che, ormai, è insopportabile». «Ho tre figli e mi rattrista che debbano subire tutto questo – aggiunge Rosa Ferlito -. Fossero solo i rumori non sarebbe niente. La sera ci chiudiamo in casa e accendiamo il climatizzatore, ma la puzza entra ugualmente».

La signora Gigliola Fratticci, invece, considera l’ipotesi di vivere nel suo camper. «Sarebbe meglio – dice – vagare per la Sicilia e non avere fissa dimora, piuttosto che vivere ogni giorno con la nausea». E così anche Antonino Lando che 8 anni fa si è trasferito a Vaccarizzo perché voleva che i suoi figli crescessero all’aria aperta e invece «sebbene abbiamo il giardino non possiamo servircene. Il fetore ci impedisce anche di stare in libertà». «Cosa penso – dice Melania Di Stefano -? Che sarebbe meglio evacuare la zona. Sono demoralizzata e non ce la faccio più a sopportare tutto questo. Ci stanno portando all’esasperazione». «Quando la Sicula Traspoti apre le celle per il biocompostaggio – spiega Giovanni Messina – qui si muore. Che futuro stiamo dando ai nostri figli? Le istituzioni ci hanno abbandonato».

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