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Non solo Ponte: tra autostrade, ferrovie e territorio centinaia di progetti congelati in Sicilia

Contestualmente alla grande opera sullo Stretto, servirebbe sbloccare appalti, lavori e risorse

Non solo Ponte: tra autostrade, ferrovie e territorio centinaia di progetti congelati in Sicilia

Senza cadere nello stucchevole gioco delle parti, nervi saldi, idee chiare e un po’ di lucidità. Nel senso che se questo governo guidato da Renzi vuol dimostrare di avere carattere, personalità, capacità di incidere a fondo nelle realtà diverse e complesse del Paese, allora mentre dice sì (più o meno...) ad un’opera carica di suggestioni, di magnificenza architettonica e nel segno di una consistente sfida che coinvolga l’alta finanza per un conto e serri i ranghi per garantire trasparenza e legalità nell’altro, intanto, o nel frattempo, dovrebbe liberare altre risorse e far avviare o realizzare e completare centinaia di opere e interventi congelati.

 

Non solo infrastrutture, non solo strade, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti, come vedremo. Anche se conviene partire da qui per capire e spiegare quanto tutte le altre opere ferme da decenni valgano come un Ponte e giustifichino persino il Ponte. E’ il caso della nuova superstrada Ragusa-Catania, un tormentone. L’assessore regionale ai Trasporti, Giovanni Pistorio, sta cercando disperatamente di salvare l’opera già appaltata con un project financing. Ma, per quanto il ministro Delrio sino a qualche settimana fa abbia rassicurato tutti, la verità è che le banche non hanno nessuna intenzione di finanziare una strada ritenuta ormai quasi secondaria e superata, peraltro con una delle aziende leader che dovevano occuparsi della realizzazione, la catanese Tecnis, finita in una burrasca giudiziaria e quasi di fatto tiratasi fuori.

 

Ma si è arrivati a questo punto facendo passare decenni, nel frattempo è andata avanti la Catania-Siracusa-Gela che ha depotenziato quell’opera. Che, diciamo, lo stesso, resterebbe strategica perché interesserebbe il traffico Ragusa-Vittoria-Catania, quindi il più grande mercato ortofrutticolo siciliano, e l’aeroporto di Comiso, cioè uno scalo in straordinaria crescita.

 

Tra l’altro è prevista anche la realizzazione di una bretella che colleghi l’aeroporto ragusano con la superstrada, perché oggi si procede su una camionabile o poco più. Forse servirebbe dal governo, e dall’Anas, che l’assessore Pistorio ha provato a coinvolgere nell’operazione, una risposta precisa e inequivocabile. Sì o no. Una sola.

 

E’ vero che sul fronte manutenzione delle strade l’Anas ha da poco annunciato una serie di investimenti notevoli, ma è pure vero che bisogna che si acceleri sull’autentica svolta necessaria per ridare dignità alle autostrade dell’Isola: chiudere l’epopea drammatica del Cas e cercare di cominciare a fare sul serio manutenzione e cura delle autostrade. Anche qui, probabilmente, visto che la Regione ha sollecitato la svolta, dovremmo passare alla fase operativa della liquidazione del Consorzio e la nascita di una società che gestisca a 360°.

 

Le Ferrovie si dicono favorevoli al Ponte, che poi nascerebbe soprattutto per i treni. E intanto? Intanto, ricorda il Comitato dei Pendolari, la Sicilia aspetta ancora tutte quelle infrastrutture che in questi ultimi 15 anni sono state inserite nell’Accordo di programma Quadro del 2001 tra Lunardi e Cuffaro, nel Piano per il Sud, nel Decreto del Fare, nello Sblocca Italia e infine nel Patto per il Sud contenente il Patto per la Sicilia. In tutti questi anni si è sempre parlato di investimenti per oltre 10 miliardi per le sole infrastrutture ferroviarie che ad oggi non sono state ancora realizzate. Dal completamento dei raddoppi ferroviari Messina-Palermo, Messina-Catania-Siracusa, Catania-Palermo e Agrigento-Palermo agli ammodernamenti e velocizzazioni della Palermo Trapani e Siracusa-Ragusa-Modica-Gela, sino al collegamento con l’aeroporto Fontanarossa di Catania e dei collegamenti con gli aeroporti di Comiso e Birgi. Converrà ricordare che su 1378 km di ferrovia solo appena il 14% è a doppio binario e circa 600 km ancora non elettrificate. E poi si potrebbe cominciare ad intervenire seriamente su alcune tratte paralizzate: è ancora chiusa la Palermo-Punta Raisi che doveva aprire a giugno 2016; è ancora chiusa da oltre un anno la Gela-Canicattì; è ancora chiusa da oltre tre anni la Alcamo-Trapani Via Milo; è ancora chiusa da oltre cinque anni la Caltagirone-Gela; è ancora chiuso da oltre quattro anni il raddoppio della Catania Ognina-Catania Centrale.

 

Ma non è solo di trasporti che si parla nei gravi ritardi accusati dalla Sicilia. Si domandano i cittadini perché pensare al Ponte prima di investire sulla sicurezza del territorio? Già, forse sarebbe il caso che Renzi chiedesse un po’ conto e ragione alla Sicilia del perché siano congelati 60 milioni di fondi della Protezione Civile che dovrebbero servire per fare studi di microzonizzazione e prevenzione nelle aree più a rischio sismico.

 

Oppure si potrebbe cercare di capire perché di quel centinaio di milioni spediti da Bruxelles alla Sicilia per intervenire sul dissesto idrogeologico, ne erano stati spesi sino a qualche tempo fa soltanto 50. Cinquantamila euro appena, diciamo, nell’asse riguardante proprio le infrastrutture.

 

E allora, senza addentrarci nei meandri delle infrazioni per la mancata depurazione delle acque con risorse sprecate, né nel ginepraio del sistema dei rifiuti che procede verso il collasso nel caos totale, certo che il Ponte serve, certo che si deve fare. Ma per tutta ‘sta roba che giace da decenni con l’aria de decisionismo che tira, si potrebbe fare immediatamente qualcosa, mr. president?

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