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In Sicilia, quasi diecimila le case popolari abitate da abusivi

L’indagine dell’Antimafia regionale, tra abusivismo, fondi perduti e presenza criminale, l'occupazione oltre a privare di un tetto chi ne ha diritto provoca un danno erariale di oltre 270 milioni di euro

In Sicilia, quasi diecimila le case popolari abitate da abusivi

Gli affari in gioco

In Sicilia gli Iacp sono proprietari di oltre cinquantamila appartamenti, su un totale di circa sessantamila immobili gestiti dal pubblico. L’ “unico polmone per il fabbisogno di case popolari”, lo definisce la Commissione, la quale reputa quindi per questo ancora più grave il ritardo nell’adozione della riforma del settore dell’edilizia popolare, con i vertici degli Iacp congelati dal 2009 e gestiti da commissari. Un esempio del Crocettismo: lo straordinario che diventa ordinario.

Un quadro conosciuto

Era il giugno del 2015 quando la Commissione ha ascoltato l’assessore regionale per le Infrastrutture e la mobilità, Giovanni Pizzo. Una audizione che, scrivono i parlamentari, “sintetizza in modo efficace le evidenti caratteristiche della inadeguatezza con cui la Regione siciliana ha affrontato la gestione degli Iacp”. In particolare, si legge: “il controllo di vigilanza – ha detto Pizzo - da parte dell’Assessorato è stato carente, e mi assumo la responsabilità di quello che dico… Da quando sono assessore ho disposto tre ispezioni su tre istituti differenti, Agrigento, Caltanissetta e Catania. Sono emerse delle incongruenza, in alcuni casi è stata depositata la relazione alla Procura della Corte dei Conti, inviata dal dirigente. Il livello di permeabilità del sistema delle pratiche, non pienamente legittime, secondo me è alto. Non ci sono delle forme di vigilanza adeguata sugli atti amministrativi”.

Sistema gestito dalla mafia

I quartieri popolari, ben lontani dall’occhio dello Stato vengono a volte gestiti in modo autonomo, “talvolta con la mediazione di soggetti appartenenti anche alla criminalità, grazie alla quale si subentra in un immobile da abusivo in abusivo, mentre il sistema dei controlli non riesce, nella maggior parte dei casi, a individuare tempestivamente quale abitazione si libera per inserirla nel circuito delle assegnazioni legali”. E’ sempre la criminalità, poi, ad occuparsi ad esempio di garantire la fornitura idrica, come avveniva allo Zen 2. Fenomeno prima denunciato dal presidente dello Iacp Giuseppe Petralia e poi colpito con forza dagli arresti del 2008. Sempre parlando di Palermo, la Commissione è rimasta, “negativamente colpita dall’audizione del direttore generale dell’Iacp Ernesto Butticè, che a domanda sulle sue conoscenza in ordine alla presenza di un racket nel quartiere dello Zen, ha risposto di averne appreso ‘da notizie di giornali”. La stessa Commissione fa rilevare come, sempre a detta di Butticè, l’Iacp di Palermo “non si sarebbe mai costituito parte civile nei processi contro gli abusivi”.

I numeri dell’abusivismo

Stando alle rilevazioni della Commissione il 20% degli alloggi oggi disponibili sono occupati da abusivi, ovvero 9680. Le città nelle quali il fenomeno è più frequente sono risultate Palermo (3400) e Catania (2055). “Manco a dirlo – si legge - sono i quartieri dello Zen e di Librino i territori con il maggior numero di abusivi”. Nelle altre province i numeri non sono meno inquietanti: Siracusa 790, Caltanissetta 700, Messina 500, Agrigento 650, Ragusa 259. “La localizzazione del fenomeno nelle aree a maggiore rischio dei grandi centri urbani non può destare alcuno stupore: si tratta, infatti, dei territori nei quali più forte è la presenza di organizzazioni criminali – scrive la commissione - e che tali restano proprio in funzione del dato, anch’esso più che prevedibile, che vede un amplissimo livello di povertà”. Non solo, ma il numero che viene fuori è stato già depurato dalla sanatoria del 2001, che ha consentito a molti proprietari di immobili di riscattarli. Altro fronte è quello della morosità che avrebbe provocato ad oggi danni per oltre 270milioni di euro, 50% dei quali non più esigibili. Il danno, a ben vedere, è però principalmente sociale. “A fronte di migliaia di siciliani che attendono, secondo le norme di

legge vigenti, di ottenere un alloggio popolare – scrive infatti la Commissione - esistono non solo abitanti delle case popolari che le hanno occupate fuori da ogni diritto, ma - asseritamente per far fronte alla eventuale responsabilità contabile - tutti gli istituti siciliani hanno deciso di far pagare agli abusivi un canone locativo. Risultato: chi non ha diritto di occupare l’abitazione paga (e non sempre neppure questo, stante l’elevata incidenza della morosità, per alcuni istituti pari a circa il 30% del dovuto) un canone di 52 euro al mese. Ad avviso della Commissione questa è una condotta irresponsabile che legittima chi ottiene l’abitazione a danno di chi è in attesa di ottenerla secondo la legge”.

Ombre su politica e burocrazia

Anche qui la Commissione non si sottrae. “Il sistema di controllo del territorio nelle zone a rischio potrebbe essersi avvalso della complicità (anche solo indiretta) dei funzionari degli Iacp e potrebbe aver trovato, da parte dei rappresentanti negli Enti locali (consiglieri comunali in prima fila), un ulteriore punto di cerniera tra gli interessi in gioco”. Questo perché si ritiene “esista una sovrapponibilità netta tra i territori nei quali sono più forti le pressioni clientelari e quelli nei quali la presenza di un ‘patto’ tra organizzazioni criminali e politica (talvolta lontano dall’area del penalmente rilevante, ma pienamente dentro il moralmente censurabile) abbia visto nel sistema degli Iacp un complice necessario: il mafioso governa l’assegnazione, il politico locale media con l’Ente”. Del resto la Commissione ha rilevato di aver trovato “reticenza” da parte dei burocrati regionali ascoltati ogni volta che si parlava di mafia. Per questo si è ritenuto “indispensabile trasmettere gli atti di questa istruttoria all’Autorità Giudiziaria perché possa valutarli, nell’ambito delle competenze costituzionalmente ad essa assegnate.

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