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Etna, il mix lava-neve e l'esplosione davanti a tv e turisti: dieci feriti

Una giornata di terrore sul vulcano: al momento del boato c'erano circa 35 persone tra tecnici dell'Ingv, una troupe della Bbc, guide alpine e visitatori

Etna, il mix lava-neve e l'esplosione davanti a tv e turisti: dieci feriti

CATANIA - La colata che emerge dalla bocca apertasi nella base meridionale del nuovo cratere centrale dell’Etna e che avanza, lentamente, verso la desertica Valle del Bove, a quota 2.700 metri, ha un’improvvisa accelerazione e impatta, con i suoi oltre mille gradi centigradi, sulla neve che si stava sciogliendo: l’esplosione è immediata e violenta. «Freato-magmatica», la chiamano gli esperti dell’Ingv. Pietre incandescenti e lapilli volano nell’aria, mentre risuonano assordanti i boati del vulcano, e oggi una decina di persone è stata investita da questi materiali, nessuna in maniera grave: escoriazioni, lacerazioni e qualche trauma non grave. Per la maggior parte si tratta di turisti tedeschi e inglesi, attratti dall’eruzione in corso; ma anche una guida dell’Etna, un vulcanologo dell’Ingv e una giornalista della Bbc, che doveva realizzare un servizio dal fronte lavico.

 

Ed è lei, Rebecca Morelle, corrispondente scientifica per l'emittente britannica, lievemente ferita alla testa, la prima a ricostruire l’accaduto. «Bruciature, tagli ed escoriazioni - ha scritto sul suo profilo Twitter - corro via dalla montagna, mentre volano rocce, lapilli infuocati e vapore rovente. Non è un’esperienza che voglio ripetere». Per fortuna, sottolinea, «la troupe è ok» e «i soccorsi e le guide sono stati eccellenti».

 

Più lapidario il ricercatore dell’Ingv, Boris Behncke, che su Facebook scrive: «Violenta esplosione al contatto fra lava e neve sull'Etna. Alcuni feriti, io stesso ho ricevuto una piccola ferita in testa però sto assai bene e mi sto 'calando' una meritata birra!».

 

E’ il suo collega, Stefano Branca, a spiegare cos'è successo sull'Etna: «L'esplosione freatica si verifica quando il magma riscalda la terra provocando l’evaporazione quasi istantanea dell’acqua, con conseguente esplosione di vapore, acqua, cenere, roccia». Sull'Etna questo «è avvenuto sul fronte della colata lavica attiva a 2.700 metri di quota per il rapido scioglimento della neve». Una quota, compresa tra i 2.650 e i 2.800 metri della zona gialla, alla quale è possibile accedere soltanto accompagnati dalle guide dell’Etna.

 

E uno di loro è il ferito più grave: è ricoverato nell’ospedale Cannizzaro di Catania con un trauma cranico, in codice giallo. Con lui ci sono tre tedeschi, due donne di 56 e 58 anni e un uomo di 60. Tre inglesi sono ricoverati ad Acireale. Altri si sono fatti medicare al Rifugio Sapienza, a quota 1.900, dove li hanno portati i soccorritori, che sono stati essenziali, spiega il sindaco di Nicolosi: «Grazie alla loro esperienza - osserva Nino Borzì - alla loro professionalità e alla tempestività con cui si sono mossi, subito tutti sono stati messi in sicurezza». Per il sindaco «questa esperienza conferma la necessità di rispettare al massimo il vulcano e di accedere alle zone sommitali soltanto con guide professioniste, perché - sottolinea - i divieti vanno fatti rispettare».

 

 

 

I soccorsi sono stati veloci: sul posto polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo forestale, volontari, personale del 118 e anche dipendenti della funivia che hanno subito il danneggiamento di un gatto delle nevi. Si contano i danni e si tira un sospiro di sollievo: un’esplosione freatico-magmatica simile a quella che si è verificata oggi sull'Etna ha un precedente che risale al 16 dicembre 2002, quando un braccio lavico impattò con una cisterna d’acqua. La violenta deflagrazione che avvenne nella zona del Rifugio Sapienza, a quota 1.900, provocò 32 feriti, soprattutto ustionati, tre dei quali gravi. Nulla a che vedere con la drammatica esplosione, del 12 settembre del 1979, del «tappo» di lava che si era formato sulla «Bocca nuova», che provocò la morte di nove turisti e il ferimento di altri 23.

 

 

 

L’esplosione è «captata» dal satellite Sentinel-2A dell’Agenzia spaziale europea: sembra una lingua di fuoco che infiamma l’Etna ammantato di neve 'blu'.

 

 

Ma l’attività continua con l’emissione di cenere lavica, esplosioni e boati. Che impattano anche sull'operatività dell’aeroporto internazionale di Catania: per precauzione fino alle 9 di domattina ci saranno solo 5 atterraggi l’ora. In attesa che il vulcano decida di cambiare scenario.

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