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Estorsioni e traffico di droga nel Catanese

Estorsioni e traffico di droga nel Catanese Chiedevano il pizzo alle aziende vinicole

Il blitz contro clan legati alla cosca Santapaola Ercolano

Il blitz contro clan legati alla cosca Santapaola Ercolano / VIDEO

Estorsioni e traffico di droga nel Catanese Chiedevano il pizzo alle aziende vinicole

CATANIA - Carabinieri di Catania hanno eseguito una ordinanza cautelare, emessa dal gip su richiesta della locale Dda della Procura etnea, nei confronti di 15 persone ritenute appartenenti a un clan mafioso operante sulla fascia ionica collegato alla famiglia Santapaola–Ercolano, dedito a estorsioni e traffico di stupefacenti. Le indagini sono state avviate dopo numerosi danneggiamenti ed intimidazioni a imprenditori e commercianti della zona. L’inchiesta ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali che regolavano le condotte illecite della cosca, ricostruendone la struttura e le modalità di gestione della cassa comune, di interrompere un summit mafioso e di scongiurare una escalation criminale per l’affermazione dell’egemonia sul territorio ed impedire interferenze esterne.  

 

I quindici provvedimenti restrittivi sono stati seguiti dai carabinieri nei confronti del clan Brunetto, che opera tra Bronte, Castiglione di Sicilia e Fiumefreddo di Sicilia, legato a Cosa nostra di Catania - come detto - attraverso collegamenti con la “famiglia” Santapaola-Ercolano. Quattordici le persone arrestate, e tra queste c’è Vincenzo Lomonaco, 45 anni, ritenuto il capo del gruppo a Castiglione di Sicilia. Il provvedimento è stato invece notificato in carcere a Pietro Carmelo Oliveri, di 48 anni, che, secondo la Dda della Procura di Catania, dopo la morte, nel 2013, di Paolo Brunetto, sarebbe stato il “reggente” della cosca, e “controllava” la zona di Giarre e Fiumefreddo di Sicilia. Il gruppo gestiva il racket delle estorsioni e reinvestiva gli “utili” nel traffico di droga.  

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Tra le vittime del clan almeno sette aziende vinicole, alcune di fama nazionale, alle quali sarebbe stato chiesto una tangente annua compresa tra mille e 12mila euro, secondo il fatturato della società. Ma anche un “pizzo” di 500 euro mensile legato alla “guardiania” di vigneti e frutteti, o attraverso l’assunzione di personale. Chi non si metteva in “regola” continuava a subire danneggiamenti, come il taglio di alberi da frutto, uliveti e filari di viti. In quel caso, come emerge da un’intercettazione, l’invito era «di cercarsi un amico, ma d’urgenza... ».  

 

Non tutte le aziende hanno ceduto al ricatto. E la rappresaglia era garantita: «Poi i cavalli - ordinano telefonicamente dai vertici del clan - glieli bruci nella stalla, ci vai e gli dai fuoco... ». Le indagini sono state avviate dai carabinieri della compagnia di Randazzo e del comando provinciale di Catania alla fine del 2012. E nell’aprile del 2013, a Giarre, militari dell’Arma sono riusciti a interrompere un “summit” di mafia dove, tra gli altri, Lomonaco e Oliveri stavano delineando strategie criminali. Il gruppo aveva una grande paura di essere intercettato, tanto da essere in possesso di strumentazione all’avanguardia per “bonificare” locali e auto da “cimici” e invitava alla cautela preventiva: «Ha i telefoni sotto controllo - dice Lomonaco, ascoltato dai carabinieri suo malgrado - che non si confonda nel parlare... ». Il clan aveva in uso anche armi, ma preferiva “quelle tradizionali”. «Un fucile automatico a cinque colpi - commentava Lomonaco al telefono - ha la canna lunga, meglio un due colpi, sono di meno, ma sono sicuri... ».   

Gli arrestati

Sono 11 le persone arrestate, e tra queste c’è Vincenzo Lomonaco, 45 anni, ritenuto il capo del gruppo a Castiglione di Sicilia. Gli altri sono: Salvatore Del Popolo, 54 anni, Giuseppe Lombardo Pontillo, di 28, Alessandro Lomonaco, di 24, Giuseppe Lomonaco, di 42, Filippo Mercia, di 30, Giuseppe Pagano, di 32, Salvatore Pantano, di 24, Antonino Tizzone, di 25, e Luca Daniele Zappalà, di 40.   Il provvedimento è stato notificato in carcere ad altre tre persone già detenute per altra causa: Giuseppe Calandrino, di 58 anni, Alfio Papotto, di 34, e a Pietro Carmelo Oliveri, di 48 anni, che, secondo la Dda della Procura di Catania, dopo la morte, nel 2013, di Paolo Brunetto, sarebbe stato il “reggente” della cosca, e “controllava” la zona di Giarre e Fiumefreddo di Sicilia. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stato notificato a un quindicesimo indagato: G. L., di 30 anni.  

 

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Bronte e del comando provinciale di Catania sono state coordinate dal procuratore distrettuale Giovanni Salvi e dal sostituto Iole Boscarino.

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